Recensione: Second Life Syndrome

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Come si può definire un capolavoro della musica? Le possibilità sono due: O si crea qualcosa di nuovo, mai ascoltato prima, qualcosa che rapisca l'ascoltatore con il suo diversificarsi dalla proposta precedente. Oppure si compone un album che di nuovo non crea molto, ma che è capace di inserire il singolare approccio di nuovi veri artisti ad un filone musicale già presente.
Quanto scritto nella seconda ipotesi non significa riprendere sonorità che già tutti conoscono ed utilizzarle per raccontare ciò che si desidera, ma bensì piegare questi suoni e queste melodie perché si trasformino nel contenitore adatto per che vogliamo inserirvi. Imparare la lezione dei grandi gruppi e modellarla fino a renderla capace di contenere le emozioni che gli verranno riversate all'interno, questo è l'obbiettivo.

E per i Riverside le emozioni sono la vera e propria materia prima, perché verrete travolti dolcemente da un senso di misticismo profondo quando ascolterete rapiti le voci che scivolano dolcemente lungo tutta After che come un avvertimento sembra chiedere di prestare attenzione a quello che si rivelerà di fronte a voi. Rimarrete deliziati dal lento ed emozionato assolo finale di chitarra che vi porterà per mano verso Volte-Face. Qualche secondo di silenzio, interrotto solo da notturni e misteriosi suoni, ma poi, senza alcun preavviso, ecco che in lontananza sentiamo la batteria di Piotr Kozieradzki. Si avvicina minacciosa e subito aggredisce, assistita dalle tastiere di Michael Lapaj e dal basso di Mariusz Duda. I Riverside ci fanno capire subito che il nostro viaggio non sarà tanto semplice. L'evoluzione classica del prog è parte del loro contenitore di emozioni e loro ne fanno sfoggio con un abilità straordinaria. Ma state tranquilli, non vi perderete in questo oceano in tempesta, la chitarra di Piotr Grudziński sarà sempre pronta a fornirvi la via da seguire. La sua dolcezza e la sua sensibilità vi accompagneranno in tutte le evoluzioni della canzone e in nessun istante vi sentirete abbandonati. Inoltre quando la voce di Duda (voce/basso) farà la sua comparsa vi tranquillizzerete ulteriormente. Ma attenzione! Non parlo di tranquillità suggerita dalle melodie dolci, ma della tranquillità di avere un'ancora alla quale aggrapparsi quando il vorticoso tornado delle emozioni agguanterà i suoni che riceverete direttamente nel vostro cuore. Conceiving You, ballata di incredibile intensità emotiva, contenente un altro lento assolo da brivido della chitarra di Grudziński e delle linee vocali che Duda trasforma in malinconia allo stato puro. Ed è ancora atmosfera. Ecco Second Life Sindrome, quindici minuti di pura estasi onirica, di passaggi lenti e dolci, di richiami al metal più potente e soprattutto di musica fatta con il cuore. Questo pezzo può essere il perfetto rappresentante della musica di questi polacchi (Nazione fredda e distaccata? Riverside e Indukti evidentemente non lo sanno!) capaci di passare dalla dolcezza del pianoforte sino all'aggressività del cantato growl con grande velocità senza che il senso della canzone venga per questo dimenticato. Un filo invisibile collega ogni traccia e così se le tastiere onnipresenti di Lapaj ci fanno riaffiorare in superficie ecco che basso e chitarra ci riportano in profondità. Stiamo seguendo un uomo nella ricerca di se stesso sin da quando la narrazione di Duda aveva aperto l'album e ora ci troviamo nel bel mezzo della rabbia di Artificial Smile. Come sempre sono le tastiere a farla da padrone, stendendo un tappeto sulla quale gli altri strumenti disegnano con mano esperta e la voce di Duda tesse e strappa di continuo. Dopo tutta questa follia la vostra mente sentirà il bisogno di un po' di pace e I Turned You Down si assumerà questo difficile compito riuscendo in pieno nel suo intento. Ora però siete nuovamente pronti per le emozioni più disparate e siete anche pronti per rinunciare alla presenza rassicurante della voce di Duda, così suadente e melodica nell'accarezzarvi per la maggior parte della sua narrazione. Reality Dream III è una traccia interamente strumentale, ma non una di quelle che servono per far capire quanta tecnica possiede ogni singolo componente, bensì una strumentale fatta per trasmettere quelle emozioni che solo gli strumenti, uniti tra loro senza prevaricazioni di ogni sorta, riescono a trasmettere. Dimenticate virtuosismi fini a se stessi, qui tutto è al servizio della melodia e della sperimentazione, un capolavoro che non ha nulla da invidiare a nessuna canzone strumentale di nessun gruppo in circolazione.
Continuiamo con l'ascolto, ecco Dance with the Shadow, incredibile come Duda riesca sempre ad interpretare con cuore tutte le complicate liriche, non un attimo di incertezza. Ipnotico il suo lavoro con il basso, come in fondo i lenti assoli di chitarra che vi delizieranno con la loro struggente intensità. Siamo alla fine, con Before il nostro viaggio a termine nella malinconia. Non ci sono cambi di tempo tra i più disparati, solo una lenta e malinconica canzone con delle linee vocali che vi scioglieranno lentamente. Il finale in crescendo termina con dei suoni piuttosto inquietanti, come a ricordare che quest'opera è sola una parte, che il terzo capitolo (il primo è Out of Myself) deve ancora arrivare e che sarà pieno di sorprese.

Probabilmente vi domanderete quali sono i gruppi dai quali i Riverside prendono spunto per creare il loro contenitore di emozioni, bene, principalmente possiamo riassumerli in: Anatema, Pain of Salvation, Pink Floyd ed Opeth. Perché ne parlo solo alla fine? Perché non è necessario saperlo, non si tratta di mancanza di idee, ma di accettazione di scelte sonore già testate, capaci di sostenere, con i dovuti ritocchi che solo i maestri sanno dare, un carico emotivo così intenso.

Tracklist:
1) After (03:34)
2) Volte-Face (08:42)
3) Conceiving You (03:42)
4) Second Life Syndrome (15:43)
5) Artificial Smile (05:29)
6) I Turned You Down (04:36)
7) Reality Dream III [Instrumental] (05:03)
8) Dance With the Shadow (11:40)
9) Before (05:23)

 
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