Recensione: Shadowplay

Di Marco Giono - 18 Novembre 2015 - 0:30
Shadowplay
Band: Dragony
Etichetta:
Genere: Power 
Anno: 2015
Nazione:
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60

 

…lo ammetto mi sono commosso: intro tetra… 

 

La tetra vita del recensore. A volte si tratta di un link, in altri casi una busta via posta raccomandata. Ricevi il tuo promo e la necessità di ascendere verso lo zen dell’obbiettività ti imporrebbe di isolarti. Facebook lo leggi velocemente, giusto per esserci, poi vedi l’ennesimo selfie e passi senza troppi ripensamenti. I forum? Meglio di no, qualcuno potrebbe aver già ascoltato l’album in anteprima. Le altre webzine? Quali altri webzine? Decidi di distrarti nel locale di fiducia, un dj-set sobrio, incontri gli amici, ma tu svii, parli di calcio, l’eterna lotta tra bene e Belen, magari anche di politica, ma eviti la musica. Nulla. 
Solo che, lo confesso, stavolta non è andata così. Ricevuta la mia promo dei Dragony, stavolta digitale, nell’intento certamente nobile di informarmi sulla band, finisco sciaguratamente in un forum; i vari nick che lo popolano lo hanno ovviamente già ascoltato. Non mi rimane che riportarne i commenti:

BraccoBaldo666…quando ho ricevuto il pacco contente il cd l’ho scartato con timore. Non sono un fan, non fraintendetemi, ma ascoltarli in quest’ultimo lavoro è stato come accogliere dopo tanto tempo un caro amico. Lo ammetto mi sono commmosso…
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Ezechiele25:17 replies BraccoBalbaldo ti quoto in pieno. Non ci sono parole, certo non è un capolavoro , ma per me Disco dell’anno.
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Dragoniaall’inizio stentava, poi è cresciuto ad ogni ascolto, sono certo che rimarrà per tanto tempo nel mio lettore cd.
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Il mouse trema…I Dragony hanno fatto quindi un grande album? Io ormai sono certamente in ritardo con la mia recensione, temo di aver mancato l’ennesima grande occasione.  Devo rimediare senza ulteriori indugi. 

 

 …Senza indugi, ma il mouse trema…

 

I Dragony nascono dall’implosione di due gruppi gli Omega Effect e gli Eleftheria, da lì infatti provengono Daniel Stockinger, Andreas Poppernitsch e il cantante Siegfried Samer. Trattasi di Bing Bang nerdoso. I tre sguazzano nel più putrido fantasy, bazzicano il GDR più estremo, non temono rivali quando si tratta di gettare i dadi e tentare la scalata del leggendario Monte Fato a bordo della Dragon Cart. Una buca tira l’altra e salta fuori il progettino che non ti aspetti. Nome in codice: Dragonslayer Project. L’idea è quella di compiere la volontà degli dei Nerd attraverso le muse di gruppi quali Avantasia, Hammerfall, Stratovarius e tutto ciò che fino ad oggi il meglio del Power 2.0 ha saputo offrirci. Il Dragonslayer Project non era però cosa da prendersi troppo sul serio, per cui i nostri eroi decidono di mutare in Dragony. A questi signori austrici i clichet piacciono e non saremmo di certo noi a dirgli di no. Esordiscono nel 2011 con la loro metal opera “Legends”, una sinfonia metal dai toni epici che richiama alcune loro influenze primarie: Avantasia e Hammerfall tutte e lì si ferma senza trovare spunti originali o almeno personali. La formazione nel 2012 subisce dei cambiamenti, infatti subentrano alle tastiere  Manuel Hartleb e alla chitarre Simon Saito che si aggiungono al nucleo originario dei Dragony composto da Frederic Brünner alla batteria, Herbert Glos al basso, alla chitarra Andreas Poppernitsch e alla voce Siegfried “The Dragonslayer” Samer.  

