Recensione: Split CD

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Sempre più prolifica la Relapse Records, dedita dalla sua fondazione allo scovare e pubblicare i gruppi più estremi e nello stesso tempo originali del panorama death/grind: non fa eccezione questo breve split CD, che però difetta parecchio quanto a qualità della musica proposta.

Iniziamo con i Kalibas, band statunitense autrice di un grind iper-strutturato e condensato in pezzi brevissimi (1 minuto e mezzo di media): a partire dalla prima Cyanideology possiamo ascoltare le molte influenze brutal di questo gruppo, che non riesce però a mostrare un songwriting degno di questo nome, limitandosi spesso ad incollare tra loro spezzoni presi un po' qua ed un po' là dalla marea di uscite del genere. Nella già citata opener si passa da riff letteralmente rubati ai Morbid Angel a passaggi doomeggianti, il tutto condito da uno screaming abbastanza piatto ed irritante; niente che valga davvero la pena di ascoltare, purtroppo.
Ed il piattume prosegue nei pezzi restanti, che mostrano sì delle buone capacità a livello tecnico da parte dei singoli musicisti, ma che non raggiungono certo i livelli compositivi di altre bands della Relapse, a cui forse questi Kalibas si ispirano (penso ai Dying Fetus su tutti, ma anche Origin e Soylent Green).

Continuiamo poi l'ascolto coi Rune, strano nome per una strana grind band: sulle ritmiche intricatissime ed al fulmicotone dei quattro pezzi presenti si innesta un riffing complicato ed abbastanza ispirato, addirittura eccentrico, a volte, nell'inserire arpeggi, armonizzazioni e quant'altro, come nel caso di Songs of the Sirens. In generale le canzoni dei Rune sono molto più lunghe e complesse di quelle dei colleghi, ma non si nota neanche in questo caso una grande capacità di colpire l'ascoltatore con qualcosa di più della tecnica strumentale o della stranezza dei singoli pezzi. Per chiudere in bellezza, inoltre, la band ci propone 6 minuti e mezzo abbondanti di puro industrial-noise, senza un filo di chitarra o altro strumento tradizionale; la cosa sarebbe accettabile se non fosse già stata fatta, e meglio, da uno qualsiasi degli acts della Cold Meat Industry (se conoscete Brighter Death Now e Bocksholm vi sarete fatti una mezza idea di come suona questo pezzo).

In definitiva un riempitivo di non molto valore da parte di due bands che hanno ancora molto da lavorare prima di raggiungere un sound definitivamente valido; la Relapse farebbe forse meglio a concentrarsi su gruppi dal valore accertato prima di lanciarsi nella produzione di mini-CD brevi e costosissimi che, tranne qualche rara eccezione (Regurgitate), deludono la fedele audience dell'etichetta.


Tracklist:

KALIBAS:
1- Cyanideology
2- Track marks on a beer rag
3- Get ugly
4- From rags to ruin

RUNE:
5- Birds with broken wings
6- Songs of the sirens
7- Weep for nothing
8- For the weary and the sullen

 
50