Recensione: Septem

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Luci e ombre caratterizzano questo “Septem“, primo lavoro omonimo pubblicato da questo giovane quintetto tricolore dedito ad un Heavy Metal potente ed oscuro.
L’opera, uscita nei primi mesi del 2013, mostra un gruppo tecnicamente preparato, con buone capacità compositive, che tuttavia, tende talora ad essere dispersivo e troppo prolisso, dando l’impressione di andare alla ricerca dell’idea vincente, senza riuscire a raggiungerla del tutto.
L’album, caratterizzato altresì da una produzione che pone un po’ in ombra la sezione ritmica, è in ogni caso un prodotto complessivamente discreto ed interessante.

“Mind Loss“, la traccia apripista del disco, riassume perfettamente quanto esplicato in apertura. L’opener è caratterizzata da una serie di riff chitarristici notevoli ed è inoltre, impreziosita da un refrain orecchiabile. Tuttavia in alcuni frangenti, il gruppo sembra perdersi in una serie di soluzioni ritmiche e parti soliste di dubbia qualità ed utilità, che alla lunga rischiano di rendere noiosa la struttura del pezzo.
Più convincenti risultano invece essere le buone “The Stranger“  e “Purified By The Pain“, che pur mostrando uno schema compositivo piuttosto simile al brano precedente, si rivelano gradevoli ed impreziosite dalle ottime melodie vocali interpretate dal bravo Daniele Armanini.
La successiva “Rebirth“ non cambia le coordinate del gruppo che rimane ancorato ad un Heavy d’assalto e massiccio, indubbiamente notevole, anche se abbastanza prevedibile.
Non mancano comunque anche in questo caso degli spunti melodici interessanti.

Pure “Journey To Eternity“ continua fedelmente sulla medesima scia delle canzoni precedenti, dovendo tutto all’ottima melodia allestita dal singer.
“Cold Dead Heart“ e “Septima“ tengono l’album su un equilibrio abbastanza stabile, anche se, procedendo nell’ascolto, è riscontrabile una certa staticità nella proposta del gruppo tricolore che (soprattutto in “Septima“) non manca comunque di ammaliare con una serie di rocciosi riff affini, a tratti, ai britannici Saxon.
La lunga “A Different Day“ e “Choose Your Death“ , ripetono con successo la solita formula del gruppo, che saluta il proprio pubblico con la potente ed oscura “Keep Metal Alive“, inno conclusivo dedicato al genere musicale che da anni e anni non cessa di far gioire i Metalheads di mezzo mondo.

Un buon lavoro insomma, anche se tutto sommato poco vario e non sempre all’altezza delle capacità di un gruppo che sicuramente saprà imparare dai propri errori e migliorare nel prossimo futuro.

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