Recensione: Red Hot And Heavy

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Porta il divertente quanto ambiguo nome di “Red Hot And Heavy” la seconda fatica dei danesi Pretty Maids guidata dal poderoso vocalist Ronnie Atkins ( il cui vero nome è Paul Christensen ) e dal sanguigno chitarrista Ken Hammer ( che all' anagrafe risponde al nome di Kenneth Hansen ).

Detto questo, tuffiamoci in un po' di sano amarcord e cominciamo col definire questo disco, rilasciato nel 1984, come un' ottima conferma del buon lavoro messo in mostra dai nostri con loro primo album, l'omonimo “Pretty Maids”.
Il sound proposto è infatti una vita di mezzo, anzi uno spartiacque, fra l'hard rock anni 80 ed un classic metal improntato sulla melodia. I Pretty Maids ci propongono dunque, un disco molto particolare e non per questo poco impegnato.
La peculiarità più succulenta che ho potuto riscontrare è senza dubbio quella che vede ogni singolo brano che compone questo disco ( per un totale di 10, in circa 38 minuti di musica ) come una piccola creatura indipendente dagli altri. Mi spiego meglio: non vi è infatti alcun tipo di collegamento fra le sonorità di uno e dell' altro pezzo. Non è possibile trovare un filo conduttore che leghi brano per brano: la sola cosa che accomuna i pezzi di questo “Red Hot And Heavy” è probabilmente la ricercatezza e la classe con la quale Ronnie Atkins e i suoi li hanno composti. Mi riferisco specialmente alle parti strumentali di chitarra, che mi sono sembrate sempre al loro posto e, caratteristica questa decisamente importante: mai invasive a tal punto da coprire la voce del singer.
Si diceva che le song di cui questo album è composto non hanno praticamente a che fare l'una con l'altra e sono sfilzate anche sotto il punto di vista della ritmica. Infatti possiamo notare con estrema semplicità come, forse volutamente, in tracklist i pezzi siano disposti in maniera alternata a seconda se si tratti di pezzi più melodici o privilegianti maggiormente l'aggressività. Ma andiamo a vedere più da vicino di cosa si sta parlando,

Ronnie Atkins – Vocals
Alan Owen – Keyboards
Ken Hammer – Guitars
Pete Collins – Guitars
John Darrow – Bass
Phil Moorheed – Drums


Lasciando da parte la intro, che con i suoi soli 22” di durata può essere tranquillamente ignorata o quasi, iniziamo coll' analizzare più nello specifico quello che stavo accennando precedentemente. Il primo vero pezzo che ci viene all' udito è, “Back to Back” che apre l'album nel modo che ci si aspetta dai Pretty Maids, ovvero dispensando a tutto andare classe e originalità, dando vita al miglior brano presentato in questo “Red Hot And Heavy”.
Back to Back non può essere infatti definito come un pezzo semplicemente melodico, o piuttosto di hard rock cromato: sarebbe pleonastico, oltrechè addirittura deleterio. Abbiamo un inizio poderoso con un riffing travolgente da parte di Ken Hammer che ci fa schizzare repentinamente alla scoperta di questo geniale pezzo, che alterna momenti di stanca ad altri decisamente più possenti. Un pezzo che ha incontrato da subito le mie preferenze specie appunto per questi “dribbling” ( per dirla in gergo calcistico ) che i danesi fanno ad ogni nota, cercando di evitare i paletti imposti da una metrica costante.

Genio e sregolatezza dunque, ma anche eleganza, sono questi Pretty Maids.
Eleganti come la terza traccia che compone il platter ivi recensito: la title track appunto: “Red Hot And Heavy”, un brano di una potenza inaudita, rimanendo però saldamente coi piedi per terra, sulla terra dei Pretty Maids che, appunto, è fertile sia per armonie millimetricamente cadenzate, sia per riffs bollenti come l'acciaio.
Due facce ha, appunto, questo secondo lavoro dei nostri nordici. Avendo enunciato in precedenza la parte graffiante e più cattiva ( in senso lato ovviamente ) del carattere della band, ci fermeremo ora a descrivere la buona qualità espressa da questi 6 ragazzotti scandinavi anche sul campo della melodia, specie per quello che riguarda il singer, Ronnie Atkins, che nella quarta song del disco, “Waitin' For The Time”, dà gran fregio delle sue qualità che, pur non essendo eccelse, rimangono in ogni caso sopra le righe per un cantante di nicchia come lui. Furbamente poi, in questo pezzo, in quanto di non facilissima interpretazione, si fa aiutare nelle parti più pericolose, da degli azzeccati cori di sottofondo, che amalgamano alla perfezione con la sua voce, che rimane sempre molto calda ed espressiva.

Con “Cold Killer” si ritorna violentemente su standard molto più vicini all' heavy metal purissimo che all' hard rock o comunque alla melodia pura e semplice. Questo pezzo, ed i due pezzi che seguiranno: “Battle of Pride” e “Night Danger”, esprimono quanto di meglio in ambito di velocità possano offrire i Pretty Maids, confermando però come la velocità e l'eleganza possano viaggiare a braccetto, sempre e comunque. Ottima in special modo la batteria di Moorheed in “Night Danger” che esalta ancor più la ponderosità del pezzo. A chiudere l'album abbiamo un pezzo molto divertente in stile tipicamente rock ‘n' roll anni 80, “Little Darling” (cover dei Thin Lizzy), con divertenti riffs uniti ad simpatico connubio fra liriche e voce.

Buono, anzi ottimo, il secondo lavoro di questi coraggiosi ed eclettici danesi. Mi ha soddisfatto il carisma messo in gioco dalla band e sono rimasto positivamente impressionato da alcune coraggiose scelte che, col senno di poi, si sono rivelate azzeccate. I Pretty Maids infatti, come in una roulette russa, in questo caso si sono cimentati in alcuni pezzi veramente molto aggressivi, a prima vista forse fuori dalle loro possibilità. Evidentemente la dea bendata del metallo deve averli baciati più e più volte perché, in questo “Red Hot And Heavy” non c'è niente che non sia andato come doveva.

Daniele ”The Dark Alcatraz” Cecchini

TRACKLIST
1. Fortuna Imperatrix Mundi ( Carmina Burana )
2. Back to Back
3. Red Hot And Heavy
4. Waitin' For The Time
5. Cold Killer
6. Battle of Pride
7. Night danger
8. A Place In The Night
9. Queen of Dreams
10. Little Darling
 
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