Recensione: Revelations of Oblivion

inserito da

Dante, nella Divina Commedia, descrisse la sua discesa all’inferno come l’attraversamento di otto cerchi concentrici, contraddistinti dalle pene inflitte alle anime peccatrici, che conducevano al nono, dove si trovava Lucifero.

Nessuna menzione fece del decimo cerchio, ossia la sala prove dei Possessed, la band che, nel 1985, sconvolse il mondo estremizzando ulteriormente il lavoro di Bathory e Venom, dando vita a quel sound che, poco tempo dopo, venne ‘battezzato’ con il nome di Death Metal.

Seven Churches’, il loro primo album, sebbene vecchio di trentaquattro anni, devasta ancor’oggi le anime tanto è impregnato di oscura brutalità e ferocia senza limiti. Il disco fu un esempio seguito da centinaia di band, tra le quali citiamo, a titolo meramente rappresentativo, i Death del compianto Chuck Schuldiner, che non smentì mai l’influenza che i Possessed ebbero sul suo geniale talento artistico.

Da lì il Death Metal ebbe l’evoluzione stilistica che ben conosciamo e che prosegue ancora oggi, inutile dire che molti artisti sono andati oltre quanto appreso in ‘Seven Churches’ sperimentando e trovando nuove strade, ma le basi, come il growl, lo scream od il particolare modo di tenere la ritmica, partirono tutte da quell’abum: la voce urlata di Jeff Becerra, lo stile scellerato dei chitarristi Mike Torrao e Larry Lalonde, i suoni grevi e mefitici e l’orrenda puzza di zolfo che usciva dai solchi segnarono l’inizio della storia.

Intanto che il Death cresceva i Possessed entravano in crisi: il loro secondo lavoro, ‘Beyond The Gates’ del 1986, più tecnico che spontaneo, per quanto oggi sia considerato importante, all’epoca deluse parecchi fans e fece poche vendite.

Nel 1987 seguì l’EP ‘The Eyes of Horror’, prodotto da Joe Satriani, allora maestro di Lalonde, che risollevò momentaneamente le sorti del combo. Questo però non bastò e due anni dopo, anche a causa del grave ferimento che subì Jeff Becerra, durante un tentativo di rapina, che lo costrinse su una sedia a rotelle a vita, il gruppo si sciolse.

I Possessed si divisero, ma la loro aura infernale continuò ad ammorbare l’aria, tanto che fu fatto un tentativo, da parte di Mike Torrao, di rimettere assieme la band, senza però averne riscontri positivi.

I membri originali si dedicarono ad altri progetti (ad esempio Lalonde formò i Blind Illusion, Mike Torrao diventò paesaggista, Mike Sus uno psicologo), tranne Jeff Becerra, le cui inossidabili volontà e passione lo portarono a ridare vita ai Possessed, scegliendo nuovi musicisti, all’interno del sempre più florido mondo metallico.

Arriviamo così ai giorni nostri: i Possessed sono, di fatto, una nuova realtà e danno alle stampe il terzo album, dal titolo ‘Revelations of Oblivion’  disponibile, attraverso la Nuclear Blast, dal 10 maggio 2019.

Per quanto ci siano affinità con i lavori di oltre trenta anni fa non si tratta affatto di un platter nostalgico. Quel che ci troviamo di fronte è una vera mazzata sonora che glorifica sì il passato dei Possessed, ma al contempo lo evolve e lo rinnova portandolo all’attualità: Thrash e Death confluiscono in un unico fiume ribollente, che conferma le alte qualità di questa nuova band dal nome antico, che non è la creatura mefitica dell’unico superstite ma bensì un gruppo compatto ed unito che da tutto ciò che può.

E’ sempre la ferocia a dominare l’opera, permeata da un’aura infernale ed oppressiva tale da risvegliare ataviche paure verso ciò che si considera malvagio. Le tematiche parlano di un inferno sulla terra dove non è più possibile discernere il bene dal male, di cosa può succedere quando non c’è più una ‘parola di Dio’ a conferire dei limiti all’uomo, di odio e della perdita di se stessi. Insomma, sono stati attualizzati i vecchi concetti Black, lasciando da parte le mere bestemmie per approfondire i concetti relativi alla perdita di coscienza dell’umanità.

