Recensione: Sacrifice

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Black (Widow+Sabbath)

Correva l'anno 1966 in quel di Leicester, Inghilterra. Sette giovani musicisti di belle speranze formarono la band Pesky Gee. I loro nomi erano: Kay Garrett (vocals), Kip Trevor (vocals, guitar & harmonica), Jess "Zoot" Taylor (organ & piano), Jim Gannon (guitar & vocals), Clive Jones (sax & flute), Bob Bond (bass guitar) & Clive Box (drums & percussion). Nel 1969 fecero uscire un album dal titolo Exclamation Mark e nel 1970, dopo la fuoriuscita di Garrett, si reincarnarono nei Black Widow. In quell'anno, pochi mesi dopo l'uscita dello storico “Black Sabbath” da parte di Ozzy e compagni, i negozi di dischi espongono nelle vetrine un altro album dalla copertina misteriosa ed intrigante: sto parlando di Sacrifice dei Black Widow.

L'anima nera della band è il chitarrista Jim Gannon, genio della musica dalla mente disturbata, uno di “quelli di Canterbury”, figura oscura e carismatica che in seguito collaborò con musicisti londinesi legati ad  ambienti sia rock che jazz. Il genere proposto in Sacrifice si può definire un dark progressive ammorbato di profumi gotici, occulti, tenebrosi e mistici. Molti critici musicali hanno accostato i Black Widow al Sabba Nero di Iommi ed Osbourne, in realtà a mio parere i punti di contatto sono solo sporadici in quanto la componente musicale dei primi pesca a piene mani anche in territori jazz, si avvale di tastiere e fiati, strumenti dei quali la band di Birmingham certo non abusava. A livello di tematiche le affinità  sono più marcate, forse proprio per questo nacque l'accostamento fra i due gruppi.   

 

On Stage

Si narra che i Nostri iniziassero i concerti con la simulazione di un sacrificio umano di una donna ignuda, fatto che li fece assurgere alla ribalta delle cronache dei tabloid inglesi. I loro spettacoli erano frequentati anche da preti che oltre a cercare di convincere i kid in coda fuori dal locale a non andare al concerto, addirittura si spingevano all'interno del pit agitando in aria crocifissi tentando di distogliere il pubblico da quelle stregonerie.

Questo riportano le cronache di quegli anni, il confine tra la leggenda e la realtà probabilmente è molto labile come sempre in questi casi ma tant'è. Si trattava sicuramente di avvenimenti dissacranti che fecero gridare allo scandalo, ricordiamoci che si parla degli inizi degli anni settanta, non dell'epoca usa e getta attuale dove pure nell'HM abbondano i buffoni che si spacciano per oltraggiosi nascondendosi oppure purtroppo troppo spesso ostentando pentacoli e teste di caprone per dissimulare il vuoto interiore che li perseguita invece di pensare a suonare.     

 

Sacrifice

In Ancient Days apre il disco con un maligno organo Hammond che ammorba subito l'aria sprigionando odori malsani poi sostenuto da un riff di chitarra acustica altrettanto malato mentre un sax gioviale ci catapulta nelle atmosfere da colonna sonora dei film hard core degli anni settanta, il tutto permeato dalla sinuosa interpretazione vocale di Kip Trevor. Si cambia decisamente registro in Way To Power, dove il singer più che cantare interpreta un testo e la struttura musicale portante del brano costituita dai fiati rende il tutto maledettamente sulfureo. Si deve sempre tenere conto che il disco è targato 1970, i Black Widow sono dei precursori del verbo dark e il sound che accompagna i testi non esprime la profonda oscurità del messaggio cantato. La terza traccia è il pezzo più famoso scritto dalla Vedova Nera in tutta la sua storia: Come To The Sabbat parte con delle mistiche note partorite da un flauto sinistro subito incalzate da un sommesso coro che nel suo crescere prelude ad un qualcosa di più robusto ed infatti esplode nella famosa ossessiva e spasmodica invocazione che tanti problemi creò alla band anglosassone. Questa canzone è stata poi coverizzata da vari artisti, tra i quali i nostri Death SS di Steve Sylvester. Conjuration ha il sapore di un nevrotico balletto, introdotto da un gioco incessante di percussioni e piatti che coadiuvati dalla particolare musicalità della sezione fiati catapulta l'ascoltatore nella colonna sonora di un film mentre scorrono i titoli di coda. Anche qui l'interpretazione del singer Kip Trevor è recitativa e con questo accattivante pezzo si chiude il lato A.

