Recensione: Red Flags

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Quarto album per i The Provenance, band svedese della zona di Goteborg, questo “Red Flags” è il primo disco che pubblicano sotto la Peaceville dopo una collaborazione durata anni con l'italiana Scarlet Records. Nati come gruppo dedito a un death melodico vicino alla scuola di alcuni loro conterranei come Dark Tranquillity, At the Gates e In Flames, con l'aggiunta di una spolverata di folk, ben presto han cominciato a cercare una maggiore riconoscibilità. Album dopo album, la vena sperimentale si è fatta sempre più marcata fino a questo “Red Flags” che fa confluire in se così tante differenti influenze da rendere difficoltosa una sua catalogazione.

Di certo la musica proposta dai The Provenance non è più death. Al contempo però non si può dire che non vi siano più tracce di questo genere nel sound del gruppo. Semplicemente il death non è più preponderante ma è stato incorporato con componenti provenienti dal goth-rock e dal gothic-ambient più eterico (soprattutto per l'uso in alcuni passaggi della voce), dall'heavy classico e dal prog.
Tutto questo ha dato vita a un sound decisamente particolare che solo in parte potremmo definire come avant-garde. In realtà la band, se continuerà su questa strada, sembra destinata a fuoriuscire ben presto dall'ambito metal, a cui per il momento sembra rimanere attaccata ancora solo per un filo. Giudicare questo disco diventa quindi complesso e soprattutto riduttivo, se si dovesse rimanere in un'ottica puramente “true”. Al contrario, è solo uscendo da una visione “col paraocchi”, che si potrebbe fruire completamente della ricchezza di suoni e di influenze che qui confluiscono per dare origine a qualcosa di completamente diverso.
Non stiamo però gridando al miracolo. Anzi, le pecche ci sono e sono anche piuttosto visibili. Tanto per cominciare non si tratta di un disco di facile ascolto. Un album che si lascia scoprire poco a poco, in genere è una buona cosa, perché allunga la durata media della sua vita nel lettore. Non spara subito tutte le sue cartucce e quindi rischia meno di stufare in breve l'ascoltatore. Un altro discorso è invece da fare per quei cd che anche dopo i primi dieci ascolti, ancora continua a non comunicarti nulla, a lasciarti relativamente freddo, e che solo dopo molti altri ascolti comincia a lasciar trapelare qualcosa della sua anima.
Il problema è che in genere però uno si stufa prima.
È un po' il problema di questo disco che ha molte frecce al suo arco, ma che forse aspetta troppo per scagliarle, con il pericolo che l'ascoltatore lo accantoni prima di scoprirlo veramente.

I The Provenance confezionano. con questo cd, un ennesimo capitolo della loro evoluzione che sembra non doversi fermare qui, ne tantomeno essere destinata a rimanere nei canoni del metal ancora a lungo. Il risultato è sempre più originale e decisamente interessante sotto molti punti di vista data la carica innovativa di molte loro scelte. Questo però va (colpevolmente) un po' a discapito della fruibilità da parte dell'ascoltatore. Potrebbe infatti essere difficile assimilare questo disco che indiscutibilmente richiede molti ascolti per essere compreso e apprezzato appieno.

Tracklist:
01 At the Barricades
02 Crash Course
03 Thanks to You
04 Second Last, but Not Always
05 Revelling Masses
06 Leave Takings
07 The Cost
08 Deadened
09 One Warning
10 Settle Soon

Alex “Engash-Krul” Calvi

 
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