La maturazione di Jeff è ben evidente: smussati gli angoli dovuti alla giovane età, la sua voce, pur mantenendo la caratteristica di ‘urlata’, è più chiara e nitida senza perdere violenza e determinazione. Di contro, ha scarsa estensione e sono pochi i momenti in cui cambia tonalità. Questo, in un album relativamente lungo (quasi cinquantacinque minuti) può portare ad un po’ di tedio, soprattutto se i brani non si discostano troppo l’uno dall’altro. Bisogna però dire che Jeff rimane se stesso e non si affida a growl od a scream fuori dal suo stile canoro od all’uso di più voci o controcanti compensativi. La sua voce piace o non piace, c’è poco da dire.

A parte questo, l’album è brutale, violento, aggressivo, energico e senza sosta: il capobranco ha saputo scegliere i suoi lupi con severità e saggezza, attingendo tra artisti esperti ed appassionati, che partecipano attivamente con le proprie idee, alcuni anche come compositori.

Possessed band

Le ritmiche sono serrate, senza fronzoli, le chitarre esplodono elettricità ad ogni riff, gli assoli sono pirotecnici ed infatuanti e su tutto primeggia, come già detto, quell’aura infernale e mefitica che da sempre distingue i Possessed, come se l’album fosse stato registrato direttamente all’interno dell’Ade.      

I brani sono dieci, più un’intro ed un outro, rispettivamente dal titolo ‘Chant of Oblivion’ e ‘Temple of Samael’, entrambi strumentali.   

Chant of Oblivion’ ci scaglia direttamente nel regno nero dei Possessed, con le campane che suonano a morte, le voci da incubo ed i suoni cupi e maligni che infondono paura. Un buon inizio, che fa pensare, a dire il vero, che Jeff Becerra ascolti anche i nostrani Death SS.

Ogni brano è ricco di sfumature, cambi di marcia ed elementi dinamici che imprimono furore ed assoli e lunghe sezioni musicali sfrenate quanto melodiche.

Il primo che viene sganciato come una bomba è ‘No More Room in Hell’, già pubblicato come singolo, è semplicemente deflagrante, con la sua velocità spasmodica e demoniaca. La struttura è semplice ma efficace e sicuramente l’album non poteva iniziare meglio, legando il passato con il presente. L’interludio è roboante, con una lunga sezione solista frenetica quanto melodica.

Meritano menzione le velocissime ‘Dominion’, dove Jeff utilizza, nel suo cantato, dei toni più bassi, per lui inusuali, che entrano in contrasto con la ridondanza della ritmica e ‘Damned’, un Thrash altisonante e senza tregua che ti avvolge tra le sue spire togliendoti il fiato.

Demon’ esprime la sua ferocia alternando ritmi cadenzati a velocità con andatura variabile, dimostrandosi efficacemente eclettica e coinvolgente.

La malvagia ‘Shadowcult’ inizia con una spaventosa narrazione demoniaca per poi partire alla velocità della luce, determinata e diretta, intrisa di cattiveria e dolore, con le chitarre che fanno un lavoro gigantesco tra riff e contro riff ed i cori che aumentano il senso oppressivo. A parer dello scrivente è il pezzo più incisivo dell’album.

In ‘Omen’ tastiere maligne anticipano un ritmo Thrash spaccaossa. Il brano non è velocissimo ma ci sta benissimo, con il suo tiro ridondante e potente e la parte centrale dominata da un’energica cadenza.

The World’ è altamente trascinante, con il suo andamento pazzesco che, da feroce, si trasforma improvvisamente in un momento di forte e lancinante disperazione.

Si esce dall’inferno con la già citata ‘Temple of Samael’. Le sue porte si chiudono ed un arpeggio ci lascia a riflettere sul pensiero trasmesso dai Possessed.

Bisogna dire che le tracce non sono di facile memorizzazione e per entrarvi dentro ci vogliono un po’ di ascolti. Ma da Jeff e soci non ci aspettiamo brani orecchiabili, ma la trasposizione della ferocia in musica, per farci piombare nel loro mondo di violenza sonora. Possiamo dire che è una band Thrash o che sono i pionieri del Death o qualsiasi altra cosa: non importa, quello che conta è che sono di nuovo presenti. Bentornati Possessed, che la forza di Jeff Becerra continui a contagiare tutto il gruppo per far proseguire la sua importante storia.  

 
85