Recensione: Secrets And Lies

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Certamente meno quotato di altre ugole storiche del melodic rock, dopo oltre trent’anni di onoratissima carriera perlopiù legata ai grandissimi FM, Steve Overland rimane una di quelle certezze in grado di far battere il cuore degli appassionati quasi come fossimo ancora nei favolosi ‘80's.

Che si tratti della band madre o – come in questo caso – degli Shadowman, la ricetta varia il minimo indispensabile e il risultato rimane (quasi) sempre gradevole e di gran classe; in questo senso l’ultimo nato “Secrets And Lies” non delude in alcun modo le aspettative.

Rispetto agli album targati FM il rocker britannico pare voler dare maggior risalto alle sfumature blues/soul del proprio repertorio, cucendovi addosso dodici canzoni dal taglio inevitabilmente classico, giocate su atmosfere suadenti, giri di chitarra taglienti e pertinenti inserti di tastiere ad opera di Steve Morris e dello special guest Didge Digital.

Brani quali l’opener “Gravity”, “Contagious“ o “Broken Bones” risultano essere dei veri e propri manifesti programmatici di quanto poc’anzi affermato, grazie anche al valido contributo di Chris Childs e Harry James (entrambi già visti in azione con i Thunder) ma soprattutto a una buona dose di genuina ispirazione, in grado di donare il giusto tiro ad ogni singola traccia.

Ispirazione che appare peraltro evidente sia quando gli Shadowman si cimentano con gli episodi più rilassati (come la delicata “Put It All On Love” o “Be True To Yourself”) sia quando mettono le loro doti e il loro feeling al servizio dell’hard blues (come nella sensuale “Face The Night”e nella speditissima “Stand Up And Be Counted”) o del rock più puramente settantiano (ascoltare per credere la rovente “No Smoke Without Fire” o la title track con il suo hammond pulsante).

Peccato, volendo essere onesti al 100%, per un paio di filler onestamente evitabili (la poco convinta “Good Times, Bad Times” e il refrain non troppo ispirato di "Automatic"), perché la maggior parte delle canzoni in scaletta fanno davvero una gran figura.

Un pochino al di sotto dei precedenti “Watching Over You” e “Ghost In The Mirror”, ma nel contempo un'altra gradita conferma sul fronte Shadowman.

Stefano Burini

 
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