Recensione: Requiem Forever

Di Matteo Lasagni - 9 Ottobre 2005 - 0:00
Requiem Forever
Band: Requiem
Etichetta:
Genere:
Anno: 2005
Nazione:
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45

I Requiem giungono alla loro terza release nel giro di quattro anni e dopo il buon debut “The Arrival” e il passo falso segnato con il successivo “Mask Of Damnation”, danno una decisa sterzata al loro sound spostando radicalmente le coordinate stilistiche dal power neoclassico degli esordi ad un power molto più aggressivo e pesante. In questo senso conta sicuramente anche il cambio di etichetta e la voglia di stupire quanti si aspettano il solito dischetto easy-listening in pieno Strato-style. Certamente le produzione essenziale ben si adatta alle sonorità volute dalla band che abbandona completamente velleità sinfoniche per dedicarsi anima e corpo alla creazione di canzoni semplici e dirette, spesso più vicine ad un heavy melodico che ad un power ricco di fronzoli e orpelli. Nonostante questo però i Requiem cercano spesso di variare impostazione, lanciandosi in atipiche sferzate hard rock o in episodi più modern-trash, come nel caso della traccia “Violate” che nel suo incedere ruvido e cruento ricorda non poco i Linkin Park. Ma se alcune “improvvisate” possono tranquillamente starci e anzi aumentare la longevità di un disco, in questo caso le lacune principali vengono dagli innumerevoli episodi “classici” che solcano “Requiem Forever”. 

Pezzi come le veloci e frizzanti “Painting The Wind” e “Shadowhunt” non sono sicuramente male, ma assolutamente sterili e prive di mordente, mentre la triade heavy finale naviga nell’anonimato più totale, in preda ad una preoccupante mancanza d’idee. L’opener “Possessed By Power”, nonostante la sua carica rabbiosa e le tastierine anni 70 di sottofondo non riesce a conquistare le mie simpatie, anche grazie alle linee vocali non proprio memorabili, difetto questo che purtroppo investe tutto l’album. Non vi sono infatti melodie o passaggi che lascino il segno e anche in tracks di buona fattura come le powerose “Invincible Enemy” e “The Tower”, i refrain sono tutt’altro che vincenti. Per non parlare della scontatissima “Hold On”, rocciosa e decisamente rockettara, ma terribilmente insipida. Ad amplificare questa scarsa vena compositiva ci pensa poi la voce del singer, sgraziata e a tratti quasi irritante.

In sostanza di questo Requiem Forever rimane ben poco, se non la conferma che l’involuzione della band dagli esordi ad oggi si sta trasformando in un vero e proprio viaggio senza ritorno verso le terre delle belle promesse rimaste tali.

Tracklist:
1. Possessed by power
2. Hold on
3. Shadowhunt
4. Violate
5. Painting the wind
6. Invincible enemy
7. Vindictive heart
8. The tower
9. Nightfall – omnicida
10. Sleepless nights
11. Gods of war

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