A quattro anni di distanza riprende il glorioso viaggio dei nostri eroi austriaci. Il loro nuovo album s’intitola “Shadowplay” e riprende il mood degli esordi, quella tendenza stilistica che viene definita dai Dragony stessi glory metal, un metal pseudo sinfonico devoto a innalzare cori maestosi con uno spirito pseudo gioioso alla Freedom Call.  Alcune cose sono cambiate rispetto agli esordi e i primi tre brani intitolati “Wolves of the North”, “Shadowrunners” e “Kiln of the First Flame” mettono in evidenza una migliore costruzione dei brani rispetto al passato, infatti i brani trovano una maggiore profondità grazie a inserti sinfonici che sviluppano in maniera lineare melodie ben disegnate. La voce di Sigfried Samer pur conservando un minimo di personalità in alcuni passaggi ricorda il più delle volte quella di Joacim Cans degli Hammerfall altre Il buon Sammet degli Edguy e Avantasia. La successiva “Maiden’s Cliff” è un lento acustico con passaggi di fiati e armonizzazioni sinfoniche che risulta piacevole, ma fin troppo, infatti le melodie sono poco definite e il brano passa senza lasciare il segno. La quinta traccia “Warlock” assume toni più enfatici e oscuri grazie anche a un coro latino che lascia poi spazio ad un crescendo epico tale da rimandare a certe composizioni degli Hammerfall. Quindi “Babylon”? Non quello dell’amico Sammet, ma di Samer ed è un brano in cerca di gloria, la trova manieristicamente tra passaggi leggeri e gloriosamente potenti. Poi ci piazzano “Dr. Agony” che fa il verso in parte alle zucche di Amburgo in passaggi con attitdine pop alternati a momenti power up. Diversamente “Unicorn Union” rimanda per alcune melodie e certi vocalizzi ai Sabaton sempre ricontestualizzati alla Dragony. Segue “A Daggers Drawn” strutturata in passaggi più heavy, variazioni sinfoniche e spezzoni di basso che confluiscono in un coro decisamente minimalista, ma in qualche modo funziona. Quello che avrei evitato sono i suoni eccesivamente sibilanti della tastiera davvero eccessivi anche nella loro mimesi vintage. “Shadowplay” chiude la tracklist di inediti con il brano intitolato “The Silent Sun” che vede la partecipazione di Zak Stevens, leggendaria voce dei Savatage e Circle II Circle. Il brano ha un ottimo avvio in stile Savatage con Zak Stevens in vocalizzi contrapposti a più voci, poi il brano si muove verso territori ben più usuali per i Dragony, con un corone epico e passaggi strumentali sinfonici a variare il tema. Il brano rimane uno dei migliori dell’album anche grazie alla presenza della grande voce dei Savatage

 

…gli 80′ folli…

 

Kitt: Vi consiglio di non farlo o mi costringerete a usare le maniere forti! (cit. Supercar)

La prima bonus track dell’album è una cover, niente meno che “True Surviror”, un brano scritto da Mitch Murder e interpretato da David Hasselhoff proprio quest’anno per un cortometraggio intitolato Kung Fury. Trattasi di omaggio agli anni 80 rivisitato in chiave power, ma non troppo. A dire il vero preferisco preferisco l’originale cantato da Hasselhoff (che le dee di Baywatch siano con me!) per via di una maggiore espressività cialtronesca in linea con mood del video, ma rimane comunque una cover piacevole e in linea con il resto del disco (a questo indirizzo il video dei Dragony).

La seconda bonus track invece s’intitola “The One and Only” del 1991 scritta da Kershaw e interpretata da Chesney Hwakes. Un one-hit wonder al tempo che ai nostri giorni viene citata anche in un paio di ottimi film di Duncan Jones (“Moon” e “Source Code”). Il brano originale era pop rock patinato che ancora una volta rimandava agli ottanta per tastiere e stile. La cover dei Dragony? E’ power squadrato che come nella precedente diverte e non ha molte altre pretese.

 

…essere o non…

 

“Shadowplay” è opera nostalgica, probabilmente i Dragony qui inseguono il sogno del video di David Hasselhoff, quello cioè di mettere in scena una vera e propria rappresentazione del passato, intatti ci troviamo davanti ad una musica in bilico tra lo stile degli anni 80 ben rappresentato dalle due cover dei Dragony e la rivisitazione di stili di band quali Avanatasia, Hammerfall, Savatage, Sabaton e altri. Un incrocio tra power glorioso e ingenuità anni ottanta. E’ un album ben prodotto, con canzoni piacevoli, a volte tendenti ad un rock leggero altre ad un metal pomposo che non si prende troppo sul serio.

E’ stato un anno difficile per il power metal, poche davvero le band hanno fatto bene e così mi sono davvero trovato a sperare una salvezza in questi simpatici austriaci, ma la debolezza di quest’ultimo lavoro, per quanto si noti uno sforzo notevole negli arrangiamenti e nel voler dare varietà alla track-list, sta in quella sorta di imitazione che raramente diventa qualcosa di più personale. Rimane un album piacevole che non mi sento del tutto di sconsigliare a chi è assetato di power metal e non disdegna soluzioni anni 80 rivisitate in un stile power sinfonico piuttosto leggero

BraccoBaldo666…dopo aver ritrovato un po’ di serenità. Mi accodo e confermo che cresce ancora dopo ogni ascolto. Album dell’anno. Grazie Dragony.
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MARCO “Krefeld” GIONO

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