Recensione: Realms of Eternal Decay

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Dal 2013, anno di nascita degli Outer Heaven, dopo una discreta sequenza di demo, split, EP e single, è finalmente arrivato il momento tanto atteso del debut-album: "Realms of Eternal Decay".

Un full-length che si mette in coda a una lunga colonna di lavori di natura death metal pesantemente influenzato da old school, doom e sludge. Quasi che negli Stati Uniti fosse in atto una nuova ondata di band legate fortemente al passato ma, anche, aggrappate al presente, specificamente per ciò che riguarda la componente di restituzione sonora.

Uno stile dalle basi retrò che si pone in un tratto evoluzionistico assolutamente moderno, nell'utilizzo rigoroso, è bene evidenziarlo, di sonorità antiche se non a volte primigenie. Come quello, appunto, gli Outer Heaven, pilotati, nel loro viaggio da 'Vortex of Thought' a 'Decaying Realms', dall'ugola abissale di Austin Haines, cantore di liriche inintelligibili ('Echoes from Beyond') declamate con la foga chi, intrappolato nelle sabbie mobili, stia per scivolare sempre più in basso, cadendo dritto sulle dure braccia della morte.

L'incipit puramente doom di 'Pulsating Swarm', incardinato cioè su riff tanto lentissimi quanto tenebrosi, è un buon assaggio del flavour che sta alla base del sound della formazione della Pennsylvania; sound che diverge a poco a poco verso le terribili follie dei blast-beats, alimentato da un drumming, quello di Paul Chrismer, apparentemente rozzo e involuto. Così sembra da un superficiale ascolto ma ponendo maggiore attenzione sul soggetto di disanima, si scopre che è solo la produzione a... imbarbarire una prestazione invece precisa e perfettamente in linea con i segni caratteristici del quintetto.

Anche le chitarre (Jon Kunz & Zak Carter) seguono questa filosofia musicale, macinando una sequenza impressionante, per compattezza e varietà, di riff. Messi in fila uno dopo l'altro e cuciti dagli schiaffoni del basso di Raymond Figueroa, per la raffigurazione di immaginari scenari post-apocalittici ove l'Umanità è precipitata nella barbarie più pura, cercando di sopravvivere nascondendosi in caverne e abissi senza fine. Una capacità visionaria niente affatto male, resa possibile dalla notevole coesione intercorrente fra i componenti del combo di Douglassville.

Malgrado la foggia musicale dei Nostri sia determinata fermamente da stilemi fissi e inamovibili, le song riescono a possedere una certa varietà, passando - come detto - dalle desolate lande del doom alla furia demolitrice di brani come 'Tortured Winds', violentissimi bombardamenti a tappeto. Sfasci assoluti che inducono (finalmente) la mente a entrare nello stato obnubilante della trance da hyper-speed. Non sono molti, questi momenti di esaltazione totale derivante dalla notevole capacità degli Outer Heaven di saper andare alla velocità del suono senza perdersi per strada.

Altro elemento, questo, che induce a pensare che sia solo il sound ad apparire grossolano e disadorno, mentre la tecnica nelle mani della formazione a stelle e strisce (marroni come la mota) non sia assolutamente da sottovalutare.

È chiaro che, con le premesse sopra citate, "Realms of Eternal Decay" sia destinato a una stretta cerchia di appassionati del death metal underground. Tuttavia presenta un certo potenziale interesse per un sound trascinante e, per certi versi, affascinante, in grado di poter attirare l'attenzione degli appassionati del metal estremo.

Outer Heaven? Promossi!

Daniele "dani66" D'Adamo

 
75