Recensione: Reveal Your Soul for the Dead

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La fecondità degli Illdisposed sembra non avere mai fine. In ventotto anni di carriera arriva, infatti, l'ultimogenito, "Reveal Your Soul for the Dead"; per una media di un disco ogni poco meno di un biennio. Un risultato clamoroso, che denota una loro forsennata capacità compositiva.

E questo, nonostante il fatto che della formazione originaria sia rimasto, oggi, soltanto l'eroico Bo "Subwoofer" Summer. Il che dimostra che nemmeno i numerosi cambi di formazione - l'ultimo, l'uscita dalla band del chitarrista Smukke Ken - abbiano occluso la vena creativa di una formazione che continua imperterrita a macinare musica su musica.

Con una mole di dischi simile alle spalle, non è certo semplice, per i Nostri, affrontare la realizzazione di un nuovo lavoro. Tuttavia, una formazione così ben rodata e ricca di esperienza, riesce a trovare il bandolo della matassa per andare avanti senza particolari intoppi. I danesi, difatti, hanno ormai consolidato il proprio stile, assolutamente maturo, adulto e professionale; rifinito come si deve in ogni suo minimo dettaglio. Allora, per movimentare almeno minimamente alcuni particolari del marchio di fabbrica del combo di Aarhus, non resta che agire sulle sfumature.

Così, se "Grey Sky over Black Town" (2016) possedeva qualche spunto caratteristico del black metal, "Reveal Your Soul for the Dead", sempre riconducibile a un death metal sì ortodosso ma al passo coi tempi, aggiunge un po' di melodia al tutto, abbracciando il melodic death metal. Si tratta solo di un contatto fugace e passeggero, poiché la base della proposta degli Illdisposed è sempre quella: death metal. Anzi: puro, death metal.

Puro death metal che si estrinseca mediante un sound enorme, massiccio, poderoso. Loro segno distintivo principe da parecchi anni. Riconoscibile al volo soprattutto per la solita, eccellente prova di Summer, fautore di un growling inumano per via delle incredibili basse frequenze prodotte dalla sua ugola. Anche con una sola chitarra (Jakob "Batten" Hansen) il muraglione di suono progettato ed eseguito dai riff della sei corde non mostra benché il minimo segno di cedimento. Aiutato, nella costruzione, da una poderosa sezione ritmica composta dal rombare del basso di Onkel "Kussen" Jensen nonché dal drumming pulito e preciso di Rasmus Schmidt, anche quando entra nei territori del blast-beats.

Benché, come detto, sia stata introdotta un po' di armonia per spezzare un insieme di canzoni decisamente monolitiche, le stesse non decollano più di tanto. Sì, certo, sono facilmente discernibili le une dalle alte, tuttavia appaiono scolastiche. Troppo precise e incapaci di provocare sussulti, indicative di un approccio totalmente scientifico al songwriting. Ideale per dar luogo a tracce scevre da difetti tecnici, così come l'esecuzione delle medesime, irreprensibile, pulita e chiara. Proprio l'esecuzione, arma da tempo in mano all'act danese, è ciò che salta subito all'occhio una volta cominciato ad ascoltare il platter. Perfetta nella forma e nella sostanza, sintomo di un elevato stato di maturazione, retaggio profondo di Summer e compagni.

Questa minuziosa ricerca della migliore messa a giorno di un sound da prendere come riferimento assoluto per definire il death metal di questi ultimi anni della seconda decade del terzo millennio, ha soffocato lo spirito di iniziativa, la verve artistica e la possibilità di trovare nelle tracce  qualche gradita sorpresa ogni tanto. Che, così facendo, dopo nemmeno tanto tempo, inducono un fastidioso pizzico di noia.

Niente da fare, "Reveal Your Soul for the Dead" non decolla ma resta impantanato in se stesso. Passo falso, quindi, per gli Illdisposed che, se da un lato sono assolutamente scevri da difetti, dall'altro sono deficitari in ordine alla creazione di pezzi da mandare a memoria per la loro personalità.

Un po' poco, insomma, da un gruppo ormai definibile come storico.

Daniele "dani66" D'Adamo

 

 
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