Recensione: Rising to the Challenge

Di LeatherKnight - 3 Novembre 2002 - 0:00
Rising to the Challenge
Band: Solitaire
Etichetta:
Genere:
Anno: 2002
Nazione:
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74

Evvai che anche i Solitaire ce l’hanno fatta!! Eh sì, dopo sette anni di duro lavoro, cambi di lineup e ben quattro demos alle spalle, questi speed metallers finlandesi -grazie all’interessamento della tedesca Iron Glory- sono riusciti a veder pubblicato il loro debut album: un album tosto, veloce, melodico, a volte pazzo e -romanticamente- grezzo, grezzo ed ancora più grezzo. Se vi piace duro ed indomabile, sicuramente non rimarrete certo insoddisfatti…

Il punto di forza della band è costituito principalmente sui tre membri originali dei Solitaire: i due axeman Waaqqu e Riku, magnificamente seguiti a ruota dall’infallibile (per quel che si capisce) bassista Mirko.
Anche Kalu dimostra di saper il fatto suo con il proprio strumento: il pestaggio alla batteria è un efficace piattaforma su cui si innestano prepotentemente i killer riff che pervadono l’intero album, non risultando mai piatta o statica.
Le presentazioni si chiudono con l’ugola della band: Mika!
Un uomo che possiede una voce spudoratamente speed metal; autore di high-pitched vocals che potrebbero al limite ricordare il Dan Beehler più stridulo nei passaggi più esasperati, per poi atterrare su livelli canori piuttosto anonimi (per timbro) dove lo screaming non è necessario. Contestabile o meno (a seconda dei gusti) è il modo in cui Mika canta, ma queste sono sottigliezze che interessano unicamente l’ascoltatore. I Solitaire sono così, suonano in questo modo perché a loro piace e non gliene fotte un cazzo di quanto questo incida sulle vendite.
 
Tutto ciò è avallato da quello che forse è il pregio/difetto più evidente di “Rising to the Challenge”: la qualità di registrazione che (più o meno) volutamente lascia allo stato grezzo la prodigiosa quantità di metallo spigoloso qui offerto.
Non ci sono cali di tono, non c’è noia, non c’è eccessivo impasto di suoni e la banalità rasenta lo 0 percentuale. Basta dare un ascolto alla titletrack per capire con che razza di manici del metallo abbiamo a che fare; roba da non credere. Speed Metal come non se ne sente da tempo, una durezza di suoni accoppiata ad una serie mai scontata di accattivanti uscite melodiche che accontenterà la fame di coloro i quali amano il metal priestizzato o più tradizionale in generale.

Mi spiace ma qui non troverete ballads tenerone, né pezzi con strutture iper-collaudate, cori “fru-fru” o cosette del genere. I chitarristi macinano riff senza contenersi (“Eye of the Needle”, “Escape from Alcatraz”), i due guardiani della sezione ritmica ci danno giù come degli animali (“Rising to the Challenge”, “Thunderhorse”) e Mika sta lì lì per lasciare le corde vocali sul microfono con le sue inconfondibili screams (“The Crossfire”, “Juggernaut”).
Una vera Heavy Metal band, signore e signori: roba che molto probabilmente non troverete da nessun altro pianeta dell’Universo!!

In ultima analisi, l’intero album è piuttosto interessante, nonché altamente piacevole da sentire per ogni fan del genere. Le caratteristiche principali di questi cinque ragazzi non saranno certo la raffinatezza e la voglia di innovare; ma, lasciatemi dire, che -in questi casi, qui- nessuno se ne fotte un cazzo di queste cose e che bastano la personalità e la serietà dei Solitaire per farne una band su cui credere e puntare per un futuro ancora più allettante.

Voto impietosamente abbassato, nella media dei mille parametri di valutazione, per l’unica pecca unanimemente ascrivibile al disco: una copertina troppo brutta per un disco così amabile.

Leopoldo “LeatherKnight” Puzielli

1) The Crossfire
2) Listen to the Priest
3) Rising to the Challenge
4) Thunderhorse
5) Juggernaut
6) Eye of the Needle
7) I’ll Never Grow Up
8) Alcatraz
9) Escape from Bedlam
10) A Slash in the Night

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