Recensione: Serum

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Nella truppa che annovera fra le proprie fila le band dedite al melodic death metal vi sono anche i Dead Alone, attivi dal 2004 e autori di cinque full-length, di cui l'ultimo è il neonato “Serum”.

Più che di melodic death metal, però, si dovrebbe discutere di atmospheric death metal, fattispecie di recente derivazione che ha fatto sua l'analoga sperimentazione avvenuta nel campo del black metal.

Non che ci sia poi così tanta diversità, fra melodic e atmospheric, tuttavia la seconda interpretazione fornisce elementi di discussione legati maggiormente all'approfondimento dell'aspetto emozionale, allo sviluppo di un mood che abbia le caratteristiche intrinseche di una forte visionarietà e all'adattamento, alla musica, di tematiche non banali. Come nel caso in ispecie, in cui la formazione tedesca cerca di rispecchiare una realtà di apocalittica oppressione, causata dal comportamento dell'umanità stessa, impegnata a sfruttare senza pietà fede e speranza.

Così, il legame fra testo e musica determina un death melodico di immense proporzioni, regolato nelle dimensioni spazio temporali  dall'enorme lavoro delle due chitarre pilotate da Fred Freundorfer e Michael Grabow, autori di uno sterminato wall of sound, intrecciato dai granitici riff da essi prodotti e amalgamati dal furente rombare del basso di Florian Heff. Pure vocalist, il suo growling spesso e possente che scivola a volte in uno scream disperato, è l'ideale complemento di un sound davvero esplosivo, a tratti pure devastante, soprattutto quando la batteria di Beni Merl sfonda la barriera dei blast-beats ('Indoctrination').

Davvero una band significativamente compatta, coesa, tutta d'un pezzo che, evidentemente, fa sua l'esperienza di quattordici anni di attività.

Come si può rilevare da quanto sopra più volte accennato, l'aggettivo che si usa parecchio, in “Serum”, è proprio melodico. Del resto, come non rimanere a occhi aperti di fronte a una song come la strumentale 'Faith...', mirabolante esplosione di armonia e languida tristezza, che, da sola, vale in toto il disco. Un simile picco di poesia si può raggiungere rare volte, talmente sia un'irraggiungibile meta... allora, le lacrime solcano le guance per lo struggersi di emozioni violente, che scuotono lo stomaco, che inducono a sognare, a volare, a toccare il cielo per poi precipitare.

Le altre canzoni colgono di meno la magia di Euterpe ma non crollano di intensità: “Serum” è un album che non cala di tono, anzi rotea nella mente trascinando i pensieri con sé, là dove nessuno può arrivare. In tal senso, allora, la grazia unita alla brutalità formano una deliziosa, antitetica visione di un mondo in inarrestabile decadimento, rosicchiato nelle viscere da se stesso. I Dead Alone riescono a cogliere questa finezza sentimentale, iterando melodie (di nuovo...) assolutamente rilevanti in ciascuno degli undici brani che compongono il platter, usufruendo anche del lamento del pianoforte ('Four Prophets'). Sempre e comunque, è bene evidenziarlo per evitare equivoci, appoggiandosi a una struttura musicale potentissima, a volte brutale, sempre impegnata a dare il massimo in termini di ritmo e impatto sonoro ('Fear').

Ancora una sorpresa in ambito di death metal melodico ove, non ci si stanca mai di scriverlo, pare sia già stato dato tutto.

Il che, pertanto, non è vero.

Daniele “dani66” D'Adamo

 
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