Recensione: Sangreal

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C’è modo e modo di fare Epic Metal. Quello fragoroso a la Manowar, quello di classe dei Virgin Steele, quello atavico degli Heavy Load, quello primigenio dei Manilla Road, quello ieratico dei Warlord, quello peculiare dei Cirith Ungol e dei Brocas Helm. Ovviamente nell’accezione migliore delle band di poc’anzi, non di certo nella loro fase decadente… In mezzo a codeste modalità di massima si incanala l’esercito di altrettanto illustri colleghi dei capostipiti di cui sopra, che in modo altrettanto personale forniscono in dosi generose splendore al genere: Omen, Medieval Steel, Battleroar, Doomsword e i Domine con il loro stile ammantato di power, solo per citarne cinque di numero, a mo’ di esempio.

Sangreal è il primo capitolo della nuova creatura di Gianluca “Jahn” Carlini, già dominus dei Great Master, autori di tre album di pregiato heavy metal dal 2009 al 2016. Il combo di stanza a Mestre fu inoltre autore di una fra le più belle cover mi sia capitato di sentire negli ultimi lustri. La famosa “The King”, contenuta all’interno di quel formidabile lavoro uscito nel 2014 per la Underground Symphony, Tales Of The Northern Swords, un riuscitissimo tributo agli Heavy Load.

A suo tempo scrissi:

“I Great Master giocano in casa e vincono facile, come prevedibile, sfoderando una prova maiuscola sulle note possenti di The King, brano-manifesto della grandeur racchiusa in Tales of the Northern Swords: semplicemente immensi!”.

Tornando al 2019, il disco omonimo del combo lagunare si rivela portatore sano di heavy metal di stampo eroico, declinando lungo nove episodi la spinta siderurgica di Jahn Carlini (chitarra), Paris Lambrou (basso), Matti Auerkallio (batteria), Francesco Russo (chitarra), Alessandro Battini (tastiere) e Gabriel Grilli (voce).

Accompagnato da una curatissima confezione digipak a tre ante, Sangreal vive di musica ma anche di immagine. Oltre al libretto di venti pagine con tutti i testi, il cartonato avviluppante il Cd presenta dei quadri magnifici, risalenti ai secoli scorsi, che vanno a costituire la cornice ideale del sound dei venexiani.

Musicalmente siano nei territori cari ai Warlord e agli Iron Maiden più epici. Lo stile vocale di Grilli e la sua stessa ugola ricordano da vicino Bruce Dickinson. Fra gli episodi più riusciti svettano la frizzante “Vision And Life” e la solenne “Anime Prave”. La velocità d’esecuzione si mantiene media e mancano le impennate di sorta, sulla scia, appunto, della lezione impartita dal combo di William John Tsamis e Mark Zonder.  

Dopo essersi ripassati enne volte Sangreal all’interno dei padiglioni auricolari a un buon numero di watt, l’impressione è che la band di Carlini & Co. abbia in dote del potenziale inespresso. Emerge la meticolosità con la quale il lavoro è stato concepito, che si respira nota dopo nota, nessun passaggio suona infatti come buttato lì a caso per riempire dello spazio. Peccato che lungo le nove canzoni in scaletta non abbiano riversato la carica agonistica animale che hanno dimostrato su “The King”. Se in futuro tutti i cavalli dei quali dispongono verranno messi a terra, saremo al cospetto di una band pronta ad accomodarsi al piano superiore dell’Epic fucking metal. Più barbarie sonora, più ignoranza – in senso stra-ultra-iper-buono - è componente fondamentale per poter sfondare anche i cuori dei defender più corazzati…  

 

Stefano “Steven Rich” Ricetti

 

 

 

 

 

 
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