Recensione: Slow Death

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Dalla prima impressione che si ha di un disco si possono capire tante cose, ad esempio dalla copertina. Ebbene, quella di questo “Slow Death” ci dice già abbastanza sullo stile che poi troveremo all’interno dei brani. Un disegno molto anni Ottanta, di quelli colorati, fatti a mano, e volendo anche un po’ banalotto, ma tremendamente…Thrash! Ecco quindi che questi spagnoli di Valencia approdano al primo album sotto l’egida della Art Gates Records, e lo fanno con grande veemenza e convinzione, ma con qualche angolo ancora da smussare, come è quasi consuetudine attendersi da un gruppo all’esordio.
I Nostri ce la mettono tutta per sfoggiare sin dall’iniziale “No Rules No Kisses” (che segue “The End”, intro strumentale “unplugged”) il loro wall of sound fatto di riff massicci e abbastanza articolati che ricordano molto il Bay Area thrash metal, ma con qualche capatina in territori appartenenti al death melodico scandinavo. Soprattutto la voce del singer Amando Milla non avrebbe sfigurato in un disco degli Hatesphere o dei The Haunted, mentre la base prettamente strumentale schizza impazzita, con assoli al fulmicotone e chitarre spezzacollo, rallentamenti da mosh pit pericoloso e ripartenze devastanti, con una prova dietro le pelli da parte di Pablo Vergara precisa e forsennata. La seguente “Fight My Cock and Your Palate” riconferma la band come amante della violenza thrash e si fa apprezzare per la solita, ottima prova dei musicisti, sebbene non brilli in originalità.
Ecco quindi che dopo almeno altre tre staffilate che continuano sulle orme delle due canzoni appena descritte, possiamo cominciare a stilare qualche bilancio. Gli Exodia, in generale, si possono definire come la classica band che accontenterà tutti quei fan che dal thrash vogliono velocità e brutalità, condite con una sufficiente dose di melodia. In questo senso la band non delude. Tutto, in questo disco, è pensato e suonato per fare male, anche la produzione, pulita e potente.
Certo questi giovani spagnoli ci sanno anche fare a livello tecnico, ma fondamentalmente il loro problema rimane la personalità. Se è gradito ad esempio qualche omaggio a glorie del thrash (spero sia da intendere in tal senso) come il riff nella traccia “Ensure My Sanity” che parte all’incirca al minuto 3.15, praticamente uguale a quello portante della strofa di “Hangar 18” dei Megadeth, c’è anche da rimarcare che dopo una manciata di canzoni, almeno per il sottoscritto, è rimasto ben poco in mente o che mi abbia fatto saltare dalla sedia di questo “Slow Death”. La violenza è una cosa che ho sempre gradito, ma il problema è che bisogna alimentarla sempre in maniera degna, e intervallarla con soluzioni che permettano di respirare un po’. Invece questo disco appare come un blocco unico di cemento, dove la direzione seguita è solo una.
Certo fa piacere vedere una band che, già al debutto, se la cava così bene sui propri strumenti e che ha tanta adrenalina in corpo, ma gli Exodia devono certamente rivedere qualcosina nel loro songwriting per risultare più interessanti, ed emergere dal marasma di nuove leve thrash che negli ultimi anni stanno saturando il mercato.
Per adesso potrebbe anche bastare un debutto con queste caratteristiche, ma è doveroso attendersi una maturazione consistente, già a partire dal prossimo full-length.

Sergio Vinci

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Tracce:
01. The End - 01:31  
02. No Rules No Kisses - 03:49  
03. Fight My Cock and Your Palate - 04:20  
04. Like a Rat - 04:00  
05. Creating Addicts - 06:25  
06. World's Cancer - 03:04  
07. Ensure My Safety - 05:21  
08. She Begs For Mercy - 04:46  
09. Push the Button - 03:49  
10. The Desire of Darkness - 05:13  
11. The Stark Reality - 05:28  
12. You Lose Your Life - 03:41  
13. No Solution - 04:50  

Durata: 25 minuti ca.

Formazione:
Victor Tello: Basso
Pablo Vergara: Batteria
Rafa Las Heras: Chitarra
Pablo Tello: Chitarra
Amando Milla: Voce

 
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