Recensione: Shockwave

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I Blind Cat sono una potente band nata nel 2002 a Taranto. Il loro è un Hard Rock che, pur rispettando il passato, non disprezza i tempi attuali e lo fa inserendo nel proprio sound elementi di compatto Heavy Metal, amalgamando poi il tutto con la magia del sano e vecchio blues.

Il combo si era già fatto conoscere a livello discografico con ‘Black Liquid’, pubblicato nel 2014. Ora, dopo circa quattro anni, si ripresenta in modo deciso e dirompente con ‘Shockwave’, secondo Full-Lenght, pubblicato il 16 febbraio 2018 via Andromeda Relix Records.

Trattasi di un album elettrico, esplosivo, duro e, soprattutto, vivo, che punta quasi totalmente alla forza del tempo medio, unendo ad essa episodi molto melodici.

Tutto il lavoro è ben curato, soprattutto in fase di arrangiamento, con cambi di tempo ben inseriti che aumentano l’intensità e l’enfasi dei pezzi. E’ apprezzabile la classicità derivante dagli anni ’70 ed ’80, proiettata però violentemente nella seconda decade degli anni 2000.

La sezione ritmica è una batteria di cannoni che spara a raffica senza sosta, dimostrando un’ampia dinamicità anche durante le sezioni acustiche. La voce è adattissima al genere e non eccede mai oltre i propri limiti, rendendo le tracce consistenti e corpose. Gli assoli virano più verso il Metal, dimostrano una buona ricerca melodica e s’integrano bene con i pezzi.

Un disco che non molla un colpo, con dieci pezzi variabili tra loro, alla cui base stà la potenza dei suoni e l’energia elettrica. 

Blindcat2017band

One Life’ è un pezzo Hard Rock che punta alle composizioni anni ’70, massiccio e senza compromessi, con strofe e refrain dinamici e decisi ed un pezzo centrale lento che spezza il ritmo prima dell’assolo e della ripresa.

Laughin’ Devil’ tira fuori l’ecletticità del basso, che porta a strofe melodiche ma potenti dotate di un buon tiro, mentre il refrain è melodico. L’assolo ci porta un po’ indietro nel tempo per poi proiettarci nuovamente ad oggi. Basso e batteria amalgamano il tutto, rendendolo un gran pezzo.

Stars an Sunset’ inizia con un arpeggio al quale seguono strofe lente e nostalgiche, ma questo è solo l’introduzione di un attacco sonico condotto per mezzo di strofe dure e cangianti e di un assolo balistico molto lungo. Anche in questo caso i termini Hard e Heavy assumono un unico significato: energia allo stato puro.

Until (the Light Of The Day Comes)’ è divertente, ben strutturata con un interessante inserto acustico, nonostante il tiro che la contraddistingue. Gli anni ’70 sono sempre lì che dicono: ‘ci siamo anche noi’, ma il pezzo non è assolutamente nostalgico.

The Black Knight’ è un lento oscuro, che emana cattiveria, con una buona alternanza tra sezioni melodiche e parti più consistenti. La chitarra è pesante, riprendendo le tematiche Dark Sound, l’assolo è emozionante anche se un po’ corto.

Nothing Is Forever’ esce un po’ dagli schemi, tralasciando un po’ la durezza, rimanendo comunque un pezzo molto compatto. Un modo per spezzare un po’ l’assalto sonoro, giustamente piazzato a metà lavoro.

Rising Moon’ è un breve intervallo strumentale che mette in luce la capacità dei musicisti, a livello acustico, elettrico e ritmico, con una parte finale dolcissima che fa prendere respiro.

Schockwave’ inizia cupa per accelerare e diventare aggressiva nella propria sofferenza. Il tiro è uno dei più forti dell’intero lavoro e l’assolo si scatena non temendo confronti con i lavori di personaggi più noti. Un brano senza limiti, veramente esaltante.

What is Hell’ è un lento romantico, anche se, sotto sotto, non riesce a nascondere l’energia ed il blues che vibra sotto la pelle degli artisti.

Chiude l’album ‘Son And Daughter’, cover di un pezzo facente parte del primo album dei Queen pubblicato nel 1973, arrangiata in modo da non farle perdere identità ma neanche omogeneità con il resto di ‘Shockwave’. Un ottimo omaggio.

In poche parole, musica che dopo cinquanta anni di composizioni, viene suonata riuscendo a dire ancora qualcosa di nuovo. ‘Shockwave’ è la sorgente da cui l’energia scorre a fiumi: non resta che ascoltarlo e lasciarsi trasportare. 

 
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