Recensione: Spirit Disease

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Un attacco che arriva da lontano, quello dei finlandesi Spirit Disease. Non è solo la copertina di “Retaliation”, secondo full-length in carriera, a rimandare alla NWOBHM dei leggendari Tank ma, anche e soprattutto, la loro musica. L’album, registrato, missato e masterizzato presso i D-Studio di Klaukkala (Fin) da Jarno Hänninen, sembra incarnare la naturale evoluzione dello stile del combo londinese; passato dal proto-thrash di “This Means War” (1983) all’old school death di “Retaliation”, appunto.

Come fare a non pensare, ancora, agli Iron Maiden, durante il rapido rincorrersi delle chitarre nell’incipit dell’opener “Keep The Hate”? È solo un attimo, però, poiché, subito dopo, prende sopravvento la furia dei blast-beats; scatenandosi così il death degli Spirit Disease. Il sound dirompente della band di Espoo è fondato su elementi dal sapore classico: l’intreccio massiccio dei riff vomitati dalle asce di Koskinen e da Riikonen, abili anche in fase solistica a ricamare scale niente affatto scontate come melodie (“Watch Them Die”); il traino possente da parte del basso di Sallanen, dalle partiture morbide e veloci; il drumming vario e incessante di Sami Hänninen. Infine, Tuberculosis, che interpreta le linee vocali come da manuale del cantante death, ringhiando ferocemente con un growling che, tuttavia, non prende mai direzioni così estreme come per esempio l’inhale, anzi lasciando a volte spazio per momenti meno intensi (“Nothing But Death”).    
 
È chiaro, allora, che una fedeltà alla linea così marcata implichi necessariamente una certa difficoltà a creare fattori di originalità. Le ombre dei Dissection e dei Dismember si allungano minacciose, sul sound degli Spirit Disease, inserendosi tenacemente in tutti i suoi meandri. A questo punto è chiaro che bisognerà decidere se l’ostinata voglia di non mutare nemmeno di una virgola il death metal così come mamma l’ha fatto sia un pregio, oppure un difetto. Tuberculosis e compagni non sono degli inesperti musicisti alle prime armi che evitano di addentrarsi nei territori del technical death o del brutal per mancanza di tecnica strumentale. La loro, quindi è una scelta e, pertanto, va rispettata. Tenuto fermo questo punto, sarà la personale sensibilità degli ascoltatori a considerare gli Spirit Disease come dinosauri fuori dal tempo oppure come discepoli legittimati a portare in giro per il Mondo il verbo del ‘vero’ old school death metal.

Il fatto di non voler proporre nulla d’innovativo, nella loro musica, non esime certamente i Nostri dalla possibilità di scrivere delle buone canzoni. E, in questo, bisogna ammetterlo, il gruppo scandinavo non è poi così male. Certo, a parer mio è lontana la classe compositiva dei Dismember, giusto per fare un esempio; tuttavia “Spirit Disease” è formato da undici brani assolutamente lineari e coerenti con lo stile proposto. Anche in questo frangente, però, l’ensemble fa tutto con piglio scolastico, producendo una serie di singole composizioni sicuramente efficaci come impatto sonoro, ma prive di particolari impennate di maestria. Song semplici, dirette, ben bilanciate nel binomio leggibilità/aggressività. Non si raggiunge mai, cioè, la trance da hyper-speed ma, volendo, ciascuna nota di ogni canzone si può scrivere sul rigo musicale senza difficoltà.    

Di “Keep The Hate” si è già scritto. Del resto, si possono menzionare i cori anthemici di “You Should Be Killed”, la velocità sciolta ma controllata di “Collateral Damage”, la dinamicità di “Love Is Blood Red” (qui lo scream di Tuberculosis ricorda molto quello di Stace “Sheepdog” McLaren, vocalist anni 1984 ÷ 1986 dei canadesi Razor), ideale per mettere a dura prova le vertebre cervicali con un forsennato headbanging. Non poteva mancare il richiamo alla collera bestiale del black metal e, infatti, per ciò, c’è “Spawn Of Satan” e, analogamente, quello alla depravazione (“Suffocate In Depravity”). L’anonima “One Bullet For You”, inframmezzata dalla brevissima “Hoarse”, conduce, finalmente, al migliore momento del platter: “Destroy Everything With Hate”. Pezzo più lungo della media degli altri, ben strutturato e vario nei cambi tempo, ha un incedere possente e un’armonizzazione davvero ben concepita. Come dire: «gli Spirit Disease si son salvati in corner!».

A questo punto direi che è davvero scontata, la conclusione di questa recensione: chi ama l’old school death metal fatto bene non rinunci a “Retaliation”. Chi considera questo genere ormai fuori dal tempo e dallo spazio, ignori gli Spirit Disease.  

Daniele “dani66” D’Adamo


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Track-list:
1. Keep The Hate 5:01         
2. You Should Be Killed 1:33         
3. Collateral Damage 4:15         
4. Love Is Blood Red 3:24         
5. Watch Them Die 4:37         
6. Nothing But Death 3:40         
7. Spawn Of Satan 3:44         
8. Suffocate In Depravity 3:07        
9. One Bullet For You 3:01        
10. Hoarse 0:06        
11. Destroy Everything With Hate 6:06            

All tracks 38 min. ca.

Line-up:
Tuberculosis – Vocals
Koskinen – Guitars, backing vocals
Riikonen – Guitars
Sallanen – Bass, backing vocals
Sami Hänninen – Drums
 

 
60