Recensione: Scarred

Di Gianluca Fontanesi - 21 Dicembre 2014 - 23:52
Scarred
Band: Chainfist
Etichetta:
Genere: Metalcore 
Anno: 2014
Nazione:
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61

Premessa

I dischi come questo fanno parte del classico insieme che non ammette mezze misure: o ami o detesti alla massima potenza. Il redattore in questo caso ha nella mente il diavoletto e l’angioletto che se le danno di santa e blasfema ragione; per evitare di offendere certe sensibilità omettiamo la trascrittura dei dialoghi in favore di una più riassuntiva, efficace e politicamente corretta prosa.

La versione del Diavolo.

Dunque. La brochure promozionale presenta in pompa magna questo “Scarred” citando una recensione danese (il paese d’origine della band) del primo disco con tanto di 10/10 e la dicitura “Questo disco è una bomba”. Il messaggio subliminale lascia ovviamente intendere che “Scarred”, secondo nato da madre relativamente giovane (i Chainfist sono attivi dal 2007) debba per forza essere un’opera da 11, finita la recensione e tutti a casa.

Ah, dobbiamo dire per forza la nostra? Bene: questo è un prodotto mieloso, scontato, banale, probabilmente abilmente costruito e credibile come l’annuncio di un imminente disco nuovo da parte dei Tool. Può bastare o dobbiamo andare avanti? I Chainfist sono formati da membri di Panzerchrist, Frozen Sun e Infernal Death, la loro musica è un’orgia di cliché e una sfilza di banalità davvero rare da trovare tutte insieme.
Partiamo dalla produzione, che risulta cristallina quanto leccata e catchy al punto giusto per rendere il genere proposto in maniera più radiofonica possibile e spalmabile su Mtv come Nutella avariata su un pane stantio snobbato anche dagli uccellini. Le chitarre? Vogliamo parlarne? I riff sono fantasiosi e vari come un’ora passata a pelare le patate e plagiano un po’ qualsiasi cosa si muova nel metal moderno e non: i continui terzinati mononota e un livello ritmico da 1986 unito a qualcosa di swedish melodico senza nessun briciolo di personalità non sono, nel 2014, nemmeno giudicabili e il suono è abrasivo come un grissino che cerca di tagliare un diamante. Le armonizzazioni sono praticamente inesistenti. Il basso fa il suo sporco lavoro non esistendo per tutta la durata del disco e la batteria fa il compitino di metal moderno col solito buon lavoro di doppia cassa, partiture in 2/4, sincopati e compagnia bella. La voce completa questa fiera del pacchiano risultando più commerciale e vendibile possibile.
Musicalmente, se non l’avete ancora capito, si plagia a raffica quel filone che comprende Trivium, Avenged Sevenfold, Five Finger Death Punch e simili; vogliamo però mettere con gli originali? Se siete in crisi d’astinenza da queste due band potete anche fare un salto da queste parti dove il ruffiano comanda, però poi non dite che non vi avevamo avvertito. La brochure continua associando il polpettone a Disturbed, Volbeat e Mercenary; proprio a “11 Dreams” di questi ultimi dovrebbe rivolgersi la vostra attenzione, poi trovate le differenze. C’è davvero altro da dire? “Scarred” è un prodotto con più buchi della difesa del Milan e virile come un eunuco; potrebbe anche risultare irritante e inascoltabile per molti, e a ragione. Ciò non toglie che la brochure finisce con la dicitura “mainstream appeal”, se le canta anche da sola! Non è poi che tutto ciò che è mainstream sia da buttare, anzi; certe volte però alcuni tentativi sono veramente grami e davvero poca cosa. Non possiamo quindi accontentarci e passiamo oltre; se il ricambio generazionale deve essere in favore di nuove leve di questo tipo, forse è meglio che certi sarcofagi ambulanti continuino ad esistere perché ancora non c’è partita.

La versione dell’angelo.

Per inspiegabili ragioni di marketing un disco come “Scarred” esce in autunno; lo fa con composizioni ariose e totalmente volte alla stagione estiva decisamente lontana. E’ un’opera fresca, solare e allegra nonostante una buona mole di difetti. È un prodotto che non ha niente che non va, formalmente funziona: è catchy al punto giusto, melodico al punto giusto, zeppo di groove al punto giusto e, allo stesso tempo derivativo in troppi punti giusti. Parliamo di un disco zeppo di contrapposizioni, in cui si alternano buone idee ad alcune onestamente inaccettabili. I pezzi proposti sono dieci più il remake acustico di “Black Rebel Noise”; si alternano momenti più aggressivi ad altri più ragionati e tutto funziona davvero a meraviglia. Fin, troppo, in quanto le idee dei nostri si rifanno totalmente alle band di loro ispirazione, talvolta plagiandole anche in maniera non troppo velata. A vincere in molti frangenti sono le canzoni che, per certi versi, risultano irresistibili anche se adatte ad ascolti disinteressati ; l’esecuzione a livello strumentale è discreta e la produzione è perfetta e talmente pulita da risultare quasi artefatta. Abbastanza pregevoli gli assolo di chitarra; le linee vocali si rivolgono a chi apprezza i ritornelli da canticchiare e James Hetfield che viene ripetutamente scimmiottato. Pochi i momenti di tecnica effettiva: “Scarred” punta tutto sul groove e sull’accompagnamento dei coracci da stadio che puntualmente spuntano come mosche. Se amate Trivium, Avenged Sevenfold, Five Finger Death Punch, mettiamoci i Volbeat e il metal moderno iper melodico, i Chainfist fanno sicuramente al caso vostro.
Concettualmente “Scarred” è un’opera discreta e a basso consumo; è come detto un disco stagionale, da ascoltare tra amici e da fruire come colonna sonora per momenti scanzonati. Altro purtroppo non può dare; confidiamo in una svolta più personale e matura per il famoso terzo disco, le carte per poter fare il botto ci sono. Vanno solo sfuttate.

Conclusione.

A voi ora la scelta: da che parte state? Tirando le somme bisogna per forza sceglierne una; questo è però il caso in cui la verità sta nel mezzo leggermente protendente verso il Demonio. A conti fatti sono più i difetti  a emergere che altro; i pregi sono quelli di altre band e ci si è accontentati di ripeterli senza aggiungere niente di personale. In un mondo balordo e bastardo come il nostro potrebbe anche essere abbastanza per sfondare, ed è una tristissima verità…

 

 

 

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