Recensione: Rising From Ashes

Di Francesco Sgrò - 29 Gennaio 2014 - 19:43
Rising From Ashes
Band: Silent Force
Etichetta:
Genere: Power 
Anno: 2013
Nazione:
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83

Dopo ben sei anni dall’uscita dell’ottimo “Walk The Earth”, i teutonici Silent Force risorgono dalle proprie ceneri sul finire del 2013, dando alle stampe questo nuovissimo “Rising From Ashes”, quinto importante tassello di una discografia iniziata agli albori del nuovo millennio.
Con questo platter, il combo germanico da il benvenuto ufficiale a Mat Sinner (basso), l’italiano Alessandro Del Vecchio (tastiere) e al bravissimo Michael Bormann (vocalist di primo livello, noto per il suo lavoro svolto con gruppi quali Jaded Heart, Powerworld e Bloodbound fra gli altri).
Un artwork di buon impatto visivo (vagamente in stile Journey), completa alla perfezione questa tanto attesa quinta fatica in studio del quintetto tedesco.

Dai primi istanti dell’iniziale “Caught In Their Wicked Game”, si evince che la ricetta musicale del gruppo non è mai mutata, rimanendo solidamente ancorata ad un Power Metal d’assalto, spietato e melodico allo stesso tempo. A fare subito la differenza col passato è senza dubbio l’energica voce del già menzionato Michael Bormann, in grado di allestire una serie di melodie graffianti ed incisive, capaci d’amalgamarsi con i rocciosi riff confezionati dalla sei corde del bravo Alexander Beyrodt, per un’opener di pregevole qualità.
Con la successiva “There Ain’t No Justice”, il gruppo si assesta su velocità maggiormente controllate, mentre resta inalterata la carica esplosiva tipica dei Silent Force, che mescola ancora con sapienza potenza e melodia, per un nuovo episodio di incandescente Heavy/Power Metal, dettato nuovamente dalla voce del singer (sempre molto vicino a ricordare la timbrica del grande Joe Lynn Turner).

La melodia resta l’assoluta protagonista nelle note dell’intensa “Circle Of Trust”, in cui la band si diverte a contaminare il proprio sound con leggeri tocchi AOR, in cui un ruolo fondamentale è giocato dalle tastiere di Alessandro Del Vecchio: le lancette del tempo ritornano ai gloriosi anni ’80 con molto dinamismo ed efficacia.
La massiccia “Living To Die”, regge ancora su livelli qualitativi eccelsi, mantenendo viva l’attenzione con un chorus melodico, orecchiabile e difficile da dimenticare, il quale fa da preludio ad una serie di parti soliste in cui chitarra e tastiere controllano con successo la situazione.

La prima metà dell’opera è conclusa dalla bellissima “Before You Run”, contraddistinta da velocità sostenute in grado di rendere il tutto più Heavy, con ancora la sei corde di Beyrodt e le tastiere di Del Vecchio in primo piano.
Successivamente gli anni ’80 rivivono sulle note della splendida “You Gotta Kick It”, suggellata dall’ennesimo ottimo lavoro svolto dal vocalist tedesco, protagonista di un refrain semplice e diretto, che conferma la qualità di un disco che non manifesta particolari punti deboli. Altra dimostrazione è pure la travolgente “Turn Me Loose”, che non a caso sembra rievocare proprio il classico sound dei Deep Purple ai tempi di “Slaves And Masters”(unico album registrato con il già citato Joe Lynn Turner alla voce).
La successiva ed energica “Born To Be A Fighter”, avvia l’ascoltatore verso la fine dell’album, che può procedere con la granitica “Anytime Anywhere”, caratterizzata come sempre da un coro assolutamente irresistibile e d’impatto, la cui melodia si stampa in testa per non uscirne più.

Dopo quest’ennesimo ottimo episodio, il combo germanico si congeda con la gelida “Kiss Of Death”, traccia che non tradendo le aspettative, conclude un album delizioso.

I fan dei Silent Force, non ne saranno di certo rimasti delusi: anche se in ritardo, probabilmente una delle migliori uscite del 2013 conclusosi da poco.

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