Recensione: Shattered

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Ci sono band e in generale artisti che, spesso per meriti ma talora anche in virtù di una fortunata serie di coincidenze che li hanno portati ad essere nel posto giusto al momento giusto, trovano la fama e il successo in un lasso di tempo relativamente breve. E poi ci sono realtà come i Seven che, pur potendo vantare un songwriting di qualità e un complesso di mezzi e risorse assolutamente all’altezza, hanno dovuto attendere parecchio tempo – nella fattispecie addirittura venticinque anni! - prima di poter pubblicare il loro debut album.

Fatta questa premessa, per ogni approfondimento relativo alla travagliata storia di questa band britannica rimandiamo all’esaustiva trattazione fornita all’interno della recensione di “7”, per poi occuparci in questa sede della loro seconda fatica, intitolata “Shattered”, la quale ha visto peraltro l’uscita di scena dello storico tastierista Simon Lefevre e l’ingaggio di una serie di songwriter e strumentisti di rilievo quali Andy Loos, Kay Backlund e Jeff Paris.

Esattamente come rilevato ai tempi del debut album, il sound dei Seven mantiene la propria raffinatezza, mescolando con la dovuta proprietà di linguaggio elementi di radice AOR europea (perlopiù d’annata ma con qualche incursione nella modernità) con stilemi maggiormente riconducibili alla tradizione statunitense.

A farla da padrone lungo tutte le dodici canzoni che compongono “Shattered” sono certamente le keys sintetiche, le quali riescono a costruire un’alchimia funzionale con la voce acuta, pulita e melodica di Mick Devine, altro punto di forza nell’economia di un sound levigato e ben rifinito. Ogni brano sfodera in ogni caso sfumature talora maggiormente riconducibili al tipico big sound ottantiano di Survivor e Journey (“A Better Life”, “Shattered”, “Broken Dreams”) come pure di Europe e Whitesnake (“Pieces Of You”, “I Needed Time”) mentre talora più vicine al gusto melodico dell’AOR nordeuropeo degli ultimi anni, come per esempio “Light Of 1000 Eyes” e in particolare “Fight” (la quale non può nel contempo non richiamare concettualmente alla mente anche la classicissima “Eye Of The Tiger”).

Non mancano ad ogni modo (sapienti) incursioni in territori affini all’heavy metal (come nel caso di “Live This Life”, una cavalcata che ricorda da non troppo lontano alcune cose dei Magnum) e al progressive (“High Hopes”). Una tavolozza piuttosto variegata che trova tuttavia i momenti più ispirati verso il finale di scaletta, laddove canzoni come l’hard-oriented “Taking Over”, la più soffusa “Last Illusion” e la conclusiva “World Of Make Believe” mettono da parte le pur gradite citazioni per correre maggiormente libere per la loro strada.

Per tutti gli amanti dell’AOR e del sound sofisticato dei suoi grandi nomi “Shattered” rappresenta una gradita conferma: un album nel quale l’AOR e l’hard ‘n' heavy più patinato volano alto ribadendo il solido stato di salute di Mick Devine e dei suoi Seven.

Stefano Burini

 
75