Recensione: Speed Kills

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Gli Speed Kills sono una band nostrana in attività fin dai primi mesi del 2011, nata dall’incontro del cantante Nemo con il chitarrista Niccolò, il batterista Gabriele ed il bassista Marco, quest’ultimo sostituito a fine 2014 da David, proveniente dai BlindFall ed ex Electric Fluid.

Partiti subito con le idee chiare, il loro sound è un Thrash senza fronzoli, quello che si è evoluto negli anni ’80 dall’incontro, o meglio dire dallo scontro, tra la durezza della NWOBHM e l’Hardcore più strafottente, formato da trame veloci ed aggressive che badano più alla sostanza dell’impatto sonoro che non alla creazione di parti sofisticate o troppo tecniche.

Quanto sopra sta alla base di ‘Speed Kills’, pubblicato via MASD Records e disponibile da metà dicembre del 2018, omonimo album di debutto della band che segue il demo ‘Badass Death’ del 2012, la partecipazione a diverse compilation (‘Undergroundzine Metal 3 Years’, ‘Rockoteque Compilation vol. 1’ e ‘Metal Around The World’) e l’EP ‘Devastation Unleashed’ del 2014.

Il lavoro è ben studiato per colpire con la stessa forza di un ariete che viene sbattuto contro il cancello di una fortezza per conquistarla: forza ed aggressività percuotono con violenza attraverso brani ben strutturati, con cambi di tempo e assoli messi al punto giusto per accentuare l’enfasi e rafforzare l’impatto.

Il tiro è alto, non ci sono momenti di pausa ed è tutto concentrato sull’infondere quella sensazione di cattiveria che solo il Thrash puro sa dare, perché in fondo, di questo si tratta: non esistono compromessi in ‘Speed Kills’, che non fa prigionieri.

Speed kill band

Facendo qualche cenno sui brani, alcuni, come ‘Devastation’ e ‘Gothic Line’, sono suonati a velocità ipersonica, senza freni e non mollano mai la presa, neanche durante gli interludi cadenzati, mentre altri, come ‘We Suck’, ‘Curse of the Swamp Tank’ e ‘LA Fuckers’ corrono ad una velocità un po’ più controllata per esaltare la vena Hardcore della band, con sequenze irriverenti e strafottenti, evidenziate anche da un buon uso dei cori.

Due brani che si distinguono sugli altri sono ‘Angor Animi’, suonata insieme a Giovanni “Inox” Casulli dei Punition Babek, che si muove su basi più moderne, con strofe stoppate alternate a ritmiche più serrate e ‘Beerserker’, un abrasivo Thrash ‘N’ Roll semplice ma efficace e coinvolgente.

La sorpresa arriva con il dodicesimo ed ultimo brano: ‘Gates of Isthar’, in totale contrasto con il resto dell’album, è un Heavy Metal scuro come l’inferno, che alterna partiture cadenzate a momenti più dinamici che esaltano la disperazione del canto. Il brano, già di grande valore, è ulteriormente impreziosito dalla collaborazione con l’indiscusso re dell’Ade del Metal Italiano: il grande Steve Sylvester, che ne aumenta l’unicità.

In poche parole, un buon debutto quello degli Speed Kills, che, tra l’altro, si dimostrano buoni musicisti, con un album che prima di tutto è vero e genuino, anche se proprio per tutti i palati non è. Buona anche l’idea di inserire un brano diverso dagli altri che lascia intravedere la grande potenzialità eclettica del combo, al quale auguriamo un ottimo futuro. Bravi Speed Kills.      

 
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