Recensione: Signs Of Infinite Power

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Più di vent'anni d'onorata carriera per i Fu Manchu, una delle formazioni di punta dello stoner rock, quello grezzo, sincero e suonato con il cuore (ed anche con una buona dose di alcol in corpo). Il combo californiano torna sul mercato dopo qualche album sottotono di troppo, come l'ultimo We Must Obey ad esempio, disco che aveva segnato il passaggio della band nel roster della prestigiosa Century Media e che, diciamocela tutta, appariva troppo scialbo e privo d'ispirazione, quasi come se fosse stato composto sotto costrizione.

Niente paura, a quanto pare la crisi creativa era solo momentanea, probabilmente un passaggio obbligato per una band che aveva semplicemente il bisogno di ricaricare le batterie quel tanto che basta per tornare a ruggire come ai vecchi tempi. E infatti i Fu Manchu, con questo nuovo Signs Of Infinite Power tornano a fare quello che sanno fare meglio, ovvero rispolverare il tanto amato fuzz messo da parte per fin troppo tempo e, soprattutto, a comporre con il cuore, lasciando perdere le soluzioni più "easy listening" degli ultimi lavori. Un netto ritorno al glorioso passato dunque, con tutte le probabilità di fallire miseramente, come purtroppo succede a molte band che decidono di guardarsi indietro e ritornare sui propri passi.
Non in questo caso, per fortuna... il ritorno alle origini di Scott Hill e soci è decisamente convincente, forse anche più del previsto. La band californiana ci mette infatti di fronte ad un disco che gode soprattutto di un songwriting fresco e ispirato, dove a farla da padrona sono nuovamente quelle escursioni psichedeliche da indigestione di acidi che caratterizzano dischi come l'esordio No One Rides for Free e il capolavoro In Search Of..., il tutto condito dai riff delle chitarre che tornano ad essere granitici e quadrati come non mai, sparati al massimo volume e che si abbattono sull'ascoltatore con tutta la grazia di un rinoceronte in carica.
Detto questo, chi conosce la band sa già cosa aspettarsi anche da Signs Of Infinite Power, gli altri invece si preparino ad una scarica di adrenalina contenuta in "soli" trentacinque minuti scarsi divisi per dieci tracce. Brani sempre duri e diretti, come nel caso delle sfuriate dell'opener Bionic Astronautics e One Step Too Far, che cedono il passo, di tanto in tanto, a parti più ragionate e psichedeliche come nel caso di Webfoot Witch Hat o della stessa title-track.

Insomma, ritorno più che gradito quello dei Fu Manchu, e soprattutto su livelli decisamente alti, come già ci avevano abituato in passato. Signs Of Infinite Power è a tutti gli effetti un disco validissimo, che gode di un songwriting piuttosto ispirato e che, sopratutto, riuscirà ad essere apprezzato principalmente dai seguaci della band californiana e da tutti gli amanti delle sonorità più grezze e dirette.

Angelo 'KK' D'Acunto

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Tracklist:

01 Bionic Astronautics
02 Steel Beast Defeated
03 Against the Ground
04 Webfoot Witch Hat
05 El Busta
06 Signs Of Infinite Power
07 Eyes X 10
08 Gargantuan March
09 Take It Away
10 One Step Too Far

 
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