La side B si apre con Seduction, una inaspettata ballata dove la sensuale voce del vocalist spazza via in un sol colpo tutto quanto di maligno avevamo assorbito nella side A. I toni sono celestiali, addirittura accenni a ritmi sudamericani fanno capolino in questo strano brano, un modo come un altro per dimostrare di quanto fossero a largo raggio gli orizzonti compositivi di Jim Gannon e soci. Con un titolo killer come Attack Of The Demon ci si dovrebbe aspettare un assalto all'arma bianca di chitarre ed invece la canzone si sviluppa sull'organo che si prende in carico tutto il peso della armonizzazione, ancora una volta la parte musicale è molto più “leggera” rispetto al contenuto maligno del testo. Il disco si chiude con la title track, stavolta si torna in territori tipicamente rock, il ritmo è sostenuto, il cantato è aggressivo e l'ipnotico coro, suddiviso in due parti, veramente riuscito. A metà brano i Black Widow si concedono una sorta di jam session come spesso accade nelle improvvisazioni di stampo fusion, peculiarità degli anni settanta da tempo ahimè definitivamente abbandonata perché ai giorni nostri la meditazione è stata sostituita dalla smania di correre per raggiungere un qualcosa che non c'è inebetiti dai perversi meccanismi della comunicazione di massa. Il finale ha il tiro “live” di un concerto: un ossessivo martellare della batteria incalzato dalla chitarra di Gannon con l'Hammond in sottofondo chiude questo disco epocale.              

 

Curiosità

La primissima incisione di Sacrifice contemplava alla voce la cantante Kay Garret, già citata nel paragrafo iniziale. Nel 1998 questa versione del disco è stata pubblicata in CD dalla Mystic Records con il titolo di Return To The Sabbat mentre (e qui è la vera chicca) la versione in vinile è uscita grazie agli sforzi dell'intraprendente etichetta italiana Black Widow (che strano nome….dove l'ho già sentito?).

 

Note di Chiusura

Sacrifice fu acclamato a ragione dalla critica musicale di quegli anni come uno fra i migliori esordi discografici di una band, raggiungendo il numero 32 della classifica inglese permettendo loro di girare l'Europa in tour. Suonarono anche in Italia con la gloriosa PFM come supporter!. I Black Widow furono considerati uno fra i più promettenti gruppi inglesi, poi purtroppo le aspettative naufragarono miseramente dopo la pubblicazione di un solo discreto secondo album per poi consegnarsi all'oblio dopo il terzo e deludente lavoro, decretando la fine del gruppo dopo appena  due anni dall' esordio.

La Vedova Nera venne quindi inghiottita nelle putride e perverse viscere della storia che la avevano generata. Ritengo questo disco, seppur non identificabile come heavy metal in senso stretto, fondamentale per tutte le generazioni di metallari che per semplice curiosità o per approfondimento culturale siano alla ricerca delle vere radici sia musicali che di atteggiamento del nostro genere preferito. Il suo valore storico è indiscutibile. Come già detto sopra, non aspettatevi chitarre ultradistorte, growls e urla disumane, qui c'è sperimentazione, nuove intuizioni artistiche che hanno aperto orizzonti fino ad allora inesplorati per la musica che è seguita dopo, in un solo pensiero: poesia (di quella oscura)su vinile!.

Adesso inizio a sentire odore di zolfo nella mia stanza, è meglio che chiuda qui la recensione e me ne vada in fretta…….. alla prossima!.

 

Stefano “Steven Rich” Ricetti           

 


Track listing
1. In Ancient Days (7:40)
2. Way To Power (3:58)
3. Come To The Sabbat (4:56)
4. Conjuration (5:45)
5. Seduction (5:38)
6. Attack Of The Demon (5:37)
7. Sacrifice (11:10)
 
Total Time: 43:44

 

 
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