Recensione: Satan’s Future [Dying Edition]

Di Stefano Ricetti - 30 Giugno 2016 - 11:53
Satan’s Future [Dying Edition]
Band: Paul Chain
Etichetta:
Genere: Doom 
Anno: 2016
Nazione:
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70

Paul Chain (1977-2003) dichiara la sua morte artistica il 5 Aprile 2003.

La seguente recensione presenta caratteristiche anomale, rispetto agli standard usuali: per cercare di capire lo spirito del box realizzato dall’etichetta Radical Matters contenente un’uscita che “si dissolve” è stata data idealmente la parola ai protagonisti del progetto. In coda le valutazioni soggettive dello scrivente.

Lo scorso anno, per l’intero mese di aprile, è stata presentata in anteprima, presso il Sound Corner dell’Auditorium – Parco della musica di Roma, la documentazione sonora del progressivo disfacimento fonografico dell’oggetto sonoro in ceramica contenuto in questa edizione “morente, concepita, assieme ad altri quattro multipli d’arte che seguiranno questa pubblicazione (Il cui materiale originale, digitalizzato, si trova nel cd-archivio compreso nell’edizione), per rendere omaggio all’opera dell’artista Paul Chain e alla sua personale ricerca escatologica, l’ “antica filosofia della morte o magia viola” (da “Detaching from Satan”).

Ogni parte di questa edizione concettuale è stata progettata seguendo i suggerimenti lasciati dall’autore, il quale crede fermamente che il potere nascosto di queste registrazioni dovrebbe essere lasciato morire. Questa “edizione morente” rappresenta così l’inumazione concettuale di questo corpo artistico, la sua sepoltura finale.

Questa edizione d’arte, e gli elementi che la compongono, sono stati progettati per deperire nel tempo, fino al  loro completo disfacimento, alla loro totale consunzione, fino a svelarne la forma “sublime”, per diventare così oggetto di pura contemplazione.

La particolare terra che compone l’opera, ricca di materiale organico, è l’elemento chimico catalizzatore di tale processo. Allo stesso modo, l’oggetto sonoro in ceramica contenuto nell’edizione, consumerà via via le onde sonore incise attraverso il processo stesso di riproduzione, che avviene per frizione meccanica della puntina del giradischi sul disco stesso. Lentamente, scompariranno ad ogni ascolto, lasciando solo mute ceneri. Questo nuovo “corpo artistico” così sublimato, potrà essere conservato ed ammirato nella sua nuova natura di reliquia.

Questo quanto scritto sul sito della Radical Matters a spiegazione dell’uscita di Satan’s Future, release a nome Paul Chain fino a poco tempo fa disponibile sul sito della Minotauro Records – etichetta delegata alla vendita del prodotto – in tiratura limitata a soli cinquanta pezzi, tutti già sold out in pochi giorni.

Per meglio interpretare – o cercare di farlo – lo spirito di un progetto di questo tipo vale la pena riportare anche le parole di Fulvio Zagato, team principal del Paul Chain Official Fan club che ha supportato l’uscita fornendo materiale dell’artista pesarese.  

Ho accolto con vivo interesse, e con un certo entusiasmo, questo singolare progetto culturale di Sandro Gronchi e della sua Radical Matters. Vorrei in special modo porre l’accento sulla parola “culturale”, poiché definirla semplice operazione discografica sarebbe oltremodo riduttivo, e non renderebbe giustizia al suo valore oggettivo e simbolico. Valore che non è rappresentato solo dal pur lodevole intento di riportare alla luce, e all’attenzione del pubblico, alcuni brani semisconosciuti del Maestro pesarese; e neanche dall’aver interpretato, con un simbolismo così originale, la morte e la consunzione di un mito e della sua arte; ma anche e soprattutto per la volontà e l’ardire di collocare il tutto a un livello artistico così elevato; oserei dire, anzi, intellettualmente raffinato. L’ambizione di Sandro (a mio giudizio brillantemente conseguita) è stata infatti quella di attribuire all’opera di Paul Chain lo status di arte a tutti gli effetti, declinandone il valore specifico non soltanto attraverso l’intuizione e la concettualizzazione – già di per sé geniali – delle “edizioni morenti” impresse artigianalmente sulla fugace ceramica (e accompagnandole con preziose riproduzioni fotografiche, stampate a mano da Andrea Sozzi). Mi riferisco in particolare all’evento organizzato nel Sound Corner 21 dell’Auditorium Parco della Musica di Roma, nell’aprile del 2015: un audio-installazione/anteprima del progetto Satan’s future allestita in un prestigioso “tempio” della cultura, non solo musicale, che ogni anno propone innumerevoli eventi di grande richiamo e rilevanza artistica. Questo ha significato collocare l’opera di Paul Chain in un contesto (anche se di modeste dimensioni come il Sound Corner) di autorevole promozione culturale, riconoscendo la dignità e la caratura artistica di questo controverso ma seminale “artigiano della musica”. Alla fine di tutto, però, resta il rammarico di trovarsi al cospetto, fatalmente, di un riconoscimento “postumo”.

