Recensione: Sons of northern darkness

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La band di Bergen, una vera e propria istituzione in ambito black metal, torna con un nuovo album dopo i discussi "At the heart of winter" e "Damned in black".

Dopo il forzato abbandono di Demonaz, che comunque continua ad occuparsi dei testi, gli Immortal hanno sfornato due buoni dischi che hanno però lasciato perplessi alcuni fan di vecchia data.

Le parole di Abbath erano chiare: sond rappresenta un evoluzione del sound Immortal, che comunque rimane legato a quanto fatto in passato. Queste dichiarazioni hanno creato ancora più interesse intorno a sond, che è stato correttamente considerato come un disco fondamentale per gli Immortal.

Mi sono avvicinato a questo disco con molta cautela, sapendo che i tempi di "Pure Holocaust" sono lontani e che lo stile degli ultimi due album non sarebbe stato riproposto dal combo norvegese.

Il disco si apre con One by One, un capolavoro in cui le due anime della band, il classico black metal iper-veloce e gli ossessivi riff che sono accompagnati dai glaciali vocalizzi di Abbath, si fondono assieme per dare vita ad un nuovo classico made in Immortal. La title track è molto bella, un vero e proprio inno di battaglia per tutti i figli dell'oscurità nordica. La canzone forse più bella di tutto sond è Triumph. Fredda come gli abissi della disperazione più nera, è dominata dalla chitarra di Abbath che colpisce per precisione e intensità. La parte centrale è caratterizzata da sonorità più ambientali e calme, che non diminuscono l'appeal della canzone, anzi la valorizzano ancora di più in attesa di un finale da brivido in cui Abbath sfodera una serie di riff disarmanti.
Con Demoniumgli Immortal riescono ancora a stupire creando quattro minuti in cui il loro talento riesce a esprimersi ai massimi livelli. Within The Dark Mind ci riporta su ritmi più lenti in stile "Damned in black". In My Kingdom Cold rappresenta al 100% i nuovi Immortal e non si rimane delusi da questi sette minuti di ottima musica. Ascoltando Anctartica sembrerà di essere circondati dal ghiaccio e dai venti del nord. Abbath è autore di una performance magistrale e la sua voce contribuisce molto a fare di questa traccia una pietra miliare. Beyond The Northwaves è la migliore conclusione possibile per sond. É chiaro a tutti cosa stanno facendo gli Immortal: vanno avanti oltre le onde del mare del nord e nessuno puo' cercare di seguirli...

Non ci sono scuse, questo disco è un must-have per ogni appassionato di black metal. Entrando più del dettaglio, c'è da notare la grande performance di Horgh alla batteria, che in alcune parti mi ha ricordato il già citato "Pure Holocaust". La voce di abbath negli anni è cambiata ma ha mantenuto intatta la sua tinta glaciale e demoniaca. Il lavoro svolto all'Abyss Studio si sente ed il suono al quale si è arrivati in fase di produzione è di altissimo livello. Mai avevamo sentito gli Immortal suonare cosi, e adesso non potremo più farne a meno. Come ho già detto questo disco è un capolavoro, e sarebbe un peccato mortale lasciarselo sfuggire. Il black metal oggi sono gli Immortal e pochi altri, e a meno che non vi sentiate più attratti da influenze eletroniche come quanto fatto dai maestri del genere, gli Aborym, dovete entrare nel mondo di Blashrik e le vostre guide non potranno essere che Abbath, Iscariah e Horgh...

 
90