Recensione: Satan Mit Uns

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Estremismo, punto.

Sociale, musicale, iconografico, l'unica cosa che conta è essere i peggiori sulla faccia della terra.

Ora, prima di descrivere il lato prettamente musicale del disco in questione, esprimendo un giudizio che risulterà distaccato da qualsivoglia background culturale, ho deciso di farmi e fare a voi lettori dal fervente spirito critico, un paio di domande:

1) Come porsi di fronte ad un gruppo che intitola un album "Satan Mit Uns" (Satana È Con Noi), rifacendosi in modo esplicito al motto "Got Mit Uns" (Dio È Con Noi) usato nella seconda guerra mondiale dalla Wehrmacht, l'armata nazista, durante lo sterminio di centinaia di migliaia di ebrei?
E vorrei che fosse chiaro che è ben lungi da me scandalizzarmi per i vari proclama satanici perpetrati da una miriade di band Black Metal più o meno underground, ma effettivamente l'accostamento del satanismo al nazismo risulta quantomeno pacchiano e funzionale alla costruzione dell'immagine di band negativa in assoluto.  

2) Come porsi di fronte a persone che affermano a caratteri cubitali di supportare l'omicidio di massa e l'annientamento, come se fossero ragazzini tredicenni che giocano a fare i blacksters sporchi e cattivi?

3) E soprattutto, come porsi di fronte ad una band che con tali, a mio avviso, pessime prerogative, sforna invece un album tutto sommato degno di nota?

A questo punto preferisco parlare della musica senza dare troppo risalto alla questione lyrics e tematiche, che come avrete capito, non sono decisamente degne di rilievo.

Innanzitutto, mai e poi mai avrei pensato, prima di ascoltare il disco in questione, che esistessero ancora perseveranti act in grado di sfornare un album che punta tutto - e dico tutto - sulla violenza e la velocità esecutiva.
Con una copertina tanto brutta quanto bellicosa "Satan Mit Uns" riprende tutti i clichet del Black Metal più feroce e siderale, ostentando rasoiate metalliche a velocità Mach 3, uno screaming straziante ed un'atmosfera derivata dall'incrocio forzato tra la guerresca violenza dei Marduk di Panzer Division e la tempesta sonora degli Immortal di Pure Holocaust, il tutto corredato da una dose di cattiveria Raw Black degna dei Darkthrone.
Non a caso i primi due gruppi citati sono esempi di musica ad elevato tasso di BPM, cosa questa che sembra ricoprire un ruolo assolutamente fondamentale nella stesura dei brani targati Diagon (che oltretutto è il nome d'arte dell'unico componente fisso, nonché principale compositore e leader della band).
Inatteso ruolo di altrettanta importanza è costituito dall'inserimento di sample, per lo più prelevati da film cult, a corredare ogni singolo brano. Tra tali inserti cito senza indugi la presentazione di "Conan, Il Barbaro" con annessa colonna sonora nell'opener "Black Metal Legion Of The Daemons" e addirittura una lettura dell'apocalisse in italiano (tratta da un film a me sinceramente ignoto) nella canzone "Symbol Zkurvene Viry".

Quello che più risulta curioso è come la commistione di tutti gli aspetti citati risulti godibile appieno, grazie ad una sfrontatezza ed una furia esecutiva disarmanti. Ogni brano creato dal mastermind Diagon, infatti, mira all'impatto quasi fisico con l'ascoltatore, riuscendo spesso nel proprio intento pur non brillando certo per originalità e freschezza compositiva.
Per quanto riguarda la sezione ritmica, a porre rimedio alla canonica mancanza del basso troviamo una bellicosa batteria di cui sentirete principalmente cassa e rullante. Il drummer Ragnar è infatti impegnato in un costante blast beat dai richiami GrindCore, violento ed ignorante, ma sicuramente godibile.                
Le chitarre, infine, distorte all'inverosimile e ricche, come da tradizione, di toni alti, sono assolutamente spietate ed accompagnano perfettamente la voce al vetriolo del singer Set.

Fondamentalmente questo disco può essere definito come un assalto programmato verso il fronte nemico, dove il tempo per pensare è ridotto ai minimi termini e velocità d'azione ed istinto puro sono le uniche cose che contano.
A tal proposito tentare di individuare i pezzi migliori del platter è paragonabile a valutare quale, tra due mitragliatrici, scarica il caricatore più velocemente. Tuttavia, a onor del vero, in alcune canzoni emerge quel qualcosa in più in grado di renderle maggiormente assimilabili.
Tra di esse sicuramente l'opener, dove la band sfoga tutto ciò che la caratterizza, la seconda traccia "Sberatel Dusi" e la blasfemissima title track, aperta da un latrato sanguinante che sfonda le porte all'assalto sonoro puro. Nota di merito va inoltre alla discreta cover dei Darkthrone "Hans Siste Vinter", presa in prestito dal leggendario Panzerfaust.

Concludendo: il disco scorre bene e senza stancare, pur avvalendosi di ogni singolo clichet del metallo nero, compresa l'attitudine assolutamente anticommerciale della band, che per la cronaca proviene dalla Repubblica Ceca, della quale è pressoché impossibile reperire informazioni o ascoltare qualcosa on-line.
Mi sento quindi di consigliarlo ai cultori del Black Metal puro e veloce e a chiunque necessiti di una buona dose di blast beat e violenza senza compromessi.


Alessandro Cuoghi

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Line Up

Diagon: guitar, bass, drums
Set: vocals (session)
Ragnar: drums (session)
Warlord: guitar (live)
Fjord:  vocals (live)

TRACKLIST

01. Black Metal Legions Of The Daemons
02. Sberatel Dusi
03. Za Branou Kralovstvi Vecnoho Pana
04. Necronomicon
05. Satan Mit Uns
06. Symbol Zkurvene Viry
07. His Majesty's Return
08. Povyseni Cerne Viry
09. Hans Siste Vinter (Darkthrone Cover)

 
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