Recensione: Shadow Sleep

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Con puntualità svizzera rispetto alla classica tabella di marcia un full-length all'anno, arriva il terzo album degli statunitensi (nati a Chicago nel 2012) Starkill, "Shadow Sleep", che fa seguito agli altri due lavori "Fires of Life" (2013) e "Virus of the Mind" (2014). Relativamente a un altro classico, inoltre, "Shadow Sleep" dovrebbe rappresentare la cartina al tornasole delle potenzialità tecnico/artistiche della formazione dell'Illinois, in qualità, appunto, di suo terzogenito.

Se così deve essere, allora, agli Starkill non manca nulla per lasciare un segno deciso nella storia del death metal melodico. "Shadow Sleep", difatti, è un lavoro maturo, perfettamente costruito, che sprizza freschezza da tutti i pori. Spaziando con disinvoltura dalle melodie più dolci e accattivanti ('Walk Through Fire', 'Burn Your World', 'Ruin') sino alla brutalità dei blast-beats ('Captive of Night', 'Shadow Sleep'). Death metal melodico che non appartiene a nessuna delle fattispecie conosciute, nemmeno al modern melodeath. Gli Starkill pestano troppo duro per non rientrare al 100% nel death vero e proprio: la potenza di fuoco di "Shadow Sleep" è notevolissima, e non lascia alcuno scampo ai cuori più deboli.

Il talentuoso Parker Jameson è il formidabile capitano che comanda una nave ricchissima di giovinezza, la quale innalza la propria musica da una solidissima base metal. Si potrebbe individuare nell'US power la matrice primordiale da cui muovono gli accordi natii delle stupende song di "Shadow Sleep", successivamente arrangiati con enorme senso del gusto da Jameson stesso. Che non si esime certo di infarcire il sound di elaborate quanto poderose e orecchiabilissime orchestrazioni ('Through the Darkness').

Un sound certo non originalissimo poiché classico, tuttavia eseguito alla perfezione grazie alla bravura del quartetto, facilmente rilevabile, nondimeno, dalle potenti esibizioni dal vivo, ove i Nostri lasciano intendere di essere a loro pieno agio (p.e.: "70000tons of Metal 2016"). Un sound però caleidoscopico, capace di dar luogo a canzoni varie e ben diverse le une dalle altre, seppure rispondenti allo stesso input natìo.

Prove ne è 'Cloudless', clamoroso capolavoro di composizione, ammantata da un dolce, velato, melanconico mood - che peraltro è uno dei leit motiv del platter - e nobilitata da un refrain (cantato dall'altro bravissimo chitarrista Tony Keathley) incredibile, pescato chissà come e chissà dove, nel firmamento brillante miliardi di stelle. Una canzone che si stampa nella mente per non uscirne mai più, che caratterizza in modo forte tutto "Shadow Sleep".

Eccezionale!

Ma l'inventiva degli Starkill pare davvero non avere mai fine, per cui ci sono altri episodi assolutamente memorabili, come le hit 'Piece of Paradise' - con voce femminile a supporto - e 'Into the Grey' - con guitar-solo neoclassici - , che faranno sobbalzare dalla sedia tutti gli appassionati del melodic death metal. Inventiva e sicurezza dei propri mezzi, poiché essi suonano come un ensemble navigato da anni e anni di esperienza, quando, al contrario, esistono da soltanto quattro anni. Segno di un background culturale enorme, dietro le loro spalle. Musicisti coi fiocchi, insomma.

Musicisti che, una volta di più, rappresentano un evidente ritorno al ridetto melodic death metal da parte di molte nuove leve che nascono tutti i giorni in ogni angolo del Mondo. Un genere già dato per spacciato troppe volte che, invece, regala con cadenza regolare chicche di spettacolare qualità assoluta.

Come questa.

Come i formidabili Starkill e il loro mirabolante "Shadow Sleep".

Daniele D'Adamo

 
85