Recensione: Road to Nowhere

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Come già scritto a chiare lettere a mo’ di introduzione per l’intervista del 23 maggio scorso (qui il link), “Puoi anche essere un affermato cantante Death Metal ma le origini sono quelle, non si scappa!”. Roberto Traverso detto Trevor, cantante e anima pulsante dei Sadist, da qualche tempo ha fatto uscire un disco intitolato “Road to Nowhere”, ovviamente sotto Nadir Music, nel quale dà libero sfogo al proprio amore per l’heavy metal più classico e il Rock’N’Roll ad alto voltaggio, fuori dagli schemi – sacrosanti, sia ben chiaro! - che invece avrebbe richiesto la “band madre”.

Accompagnato da un libretto di dodici pagine corredato di tutti i testi, bei disegni a tema e le usuali note tecniche, il disco in versione Cd digipak a tre ante si compone di dieci pezzi. A costituire il branco, insieme con il buon Trevor e sotto il moniker di Trevor and the Wolves, per l’appunto, altri quattro “lupi d’appennino” quali Francesco Martini (Chitarra), Alberto Laiolo (Chitarra), Antonio Aluigi (Basso) ed Emanuele Peccorini (Batteria).     

Il risultato è un disco di vecchio, sano, heavy rock’n’roll tradizionale, con il vocione di Trevor irrimediabilmente a dettare legge e caratterizzare le varie “Wings of Fire”, “Bath Number 666” e “Red Beer”, nel solco degli Ac/Dc e degli ZZ Top, per lo scriba le influenze straripanti lungo tutti i 48 minuti dell’intero lavoro.

Il picco viene raggiunto lungo le note di “Roadside Motel”, un bluesaccio – in senso ultra-buono, of course! - alcoolico e sofferto che vede la partecipazione di Paolo Bonfanti (chitarra) e Grazia Quaranta (voce) a enfatizzare quella che è poi la cifra stilistica portante di tutto il disco: un viaggio in assoluta libertà lungo le crêuze che portano a quel mare infinito che fa da culla alla musica rock con la “R” maiuscola.    

Road to Nowhere” è un album che non scombussolerà la storia dell’HM, né peraltro aveva in mente di farlo, semplicemente dà la misura di quali siano gli ambiti che da sempre appassionano un personaggio come Trevor, sia a livello stilistico che di ambiente che di liriche. Nulla di più ma anche nulla di meno.   

 

Stefano “Steven Rich” Ricetti    

 

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70