Recensione: Steel and Starlight

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Shok Paris: un nome forse per i più sconosciuto, ma per i fan del metallo di culto americano questo nome credo rappresenti una realtà importante. Formatisi all'inizio degli anni '80 la band incide tre Lp: Go for the Throat (1984), Steel and Starlight (1987), Concrete Killers (1989). Quello di cui parlerò in questa recensione è il secondo lavoro del gruppo: Steel and Starlight. La line up che registra questo disco è formata dal virtuoso del microfono Vic Hix, dalla coppia di asce Ken Herb e Eric Marderwald, al basso troviamo Kel Belkshire e dietro le pelli il preciso Jan Roll. Con questo lavoro gli Shok Paris riescono ad ammorbidire (non eccessivamente) gli istinti heavy dell'esordio Go for the Throat ma allo stesso tempo riescono a rendere il loro suono più corposo, potente e cromato.
Il disco si apre subito con una canzone simbolo Go Down Fighting che racchiude in se tutte le caratteristiche del sound della band : voce potente e melodica, due chitarre che intrecciano riff ad alto voltaggio metallico ed una sezione ritmica precisa e in certi casi terremotate.
La title-track è una song pregna di riff molto caratteristici che portano la band a guadagnarsi adesso lo status di cult band (al pari di cult band US Metal come Satan's Host, Titan Force, Hawk, oppure anche band con il sound più morbido come Legs Diamone). Le successive Tokyo Rose e Rocked Outta Love sono due pezzi che qualunque band del panorama attuale dell'hard n'heavy si sognerebbe di scrivere visto che sono due song bellissime dove il bravissimo Vic Hix canta linee vocali degne dei suoi più famosi colleghi (fate conto di sentire Minoru Niihara dei Loudness con una pronuncia più americana ed otterrete il Vic Hix degli Shok Paris). Con Castle Walls si cambia completamente stile, dalle cavalcate hard n'heavy dei 4 pezzi precedenti, la band si cimenta in un pezzo dannatamente epico (bellissimi i primi 2 minuti del brano dove i chitarristi intrecciano i loro strumenti per ricreare una melodia sognante), ancora Vic Hix riesce a far decollare il pezzo con la sua timbrica sforzata ma allo stesso tempo melodica e veramente heavy ! On your feet è la sesta traccia del disco, e gli Shok Paris ci regalano l'ennesima cult song di questo Lp: i ritmi tornano a farsi elevati, possiamo dire questo up-tempo insieme alla title-track rappresenti al meglio la musica che gli Shok Paris suonavano nel periodo 1986/1987. Si prosegue con Fallin' for You, una song ad alto tasso melodico, l'inizio vede un armonizzazione della coppia chitarrista e poi si prosegue con riff impostati sul classico stile hard n'heavy americano che tanto andava in voga in quegli anni (Dokken, XYZ).La traccia successiva, Exhibit A, nulla toglie e nulla aggiunge al sound di questo quintetto americano, si vanno solo a sommarsi alcune influenze maideniane del periodo Piece of Mind.
Ancora 100% hard n'heavy con la bellissima Lost Queen che prosegue sui classici binari del metallo più conservatore di classe (inoltre in questo pezzo possiamo notare delle piccole influenze che possono ricordarci i primissimi Queensryche nell'uso delle chitarre, proprio quelli dell'Ep dove è contenuta la storica Queen of the Reich).
Hot on your Heels è il masterpiece del disco: un veloce riff di chitarra ci introduce in questa song simbolo del disco, Vic Hix poi prende le redini di questo pezzo e si arriva fino all'esplosivo ritornello (mi immagino quest'anno che se al Bang Your Head suoneranno questa song ci sarà un terremoto a Balingen !) La conclusiva (per chi ha la versione su cd) traccia è intitolata Streets of Pleasure ed è un classico pezzo alla Shok Paris, con chitarre roboanti, assoli melodici e voce trascinante.
Questo disco è un simbolo per chi ama l'heavy metal di un certo tipo, ricercato e di culto. Il mio consiglio è di mettersi alla ricerca di questo album ai vari mercativi e alle fiere del disco.
THRASHING_RAGE
 
85