Recensione: Rhythm Of Time

Di Onirica - 18 Agosto 2004 - 0:00
Rhythm Of Time
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Anno: 2004
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80

Ecco apparire sugli scaffali dei negozi la terza fatica solista di Jordan Rudess, registrato subito prima di partire per il tour mondiale insieme ai Dream Theater, durante quattordici giorni di duro lavoro in cui si è rinchiuso in studio di registrazione totalmente immerso nella sua musica. Risultato senza dubbio positivo, ma che comunque non mi convince del tutto. Non capisco se per motivi discografici o altro ma resta il fatto che questa folle corsa contro il passare inesorabile del tempo ha influenzato in modo evidentemente negativo la stesura dell’album. 60 minuti di materiale ottimo snocciolati in fretta e furia senza un criterio preciso, non che sia necessario un criterio ma un discorso unificante con gli altri strumenti è di fondamentale importanza altrimenti è inutile disturbare musicisti non proprio dilettanti come Joe Satriani, Steve Morse, Vinnie Moore, Greg Howe, Rod Morgenstein presenti in questa uscita. Basti dare un’occhiata persino alla clip video inserita quasi il nostro artista fosse obbligato, sette minuti scarsi dove mostra velocemente la sua attrezzatura e offre qualche dimostrazione delle tecnologie messe in gioco per dare vita alle otto tracce che costituiscono il suo ultimo lavoro. Ma parliamo della musica che forse è meglio.

Sacri insegnamenti su come dovrebbe comportarsi una tastiera all’interno di un gruppo progressive metal, questo è quanto accade almeno nelle prime due tracce, mi riferisco alla composizione ma anche al modo di gestire le proprie possibilità sonore. La grande qualità di Jordan Rudess è quella di riuscire quasi in ogni caso nella produzione di un volume sonoro robusto e sostanzioso senza scadere in banalità e senza rinunciare alla tecnica tipica di un pianista con formazione classica, modificando in studio l’estrema varietà di suoni a sua disposizione e lavorando quindi in un contesto originale sin da principio. Tutto questo sarebbe tuttavia inutile se lo stesso artista non si dimostrasse capace di giri melodici concentrici e controtempo come quelli sfoderati appunto in Time Crunch e Screaming Head.
Parlo di un disco che come afferma lo stesso Jordan Rudess vede ampliarsi gli orizzonti delle influenze musicali, è sufficiente fare riferimento ad un brano come quello in terza posizione per decifrare una vena jazz pronta ad esplodere nel bel mezzo del cammino. Trovo tanto sdolcinata quanto fuori luogo Beyond Tomorrow ma altrettanto geniale Bar Hopping With Mr Picky: nel primo caso la nostra testa calda si perde in un minuscolo bicchiere d’acqua proprio in quello che dovrebbe essere il suo punto di forza creando un brano romantico al pianoforte quasi nauseante frutto di un peccato di superficialità, nel secondo riesce al contrario in qualcosa di assolutamente superbo sfiorando di qualche millesimo la perfezione, songwriting eccellente e scelta dei suoni azzeccatissima insieme ad una sperimentazione compositiva manicomiale. Con il brano in settima posizione è fialmente possibile apprezzare il lavoro di squadra con gli altri musicisti anche se proprio in questo capitolo sembra leggermente affievolirsi l’estro compositivo del tastierista, calo di tensione confermato dal brano di chiusura dove Jordan tenta nuovamente ed invano di strapparci qualche lacrima. Insomma un album buono anche se non proprio all’altezza delle aspettative, forse perchè le aspettative per un qualsiasi membro dei Dream Theater coinvolto in un progetto solista sono sempre troppo alte.

Andrea’Onirica’Perdichizzi

TrackList:

01. Time Crunch
02. Screaming Head
03. Insectsamongus
04. Beyond Tomorrow
05. Bar Hopping With Mr Picky
06. What Four
07. Ra
08. Tear Before The Rain

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