Recensione: Rising

Di Mauro Gelsomini - 5 Luglio 2002 - 0:00
Rising
Band: Rainbow
Etichetta:
Genere:
Anno: 1976
Nazione:
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100

C’erano una volta gli “Elf”, i “Deep Purple”, Ritchie Blackmore e uno sbarbatello di nome Ronnie James Dio. Erano i seventies, e la penna di Ritchie non riusciva a stare dietro alle note della sua Stratocaster. Artista geniale ed estroverso, e come tale sempre in evoluzione, Ritchie scioglie gli “Elf” nel maggio del 1975 e insieme al cantante di quel gruppo (Ronnie) fonda i Rainbow. Completano il gruppo Cozy Powell (batteria), Tony Carey (tastiere) e Jimmy Bain (basso). Dopo un anno esce quello che è considerato uno dei dischi “fondamentali” per tutto il filone  epic metal.
Ciò che caratterizza il nuovo progetto di Ritchie, è la straordinaria enfasi epica e la magnificenza degli arrangiamenti orchestrali, che creano un’atmosfera carica di tensione e hanno la capacità di far volare l’immaginazione attraverso cieli leggendari. A questo si accompagna la ricerca, non presente nelle composizioni di Blackmore per i Deep Purple, di un sound dalla compattezza strabiliante: per la prima volta, infatti, ci si trova di fronte a un vero e proprio blocco di granito che arriva diretto e inevitabile, con un impatto dalla potenza costante, senza mai un calo di tensione o un momento di indecisione.
Sono le pelli di Cozy Powell ad aprire l’opener “Tarot Woman”, puro e geniale orgasmo sonoro, in cui la voce di Dio è assolutamente stellare, decisa, vivace, semplice e potente al tempo stesso, mentre la chitarra di Ritchie è al top della forma, e le due cose, insieme, rendono un omaggio sublime a qualsiasi orecchio, disegnando un brano altisonante e sibillino, dal grandioso valore immaginifico. Quindi senza soluzione di continuità arriva il blues epicheggiante di “Run With The Wolf”, che incede a passo sicuro fino al grandioso chorus dannatamente heavy. Segue “Starstruck”, reminiscenza classica di Blackmore, più veloce, quasi impaziente di mostrare il suo stato di grazia, che, con la sua melodia roboante sostenuta dal brillante lavoro di Powell, scorre con una perfezione divina.
La performance di Dio su “Do You Close Your Eyes” è semplicemente superba, la sua voce si eleva fino alle stelle, per una mid-tempo sbalorditiva. “Stargazer” è la canzone culto, credo non siano state spese tante parole su un pezzo, a dire la verità per lo più inutili. Tante, troppe band hanno tentato invano di ricreare il pathos epico di questa canzone (e di questo disco), di riproporre l’effetto esageratamente magico delle tastiere di Tony Carey, o del tuttora inarrivato guitaring di Blackmore… Qui non canta più Ronnie, ma il suo cuore, dal quale scaturiscono le stridule e struggenti liriche. Il disco si chiude con un’altra perla di epicità, “A Light In The Black”, ovvero 8 minuti di heavy rock che sgretola qualsiasi cosa incontri, con Blackmore che si produce in un superbo solo stile Deep Purple e un Powell sempre più tettonico che sfonda letteralmente le pelli…
Considero “Rising” come il primo e, tuttora, insuperato epic-metal album della storia, un calderone di idee dal quale hanno attinto molti dei musicisti più apprezzati di oggi, Malmsteen e Stratovarius in primis, seguiti da centinaia di gruppi Power/Speed.
Cinque musicisti riuniti per un momento immortale che non si ripeterà mai più. Dopo “Rising” il mondo dell’hard rock e del metal cambia per sempre.

Track List:

1. Tarot Woman
2. Run with the Wolf
3. Starstruck
4. Do You Close your Eyes
5. Startgazer
6. A Light in the Black

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