Recensione: Skill In Veins

Di Fabio Vellata - 6 Giugno 2010 - 0:00
Skill In Veins
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Anno: 2010
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80

C’è un filo conduttore unico che lega le recenti produzioni musicali made in Italy.
La qualità.

Generi differenti, approcci diversi, personaggi con peculiarità e caratteristiche dissimili. Ma alla resa dei conti, quello che emerge dal sempre più attivo panorama nostrano è, spesso, un qualcosa di davvero sopra la media o, quanto meno, foriero di più d’un motivo d’interesse.
Tra gli alfieri di questa ondata di novità, un nome su tutti sta assurgendo a figura di primissimo piano in ambiti rock-melodici. L’onnipresente ed iper attivo (per stare “leggeri”) Alessandro Del Vecchio. Coinvolto un po’ ovunque nel settore, il marchio del musicista lombardo e dei suoi Ivorytears Music Studios è divenuto sinonimo di qualità e buon valore, tanto che, il trovarsi alle prese con un prodotto di qualsivoglia estrazione a lui legato, è quasi sempre indice di ottima musica e bontà artistica elevata.

Non fanno eccezione – inutile forse a questo punto specificarlo – i newcomer Skill in Veins, sorta di super band tricolore che in virtù di una line up composta da alcuni dei migliori talenti di casa nostra, rientra perfettamente nell’identikit del gruppo ben assortito e dotato di personalità.
A partire dal singer Gabriele Gozzi – di gran lunga una delle migliori rivelazioni degli ultimi tempi – già ascoltato in azione con Markonee, Rhyme e Killer Klown, per continuare con la sezione ritmica “rubata” agli Edge of Forever, composta da Cesco Jovino (UDO, Edge of Forever, The Rocker) e Nik Mazzucconi (Moonstone Project, Edge of Forever), proseguire con il guitar hero Andrea Lanza – promotore del progetto – e giungere al già citato Alessandro Del Vecchio – responsabile del mixer – i “numeri” messi in campo sono, al di là d’ogni ragionevole dubbio, quelli adatti nel lasciar presagire un’uscita di “livello”.

Le coordinate stilistiche scelte, sono in effetti, ben azzeccate per accendere la fantasia degli amanti del rock ruvido e scalciante di radice storicamente anni ottanta.
Un taglio sobrio ed asciutto, che poco indugia nella ricerca della pura sensazione melodica per privilegiare la robustezza di un rifferama compatto e quadrato, acceso ed esaltato da ritmiche esuberanti e di buon dinamismo.

Il paragone proposto da più parti, è con realtà di grande spessore e valenza quali Badlands e Lynch Mob. Alla luce di quanto ascoltato, per una volta, l’azzardo non sembra poi così eccessivo ed i riferimenti troppo distanti o affrettati.
Colpisce parecchio inoltre, oltre al buon profilo prettamente musicale della proposta, l’interpretazione del sempre più convincente Gozzi. Seba Bach deve aver avuto un ruolo di significativa importanza nell’impostazione delle linee vocali per questo debut degli Skill In Veins: l’impronta pare piuttosto evidente, condita da stille d’autorevole personalità che consentono al singer mantovano di ricoprire un ruolo da protagonista principale in ogni brano.

Due parole, vanno necessariamente spese per la verve chitarristica del fondatore Andrea Lanza. Con un background maggiormente improntato alla Classica, al Jazz ed alla sperimentazione, lascerebbe presagire interventi virtuosistici da “prima donna” in preda a manie di grandezza. Al contrario, lo stile è tremendamente hard rock nel senso più puro e concreto del termine: energico, solido, potente e del tutto al servizio del collettivo. Un approccio alla Satriani-Chickenfoot, insomma.

La rhythm session “corazzata” (è il caso di dirlo) della rodatissima coppia Jovino-Mazzucconi e la produzione robusta, profonda e ricca di bassi “made in Del Vecchio”, compiono il resto del lavoro, mandando a regime un prodotto di respiro “internazionale”, in cui reperire attitudini e sensazioni ad alto voltaggio in totale devozione all’hard rock incontaminato e senza compromessi.
L’ascolto a volume sconsiderato di tracce quali “You’re Doing It Again”, “Youth Times”, “We Don’t Cry” e della polverosa “Just One Drink” aiuterà infine, ad apprezzare l’esordio degli Skill in Veins in via definitiva.

Forse qualche minimo spunto maggiormente melodico avrebbe – opinione personale – contribuito al raggiungimento di un risultato ancor più importante e d’alto livello.
Ma sono, in fin dei conti, semplici divagazioni che non influiscono sul giudizio complessivo di un album solido, costruito splendidamente e suonato in modo pressoché perfetto da una band che ci auguriamo possa essere, in futuro, qualcosa di più di un esclusivo side project estemporaneo.

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Tracklist:

01.    Can’t Ride My Soul
02.    Skulls On The Way
03.    Youth Times
04.    I’m Living My Life
05.    Sick Mind
06.    You’re Doing It Again
07.    Just One Drink
08.    Don’t Need You To Cry
09.    The Way Out
10.    We Don’t Cry
11.    We Don’t Believe In Fables

Line Up:

Andrea “Andream” Lanza – Chitarre
Gabriele Gozzi – Voce
Cesco Jovino – Batteria
Nik Mazzucconi – Basso
 

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