Recensione: Roll The Bone

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Ci sono voluti undici anni e quintali di sudore sparsi su buona parte dei palchi italiani – talvolta anche i più infimi – per poter assaporare il secondo disco ufficiale della Bud Tribe capitanata da Daniele Ancillotti, storico singer della Strana Officina, detto “Bud”. Fra On The Warpath e questo Roll The Bone di fatti ne sono accaduti parecchi: in primis la scomparsa del chitarrista Marcellino Masi, nel 2002, poi l'uscita dello splendido singolo In Remembrance (2001) e, per finire, lo split sotto forma di 45 giri Starrider/Dr. Franky insieme con l'Impero Delle Ombre, l'anno scorso per la Jolly Rogers Records.

Il nuovo capitolo del combo toscano vede la luce per la Mygraveyard Productions di Giuliano Mazzardi, un vero dannato dell'HM più viscerale nonché instancabile organizzatore del Keep It True Festival italiano, semplicemente denominato Play It Loud. Roll The Bone, fra gli inediti veri, schiera un manipolo di canzoni già conosciute dai tantissimi frequentatori del mondo “Strana” e altri pezzi che da anni campeggiano nella scaletta dal vivo della Bud Tribe che effettivamente urlavano vendetta. Finalmente, va sottolineato, ci si può gustare il consueto opener da concerto Face The Devil semplicemente pigiando il tasto Play, così come uno straclassico del livello di Non Sei Normale trova la giusta collocazione – e produzione – all'interno di un dischetto ottico.

La line-up non ha subito scossoni, come è d'uopo in un gruppo di inossidabili musicisti che fa della musica e dello stare insieme il proprio credo, lasciando da parte menate varie legate all'ego, di certo non di casa in ambito Bud Tribe. Quindi dietro alle pelli il consueto bombardiere dei Sabotage Dario Caroli, uno fra i migliori batteristi dell'HM italiano, senza dubbio. Al basso Alessandro “Bid” Ancillotti, fratello di Daniele, solido come pochi mentre alla chitarra l'ex Sabotage Leonardo “Leo” Milani, detto “Bomber”, preciso e tremendamente heavy metal nel suono.

Forsaken World funge da intro tribale a Roll The Bone, la title track, un attacco HM in piena regola lungo cinque minuti e mezzo dove il vocalist abbraccia un po' tutte le tonalità dall'alto della sua esperienza. In Holy War la velocità si mantiene alta e a tratti fanno capolino voci effettate ma è con l'eclettica e variegata Mother's Cry che la Bud Tribe cala l'asso: atmosfera trasognata mista a Metallo in mezzo alle gengive grazie ai riff spaccaossa di “Bomber” Milani. Bud è il solito animale – in senso buono, eh? – nato artisticamente con il Blues che dà il tocco finale da maestro come pochi in ambito nazionale e il resto è storia.

La strumentale Gates of Hades riporta a cose dell'Impero Delle Ombre, Face The Devil è uno schiaffo cadenzato in mezzo al viso mentre Ghost Dance rappresenta il brano che aspettavo con ansia, laddove l'agrodolce metallico latino si sublima, un po' come accadde su On The Warpath in occasione di Black Widow. Grande spazio alla malinconia fatta musica nella monumentale Breaking The Spell, episodio da manuale del songwriting. Ritorno dell'artiglieria pesante nella straconosciuta Starrider, atterra la leggenda in Non Sei Normale e chiusura ancora in italiano con Non Finirà Mai, altra vecchia conoscenza delle scalette live dei Nostri.

Non Finirà Mai? Noi tutti ce lo auguriamo, Bud Tribe, avanti così!


Stefano “Steven Rich” Ricetti


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Tracklist:
1. Forsaken World
2. Roll the Bone
3. Holy War
4. Mother's Cry
5. Gates of Hades
6. Face the Devil
7. Ghost Dance
8. Breaking the Spell
9. Starrider
10. Non sei normale
11. Non finirà mai

Line-up:
Daniele "Bud" Ancillotti - Vocals
Sandro "Bid" Ancillotti - Bass
Dario Caroli - Drums
Leo “Bomber” Milani - Guitar

 

 

 
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