Recensione: Stati Alterati di Coscienza

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Sono passati tre anni dalla release di "Gocce di Assenzio", disco che aveva richiamato molta attenzione attorno al nome degli ArtemisiA, band assai particolare ed esclusiva nel panorama delle rock band italiane contemporanee. Il loro stile, molto profondo a livello di tematiche, rappresentava al tempo, così come oggi, un punto di riferimento a cui potersi ispirare grazie ad una proposta variegata di stili. Stili che si sfioravano senza snaturarsi e che, addirittura, portavano il songwriting presso gli ambiti progressive, se con tale parola andiamo ad intendere la capacità di portare gli stilemi di un genere fuori dai confini dell'ordinario atteso. Si pensi solo al raffinato uso di Hammond e fisarmoniche che i Nostri utilizzarono per rendere ancora più calda e sognante la loro propostra.
Tre anni dopo ecco uscire sul mercato "Stati Alterati di Coscienza". Edito da Videoradio Edizioni Musicali, il nuovo full-length targato ArtemisiA mostra una ulteriore crescita artistica sul piano compositivo e una notevole prestazione vocale da parte della singer Anna Ballarin. Voce che spesso dà l'idea di scorrere non allineata sui binari di un songwriting vario e che evidenzia il corposo background di musicisti molto preparati sul piano tecnico ed abili a giocare con il mood oscillante che scandisce il susseguirsi dei brani. Si passa da pezzi carichi di groove al limite dello stoner come 'Il Pianeta X' a quelli più lenti ed introspettivi come la delicata e sognante 'Mistica' piuttosto che la teatrale 'Vanità' fino a toccare territori vicini al gothic rock/metal con 'Presenza'.
Il cantato in italiano limita un po' la maestosità di certe espressioni vocali e non s'adagia sempre con perfetto incastro sulle strutture compositive adottate dal quartetto goriziano che, di fatto, riesce a garantire alti livelli di rendimento artistico nei pezzi più 'sperimentali' e meno in quelli di impatto ritmico.
La produzione realizza l'abilità della singer, ma tende a tenere in sordina il corpo strumentale che, sebbene idoneo alla proposta, appare più esile di ciò che in verità potrebbe essere se lasciato libero di alzare la ruggire. Delle chitarre maggiormanete pompate avrebbero reso più epica la release trovando molti più consensi tra chi, dal rock, si aspetta maggior impatto e meno raffinatezza. Nostra modesta opinione.
Resta il fatto che "Stati Alterati di Coscienza" risulta un disco riuscito sebbene, per certi versi, un po' impegnativo. Ci sentiamo di consigliarlo a chi ha un palato raffinato e un sostanziale background musicale alle spalle, nonché a chi conferisce agli aspetti lirici un'importanza di primo piano. I complimenti sono d'obbligo. Bravi.

Nicola Furlan

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