Recensione: Souvenirs d’un Autre Monde

Di Emanuele Calderone - 9 Gennaio 2009 - 0:00
Souvenirs d’un Autre Monde
Band: Alcest
Etichetta:
Genere:
Anno: 2007
Nazione:
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82

I sottoboschi in primavera
Sono una volta celeste
Costellata di smeraldi,
Le foglie degli alberi danzano
Con la leggera brezza
E i raggi del sole
Affinchè la sua luce
Li trasformi in gioielli…

Questo è il testo tradotto del primo brano di “Souvenirs D’Un Autre Monde”, debut album della one-man band Alcest, formata da una delle figure di spicco del panorama black metal francese, vale a dire quel Niege che ha militato e ancora milita in gruppi quali Peste Noire e Mortifera.

“Souvenirs d’un Autre Monde” è un album pregno di atmosfere sognanti, oniriche, a tratti velate di una sottile malinconia, il tutto incorniciato da testi che assumono toni più vicini a vere e proprie poesie che non a quelli di normali canzoni.
Musicalmente l’album si potrebbe definire uno felicissimo incontro di black metal e shoegaze. Parti acustiche si intrecciano con elementi presi direttamente dal black (vera base del nostro artista), predilegendo però un cantato sempre pulito e molto delicato, privato nell’aspetto vocale di qual si voglia scream o growl.
I sei episodi che compongono l’lp si muovono tutti su coordinate stilistiche simili, accentuando ora l’aspetto più delicato della musica, come nella title-track, caratterizzata da ritmi cadenzati e da arpeggi acustici sostenuti da delicate linne di chitarra elettrica; ora l’aspetto più aspro, come nella terza “Les Iris”, dotata di riffs molto piu taglienti e ritmiche decisamente debitrici a un certo tipo di black melodico.
Ad una più attenta analisi, delle sei track presenti all’interno, quelle che spiccano maggiormente all’ascolto sono forse l’apripista “Printemps Emeraud” e “Sur L’Autre Rive Je T’Attendrai”. La prima song è capace di sprigionare emozioni fortissime, specialmente grazie alle sue partiture chitarristiche (ed è qui che si nota l’influenza esercitata da parte del movimento shoe-gaze su Niege) sulle quali si adagia la delicata voce del cantante in grado di infondere un senso di calma che si rivela vero valore aggiunto. Da notare anche come il musicista francese si mostri a proprio agio nel disegnare dei ritmi che calzino perfettamente il pezzo e che diano, nelle rare accelerazioni, la giusta dose di grinta (pur tenendo in mente che questa “Printemps Emeraud” resta una canzone decisamente votata alla calma).
L’altra canzone impossibile da non menzionare, cioè “Sur L’Autre Rive Je T’Attendrai”, è l’unico brano in cui la sessione acustica viene ridotta all’osso, per dare maggiore risalto alle chitarre elettriche, fortemente distorte che creano un forte contrasto con la voce sempre pacata del chitarrista francese. Da applausi il finale, eseguito acusticamente, caratterizzato da semplici giri di chitarra acustica che, seppur in apparente contraddizione con il resto del brano, si legano al resto di questa “Sur L’Autre Rive Je T’Attendrai” in maniera particolarmente felice.

Certamente al primo ascolto di questo album non tutti resteranno soddisfatti, si tratta di un disco che richiede più e più ascolti per essere pienamente assimilato, ma chi ama anche ascoltare musica più rilassante, dotata comunque di un buon tiro, e più sbilanciata verso l’aspetto emozionale, sicuramente non potrà fare a meno di questo lavoro.

Tracklist:
01 Printemps Emeraude
02 Souvenirs d’un Autre Monde
03 Les Iris
04 Ciel Errant
05 Sur L’autre Rive Je T’attendrai
06 Tir Nan Og

Emanuele Calderone

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