Recensione: Soterion

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Secondo voi è possibile definire una band black metal “caliente”? Vi dirò di sì, a patto che si faccia riferimento alle inesauribili fiamme dell’Inferno. Se poi il gruppo in questione arriva dalla Spagna e il loro quarto full-lenght risponde al nome di Soterion (dal greco “colui che porta la salvezza”), non c’è spazio per dubbi. Gli Hrizg sono tornati in studio e dopo circa 4 anni di distanza dal loro precedente lavoro, si presentano con un disco che impregna la vera essenza del black metal underground, impreziosito da un’ottima produzione e da una padronanza degli strumenti che rende l’intero ascolto un piacevole viaggio tra sonorità immortali, adesso valorizzate anche da contaminazioni più first wave, di sicuro apprezzabili dagli amanti di Celtic Frost e primissimi Bathory.  

 

Soterion è il risultato di un’alchimia perfetta, dove Erun-Dagoth tira i fili degli Hrizg sostenuto da una sezione ritmica precisa e che riesce a rendere il lavoro omogeneo e mai ripetitivo. Di 11 tracce abbiamo infatti una brevissima intro che cede subito il passo alla vera e propria opener Cisma, una canzone che funziona bene e che fa di un appeal diretto e veloce il suo punto di forza, quasi staccandosi dal resto del disco, che con il brano immediatamente successivo mette sul tavolo la propria essenza. Gli episodi restanti sono il riflesso di un songwriting mai contorto, caratterizzato da cambi di tempo e da riffing per nulla scontati che ci trascinano in un’esperienza musicale che non tradisce le proprie origini underground, ma che ottiene forza e compattezza con un sound preciso e ben delineato. Proprio superando la metà dell’album sembra di immergerci ulteriormente nel cuore nero di una band nel pieno di un’ispirazione che alterna l’elaborazione della ottima Riddle Of Doom con l’atmosferica e inarrestabile violenza di Odium, dimostrazione che il numero di bpm non va sempre di pari passo con la ferocia di un disegno maturo e che esplode pezzo dopo pezzo.  

 

Nonostante una durata pari a 47:36 minuti – bonus track inclusa – Soterion scorre via veloce e tutto ciò che lascia dietro di esso è un grande senso di compiacimento e la voglia di ascoltarlo nuovamente, per andare a cogliere quelle sfumature passate in secondo piano, mentre il nostro cervello cercava di processare a dovere gli input primari di un – consentitemi l’ossimoro – caos sonoro meticolosamente ordinato. Di questi tempi, trovare un disco in grado di assumere un’entità propria e attingere dai precursori adattando però un sound tipicamente black metal a come realmente dovrebbe essere un’offerta musicale in grado di far convivere un’identità ben definita a quel sapore di nuovo non va dato per scontato. Gli Hrizg ci sono riusciti e se siete alla ricerca di qualcosa che mancava all’appello, forse potreste averlo finalmente trovato. Fatelo vostro!

 

 

Brani chiave: Unholy Ritual Of Death / Riddle Of Doom / Odium

 
76