Recensione: Rituals of Power

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La società è una brutta bestia.

Motto dove per società si osa intendere quell'agglomerato intricatissimo, costituito da chiunque sia in grado di detenere il potere il Mondo il quale, tramite i suoi servi, mantiene i ranghi sociali più bassi della popolazione allo stato di pecore da pascolo. I Misery Index, stando a quanto predicato nei loro testi, pare proprio che la condizione di 'pecore al pascolo' non sia loro molto gradita e questa inadeguatezza verso tale condizione porta loro a sfogare il tutto, come loro tradizione insegna, in un Death/Grind massiccio che, nel caso di quest'ultimo "Rituals of Power" (mai titolo fu così profetico), esplode in una miscela mai così perfetta finora.

Se già con il precedente "The Killing Gods" la miscela della band era apparsa più compatta ma non per questo meno rabbiosa, con quest'ultimo platter la cosa si fa ancora più evidente, gettando nel calderone nove pezzi (undici se contiamo le due cover incluse nell'edizione Deluxe) dove regna una perfetta simbiosi tra tecnica e furia assassina da lanciatore di Molotov contro i palazzi del potere. Il timbro della band si fa sentire prepotentemente, in primis grazie ai massicci (e ormai perfettamente riconoscibili per stile) riff di chitarra, pesantissimi come da tradizione, inseriti come sempre nelle complesse strutture portanti dei brani: infatti, pur non strafando e rimanendo comunque ancorati ad un certo modello del tutto personale di forma-canzone, i livelli di songwriting rimangono, nella loro particolarità, sempre altissimi. 

Inaugurando le danze con un il pesantissimo, rallentato andamento della iniziale 'Universal Untruths' (un brano a metà tra intro e pezzo vero e proprio che riesce nel difficile compito di non risultare un ibrido di facile evitabilità), autentico macigno sparato con infame pesantezza nei denti del povero, malcapitato ascoltatore, si giunge subito alla furia assassina di 'Decline and Fall', dove gli ormai tradizionali blast-beats della band si fondono a mid-tempo che hanno lo stesso effetto di una martellata contro le gengive. Il punto maggiormente di pregio di questa ultima fatica targata Misery Index è rappresentato indubbiamente dalla produzione: un sound di chitarra saturo e massiccio (dal timbro che perfettamente si lega al muro ritmico dei brani), coadiuvato con una sezione ritmica di rara pesantezza, si fonde ad arrangiamenti carichi di dettagli, presenti praticamente in ogni singolo brano del platter erendendo così "Rituals of Power" un disco godibilissimo dall'inizio alla fine, senza eccessivi intoppi e con un continuo alternarsi di momenti di tensione e furia a senso unico.

Il qui presente disco a mio personalissimo parere si candida, senza timore alcuno, a vero e proprio manifesto del pensiero/suono Misery Index, vuoi per i brani molto particolareggiati (anche rispetto al recente passato), vuoi per la prestazione tecnica letteralmente mostruosa sfoderata dalla band, oppure vuoi anche per le strutture dei pezzi come già detto sempre saggiamente in bilico tra calma e pazzia. Un plauso anche va ai testi, mai banali e vere e proprie muse ispiratrici di un disco sinceramente ispiratissimo (bellissime le deviazioni malinconiche della title-track ad esempio, mentre la conclusiva 'Naysayer' dimostra come la band sia capace di sfoderare un brano capolavoro anche basandosi su riff semplicissimi in perfetta successione l'un l'altro), mai banale, in grado di dimostrare come la band statunitense sia effettivamente in un altissimo stato di grazia.

Se li avete amati, "Rituals of Power" rappresenterà il vostro testamento definitivo di amore verso i loro confronti.

Se li avete sempre snobbati, direi che questa volta è sgiunto seriamente il turno di dar loro una chance: in ogni caso, questo disco vi stupirà.

Impossibile restare impassibii: il richiamo di rivolta, rigorosamente in chiave sonora, dei Misery Index questa volta si è fatto ancora più cruento ed assassino. Unitevi al corteo, il coro della protesta questa volta sarà letteralmente inarrestabile!

 
80