 

Satan’s Future, il pezzo contenuto nella dying edition a 45 giri in ceramica mono-lato rigorosamente e abilmente realizzato a mano da Sandro Gronchi, possiede la peculiarità di deteriorarsi ascolto dopo ascolto. A ogni passaggio della puntina l’effetto della frizione meccanica “asporta” dai solchi una piccola quantità di materiale ceramico che, alla fine del brano, si presenta come un velo di polvere bianca sulla superficie del disco. Il processo avviene ogni volta che si ripete l’operazione, fino a raggiungere il punto-limite in cui la musica viene fatalmente sostituita dal puro fruscio, in quanto i solchi vengono completamente “consumati” meccanicamente nel corso dei ripetuti ascolti.

Oltre al pezzo del 45 giri sopracitato, Satan’s Future consta di cinque brani, già pubblicati in passato da Paul Chain ma di difficile reperibilità. Più specificamente, essi provengono dalle “Relative Tapes 1980-1990 vol. 1-2-3-4” del 1992, anche se “Ghosts of the Past” in realtà era presente con la denominazione di “Spettri del Passato“. Per quanto afferente “Oblivious part II” si tratta dalla versione ampliata del 2002 presente all’interno delle “Relative Tapes on cd 1980-1994“. Entrambe le edizioni, così come il Vol. 5 del 1993 furono autoprodotte in tiratura limitata e numerata: i primi cinque volumi su nastro, mentre il box del 2002 su 7 Cd-r in soli cento esemplari.

A livello di sound, i cinque pezzi messi in fila uno dopo l’altro rappresentano, per lo scriba, un estratto di quanto di più allucinato/allucinante abbia composto Paul Chain nel periodo ancora ascrivibile a territori hard’n’heavy, anche se è sempre tremendamente difficile inscatolare entro perimetri precostituiti l’opera dell’Uomo di Pesaro. Una manciata di canzoni stranianti prive di chitarre sanguinolenta e urla sovrumane, legate da un sottile fil rouge costituito da un’inesorabile, ferale attacco psicologico lungo trentacinque minuti scarsi. Oltre all’onnipresente Paul Chain, all’interno del terzo brano del lotto, Ghosts of The Past, si può beneficiare del violino suonato da Milena Lanciaprima, una chicca assoluta da parte di una protagonista indiscussa del periodo fine anni Settanta inizio Ottanta in ambito Paul Chain ma anche Death SS. Lo stesso brano si avvale delle percussioni di Giuseppe Cardone

Let the Sabbath go ahead…

   

 

“Per me la morte è la base di tutto. […] Anche il cimitero è un luogo molto importante per me; di esso ne ho sempre sfruttato tutto. […] La gente ha un’opinione distorta del cimitero, crede che sia la porta dell’aldilà o chissà cosa; invece esso è solamente il posto dove vengono deposti i cadaveri, mentre l’energia si è già trasferita da un’altra parte. Quindi nel cimitero c’è questa assenza d’energia che col tempo sono riuscito a percepire e grazie alla quale ho capito molte cose”. – Estratto da “Filosofia Viola”, intervista a Paul Chain di Marco Cavallini, del 2 Aprile 1996.

 

 

Stefano “Steven Rich” Ricetti

 

 

 

Contenuto del box:

 

  •     panno nero con croce dorata
  •     45 giri in ceramica
  •     cd con 5 brani (con 4 anticipazioni delle prossime pubblicazioni su ceramica)
  •     2 foto stampate a mano e antichizzate
  •     2 immagini di Paul formato 45 giri
  •     volantini/cartoncini
  •     terriccio per “inumare” il 45 giri

 

 

PAUL CHAIN SATANS FUTURE BOX

 

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