Recensione: Seasons Will Fall

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Seguo le imprese dei Circle II Circle sin dal loro primo album, quando il ricordo dei Savatage era ancora fresco e Zak Stevens ne era appena uscito. Molta acqua è passata sotto i ponti da allora e la line up è cambiata parecchio. Oltre a Zak, non c'è più spazio per ex membri della storica band dei fratelli Oliva e, anzi, molti dei musicisti coinvolti in questo Seasons Will Fall sono nuovi. Abbiamo quindi Adam Sagan alla batteria e Henning Wanner alle testiere (tra gli altri: Jaded Heart e White Lion). Unico amico di vecchia data di Zak è il bassista e produttore Paul Michael Stewart.

Ammetto di non aver gradito il loro album precedente, nonostante avesse qualche pezzo superiore alla media e speravo di trovare qualcosa di interessante in questo nuovo lavoro. Purtroppo, sono rimasto deluso.

Già l'opener Diamond Blade appare moscia, anonima e ben poco grintosa. Anche l'ugola di Zak sembra stanca e non aiuta a far decollare un pezzo che si limita a seguire gli standard stilistici cominciati un mucchio di anni fa con Edge Of Thorns. Without a Sound è la fotocopia del brano precedente anche se è da segnalare una performance ottima da parte dei musicisti coinvolti. Le cose migliorano un po' con il terzo pezzo, Killing Death: l'interpretazione vocale è finalmente coinvolgente e sembra quasi essere in grado di riprendere un filo interrotto quale disco fa. Ancora una volta sono rimasto piacevolmente stupito dall'ottimo lavoro delle chitarre soliste.

Arriviamo alla parte succosa del disco con i nove minuti di Epiphany. Per quanto varia e interpretata in modo ottimale da Zak, non mi ha lasciato granché, se non un vago senso di noia. L'impressione è che si sarebbe potuto fare un brano più breve e meno ridondante. End of Emotion segna il ritorno ai pezzi drammatici firmati Circle II Circle. Molto piacevole il ritornello che riporta su l'attenzione dell'ascoltatore. Fino a questo momento è il brano migliore di un album che, tutto sommato, fatica a decollare. Dreams That Never Die continua il discorso intrapreso con la canzone precedente. Sette minuti con tanto di voci che si rincorrono nella parte centrale (qualcuno ha detto ancora Savatage?). Delle note di piano ci introducono la title track che poi si sviluppa su linee più aggressive. Ottime le intenzioni, un po' meno l'esecuzione.

Carina, ma nulla più, la seguente Never Gonna Stop che dà l'idea di essere stata ascoltata già decine di altre volte. Un po' faticosamente giungiamo a Isolation: buona ritmica iniziale e buono il ritornello. Non una hit ma, a questo punto, comincio a dubitarne che ne troveremo. Sweet Despair è una gradevole power ballad. Il problema è che, per quanto sia tutto ben suonato, si ha sempre l'impressione di imbattersi in qualcosa di già sentito ed è la noia ad avere la meglio. Anche Downshot, presa singolarmente, non è male ma appare sempre poco ispirata. Conclude il disco Only Yesterday, lenta e piacevole quanto basta, con una splendida linea vocale.

Mi rendo conto che questi sono gli album più difficili da recensire, perché suonati e composti con estrema professionalità ma che, arrivati in fondo, lasciano un certo senso di insoddisfazione. Se vi sono sempre piaciuti i Circle II Circle dovreste rimanere soddisfatti anche da questa loro ultima fatica. Per quanto mi riguarda, torno a The Wake Of Magellan.

 

Mauro Saracino

 

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Tracklist:

1.    Diamond Blade
2.    Without a Sound
3.    Killing Death  
4.    Epiphany
5.    End of Emotion
6.    Dreams That Never Die
7.    Seasons Will Fall
8.    Never Gonna Stop
9.    Isolation
10.    Sweet Despair
11.    Downshot
12.    Only Yesterday

Formazione:

Zak Stevens – voce
Adam Sagan – batteria
Bill Hudson – chitarra
Paul Michael Stewart – basso
Christian David Wentz – chitarra
Henning Wanner – tastiera



Durata:  67 min circa


 

 
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