Recensione: Rise of the Hero

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Rise of the Hero rappresenta l’ottavo sigillo sotto forma di full length degli hamburger Iron Savior, progetto ormai da anni saldamente nella mani del solo cantante e chitarrista Piet Sielck, che ripropone la stessa line-up del precedente The Landing (2011), ossia: Jan-Sören Eckert al basso, Thomas Nack alla batteria e Joachim "Piesel" Küstner alla seconda ascia.

Dopo lo Space Rock di Ascendence tocca a Last Hero aprire i cinquantacinque minuti di Heavy Power a la tedesca contenuti all’interno dell’album: batteria martellante, voce possente e chitarre affilatissime, accompagnate da cori possenti. Niente paura, quindi: gli Iron Savior fanno gli Iron Savior senza cercare qualsivoglia alternativa alla Loro lezione, attiva sin dal 1996, anno della fondazione da parte dei tre “soci” Piet Sielck, Kai Hansen (Gamma Ray) e Thomen Stauch (Blind Guardian). Le variazioni sono da ritrovare nella cifra espressa dalla velocità media delle varie canzoni. Evidentemente la proposta tedesca legata all’HM tradizionale, sempre così uguale a se stessa, va bene alla maggior parte degli aficionados, quindi perché inventarsi qualcos’altro? In quest’ottica scorrono Revenge of the Bride e la blindguardiana From far Beyond Time.

Il carico da  90 arriva sulle note della bombastica Burning Heart, già anticipata tempo fa dai ‘Savior sul canale Youtube. Tutti i cliché legati a Piet Sielck e compagnia risiedono nei quattro minuti e trentanove secondi di durata della traccia numero cinque. Davvero impossibile restare fermi di fronte a una colata d’acciaio marchiato Krupp di cotanta possanza. Per chi scrive l’highlight di Rise of the Hero, non a caso scelto come apripista dell’album dai tetutonic-killer di Amburgo.

Velocità assassine di marca Thunderhead in Thunder from the Mountains, vai di Accept in Iron Warrior e nota di merito alla enorme batteria portata in dote da Thomas Nack in Dragon King, episodio perentorio, pesante come l’avanzata di un Tank anche se addolcito dai chorus, melodici quanto basta ancorché enfatici. Sorpresa nella traccia numero nove: i duri e puri Iron Savior si “permettono” di coverizzare Dance With Somebody dei rock’n’roller svedesi Mando Diao, raggiungendo un risultato accettabile e nulla più.

Ancora acceleratore premuto a fondo in Firestorm, ulteriore scheggia 100% Iron Savior, poi il lento di turno intitolato The Demon, sontuosamente teutonico come da copione; in alto le spade e anche gli scudi per la superba prova dell’ugola all’acido muriatico di Piet Sielck, stupendamente eroico. Sarebbero mai nati i Saviors senza le schitarrate anni Ottanta di gente come Saxon e Judas Priest? Finale amarcord riguardo i bei tempi che furono per il Metallo con la “M” maiuscola a opera di Fistraiser, con buona pace per tutti, anche per coloro che si attendevano qualsivoglia variazione al tema, da parte dei Nostri, cosa puntualmente NON avvenuta.  

Questo inizio di 2014 riesce a piazzare in ambito ortodosso da parte delle legioni metalliche giallorossonere un tris davvero niente male, che vede combattere fianco a fianco, nei secoli fedeli, nell’ordine, Primal Fear, Stormwarrior e Iron Savior. Vuoi vedere che la Panzer Division riuscirà addirittura a calare il poker con il nuovo Metal Inquisitor?


Stefano “Steven Rich” Ricetti              
 

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