Recensione: Relaunch II (EP)

Di Francesco Maraglino - 14 Settembre 2014 - 10:30
Relaunch II (EP)
Band: Houston
Etichetta:
Genere: AOR 
Anno: 2014
Nazione:
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76

Gli Houston, beniamini svedesi degli appassionati di Adult Oriented Rock, sono tornati, e,  imitando se stessi, riproducono lo schema di Relaunch, EP del 2011. La band, infatti, offre ancora una volta un lavoro di breve durata infarcito di cover, le quali vengono affiancate da un pugno di brani originali ed inediti.
“Relaunch II”, però, ottiene risultati più intermittenti in confronto al quasi omonimo predecessore, nonché rispetto ai magnifici due album di materiale originale. Il six-piece scandinavo, invero, si cimenta qui con alcune rendition di brani inequivocabilmente pop, travalicando la frontiera che delimita l’AOR dall’easy listening.

A nostro avviso, ha senso che un gruppo rock affronti canzoni di facile ascolto, solo se l’intento (ed il risultato) è quello di stravolgere il brano per dissacrarlo, oppure, al contrario, per estrarne un’anima nobile nascosta dalla patina commerciale (mi viene in mente il caso, meraviglioso, in ambito jazz, della Time After Time di Cindy Lauper riletta da Miles Davis).
Se, invece, come fanno talvolta gli Houston in questo EP, il brano coverizzato viene appena rimaneggiato secondo i dettami del rock, allora il risultato finale si rivela di difficile metabolizzazione per chi ama quest’ ultimo genere musicale, a maggior ragione se di gusti in area hard & heavy.
Non può bastare, infatti, qualche riffettino elettrico per rendere accettabile al vostro recensore nientedimeno che Do What You Want di Lady Gaga, o qualche elegante tocco di tastiera per sdoganare al cospetto dei visitatori di questo sito Counting Stars degli One Republic, oppure Cruise del duo country-pop Florida Georgia Line.
Meno male che il resto di Relaunch II è, però, di tutt’altro tenore. A cominciare da Justice For One (in origine di John Farnham), in cui riff delicati di chitarra e tastiere disegnano i contorni di una bella ed emozionante atmosfera, che si ravviva ulteriormente grazie all’irresistibile chorus.
Altrettanto irresistibile, poi, è la Love Is Blind che fu di John O’Banion, un  soft-rock elegante ma non privo di energia, e convince pure Souls di Rick Springfield. Quest’ultima, difatti, è un uptempo AOR pervaso da un’elettricità non invadente e stemperata dalla classe delicata di tastiere di alta scuola ed impreziosito dall’assolo finale  della chitarra elettrica.
Per quanto riguarda i brani composti dagli Houston di proprio pugno, ci troviamo di fronte, ancora una volta, a composizioni in grado di lasciare a bocca aperta chi ama il melodic rock più raffinato, solare e west-coast oriented.
In Don’t Look Back, ad esempio, riff circolari e rotondi di chitarra aprono un midtempo di rara grazia rischiarato da una melodia cristallina che non sfigura con i classici del  genere.
Our Love è, ancora, un brano atmosferico con sublimi aperture armoniche, mentre Downtown si distingue per una melodia particolarmente sfolgorante.
Standing On The Moon persuade un pò meno, in quanto ballata dai contorni quasi pop, sebbene  indubitatamente evocativa.

In definitiva, Relaunch II è un’opera in gran parte gradevolissimo, pendente verso il lato più leggero e cantautorale dell’AOR, nonché contrassegnato da un equilibrio quasi perfetto tra gli strumenti (voci comprese), con incantevoli intrecci e passaggi di testimone al proscenio delle corde e dei tasti d’avorio.
La scelta di certe cover, però, semina qualche dubbio sul percorso artistico che gli Houston intendono intraprendere. Aspettiamo, pertanto, la band all’appuntamento con il prossimo, terzo full-length di canzoni inedite.

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