Recensione: Rupert The King

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Mai mi sarei aspettato lo split tra Tommy Massara e GL Perotti avvenuto qualche anno fa in seno ai nostrani Extrema, band che seguo sin dai tempi dell’EP "We Fuckin’ Care" del 1987. E sinceramente quando ho sentito che GL Perotti aveva messo insieme una nuova band chiamata Mortado nutrivo poche speranze di ascoltare qualcosa di interessante ed invece mi sbagliavo di brutto!

"Rupert The King" debutto dalla band meneghina è una randellata nelle parti basse, anche se strizza l’occhio con gusto alla melodia ed al groove, pur mantenendo viva tutta la carica thrash metal che andava tanto nei primi anni Novanta (Megadeth su tutti). Si parte subito in quarta con la title track e GL non ha perso nulla della sua vena incazzata ed irriverente, ma tremendamente catchy della sua voce. L’apice del disco si raggiunge con le successive quattro canzoni, sì perchè da "In The Middle Of The Night" fino al riuscito rifacimento del classico "Double Face", ripresa dall’imprescindibile "Tension At The Seams" della sua band originaria, GL e soci ci schiaffeggiano ripetutamente con riff groovy e mid tempo che faranno sfaceli in sede live. I Mortado non sono solo GL però, anche il resto del gruppo è ben affiatato e spinge al massimo durante tutto il disco.

Con la successiva "Dangerous Fields" la band torna a spingere sul pedale dell’acceleratore, mischiando i Pantera nel verso e i Megadeth nel ritornello che sicuramente vi rimarrà in testa per giorni. Invece il brano "The Great Spirit" mostra che GL non è solo ancorato al thrash metal, ma spazia anche verso altri lidi sonori (in questo pezzo addirittura riaffiorano i Doors più shamanici). I Mortado sferrano gli ultimi micidiali colpi con la tellurica Venom e la Panteriana, "The Art Of Soul". La seconda cover del lotto è addirittura "Blood Shower" dei Blind Illusion di Les Claypol e Larry Lalonde; forse non troppo adatta al loro stile.

In conclusione un ottimo album di thrash vecchio stile che flirta anche con altre sonorità più morbide e che non ha nulla da invidiare al nuovo eccellente lavoro degli Extrema (incentrato invece su un sound più simile agli ultimi Death Angel). Come successo anche altre volte nella storia della nostra musica da uno split doloroso per i fan possono nascere due valide realtà. Consigliatissimo per scapocciare dopo qualche birra il sabato sera.

 

 
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