Recensione: Shape

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Dopo un Demo (Nights Lights 1998) ed un Ep intitolato Resurrection del 2002, i Pesaresi Dynamic Lights giungono al sospirato full-lenght di debutto, per DVS Records con distribuzione Frontiers, firmando un lavoro notevole che evidenzia una classe non comune. Il gruppo formato da Marco Poderi, con il suo particolare stile chitarristico controllato e sobrio, si unisce al groove jazz-rock della sezione ritmica, formata da Simone Del Pivo alle pelli e Raffaele Mariotti al basso. Cesella il tutto il pianoforte del dotato Giovanni Bedetti, autore di divagazioni strumentali di notevole fattura, mentre i microfoni sono di proprietà dell'ottimo Matteo Infante che si conferma un singer dotato con ampi margini di miglioramento. Certo non ci troviamo dinnanzi a degli innovatori o rivoluzionari del prog ma ad un gruppo onesto, capace di scrivere musica del tutto personale, unendo i diversi background stilistici d'ogni elemento della band. Oggi la definizione di progressive è abusata, in quanto è affibbiata a qualsiasi gruppo che suoni in maniera tecnica e veloce e che attui cambi di tempo a iosa, ma il vero significato inteso come sperimentazione e crescita si è perso un po' di vista. I Dynamic Lights riescono nell'intento, scrivendo un'ora scarsa di musica senza soffrire di sudditanza verso nessuno, costruendo una tavolozza sonora dalle mille sfaccettature, dove la definizione di progressive-music trova il suo giusto significato. Shape si compone d'otto pezzi d'altissima qualità, tutti sopra i sette minuti, eccettuato le divagazioni pianistiche di Density, o i due minuti della dolce ed acustica Connecting esaltata da un'ottima performance di Matteo. Il breve interludio introduce The Big Show, un intricato prog-metal in bilico tra Fates Warning e Dream Theather, rivisto in chiave Dynamic Lights. Per conto mio il pezzo forte dell'album sono i nove minuti di In The Hands Of A Siren, dove si ha modo di apprezzare le doti vocali della guest-vocalist Jamina Jansson dei progsters Wolwerine. Ho un debole per gli undici minuti di One Thousand Nothing, dove ad un inizio jazz-rock segue uno sviluppo dalle ritmiche più classicamente prog-metal, per addolcirsi di nuovo nel finale con il piano di Giovanni a ricamare fraseggi classici. Penso sia inutile dilungarsi in una track by track, perché non è facile spiegare a parole un disco come questo, in quanto l'unica cosa da fare è inserire il cd nel lettore e gustarselo dall'inizio alla fine.Oltre alla varietà stilistica quello che colpisce è una tecnica sopraffina non fine a se stessa, ma una fusione di essa asservita alla creazione di sentimenti ed atmosfere che possono essere d'ogni genere. Sul fronte concertistico i nostri sono molto attivi avendo suonato parecchie date fuori dei confini Italici. Speriamo che la tradizione inaugurata nei magici settanta da gruppi come PFM e Banco, continui con i Dynamic Lights in quanto posseggono le doti e la giusta attitudine per differenziarsi dalla miriade di bands che affollano il panorama musicale.

Complimenti, e sotto con un nuovo disco, perché non vedo l'ora di ascoltarlo.

  • In The Hands Of A Siren
  • Between Two Parallels
  • Remembrances
  • Density
  • Going To Nowhere
  • One Thousand Nothing
  • Connecting
  • The Big Show
 
85