Recensione: So U

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Oltre ad essere il mastermind dei Journey, la band AOR per antonomasia, Neil Schon ha marchiato a fuoco con le note della sua sei-corde pure le opere di Santana, HSAS, Hardline e Bad English, ed ha abbellito, altresì, lavori discografici firmati da Paul Rodgers, Sammy Hagar, Michael Bolton e Jan Hammer. E’ una carriera, quella dell’axeman statunitense, dunque, non solo gloriosamente imperniata sull’hard rock melodico, ma che batte anche i territori liberi e vasti della fusion e del blues.
Proprio quando sente l’esigenza di lasciarsi andare al di fuori dei confini del genere in cui razzola abitualmente con la band di Escape, Neil Schon non disdegna, allora, di rimboccarsi le maniche in full-length da solista. Così ha fatto, non più tardi di un paio di anni fa, con il commendevole The Calling.
Questa volta, per dar sfogo alle sue aspirazioni artistiche individuali, il chitarrista ha pensato bene di reclutare come suoi complici il drummer Deen Castronovo, già al suo fianco in Bad English e Journey, ed il bassista Marco Mendoza. Quest’ultimo vanta un curriculum lunghissimo che l’ha visto alle prese, tra l’altro, con Whitesnake, Thin Lizzy, Blue Murder per arrivare ad infinite partecipazione come stellare session-man, e che con Schon aveva già incrociato le armi nei Soul Sirkus.
Il risultato di tale unione di talenti prende il nome di So U, che è il titolo dell’album uscito in questi giorni sotto l’egida della label italiana Frontiers Records.

Eclettica. E’ questo l’aggettivo con cui potremmo definire, con una sola parola, questa ennesima fatica dell’axeman statunitense. Il guitar hero, infatti, si prende la libertà di spaziare tra i generi musicali prediletti, senza preoccuparsi – potendoselo permettere - di affermare una linea di tendenza univoca.
Certo, la line-up a guisa di power trio costituito ad hoc con i suoi autorevoli colleghi, farebbe pensare subito alla voglia di calpestare in via esclusiva le strade tracciate da Cream e Jimi Hendrix Experience, e, in effetti, il terzetto non lesina incursioni nell’hard rock venato di blues memore degli anni sessanta e settanta, come nella possente e ruvida opener Take A Ride. Qui la sezione ritmica disegna un possente manto sonoro su cui la chitarra del titolare del CD spazia ed imperversa affrancata da ogni vincolo; così  avviene pure in altri rocciosi brani hard rock, attratti dai bagliori di Free e Bad Company, quali On My Way e What You Want, canonici ma efficaci, ed ancora Shelter, veloce, divertente e profumata di accesi influssi black music.
E', però, in So U ed Exotica che Neil Schon e compagni di strada si avventurano in scenari sonori inconsueti, probabilmente, per il visitatore medio di Truemetal.it. La prima, infatti, evidenzia una voce soulful che s’insinua in un brano dalle influenze psichedeliche, nel quale le note della chitarra si muovono liquide ed  immerse in profumi di incensi dolciastri; l’altra traccia, invece, offre le suggestioni di una fusion strumentale incentrata su una sei-corde liquida e torrenziale, la quale si esprime sul tappeto sonoro intessuto ancora una volta magistralmente da basso e batteria. Un brano d'alta classe, che richiama alla memoria i Santana ed i primi Journey, oltre che l’album precedente di Schon.
Non temano, però, i fans di Journey e Bad English, che Neil Schon li lasci orfani dei suoni ad essi più cari e familiari: la romantica Love Finds A Way e l’uptempo Serenity sono pane per i denti di chi va in sollucchero per le melodie cristalline del combo celebre per Dont Stop Believin e del loro Adult Oriented Rock.
In chiusura, lo strumentale Big Ocean prova ad evocare l'azzurra distesa del mare, pur non risultando così  incantevole come nelle intenzioni.

So U, a parere del recensore, è un album non adatto a chi è pervaso dal desiderio di ascoltare un album dalla proposta sonora ben definita ed omogenea e dai suoni evocanti precise sensazioni. E’, però, la scelta appropriata se volete farvi sorprendere, con mente e cuore aperti, da un’intenzione sonora differente quasi ad ogni traccia, oltre che dalla maestria e dalla verve dei suoi autori.

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