Recensione: Stone And Death

inserito da

Angoscia , ed anima profondamente black metal per il progetto daRKRam, pseudonimo di  Ramon Moro, musicista dal poliedrico passato musicale.

L’aura più cupa dell’artista qui trova la propria piena espressività. 

Un sound fosco, che brucia di una glacialità fatta di dolore, di pensieri che ridondanti rimbalzano all’infinito in un cuore senza pace. Parliamo propriamente di dark ambient, ma è il nero della più perversa tenebra a splendere.

Tutto è cristallizzato, sguardi vitrei che si perdono in un’eco in cui precipitiamo. Crepaccio fende il cuore, abisso da cui vento ululante ci grida disperazione. “Stone And Death” è la colonna sonora di un cammino nei meandri bui di noi stessi. Un suon di corno è l’adunata dei mesti crucci che ognuno di noi nutre e coltiva quotidianamente, inquietudine che adagio increspa le acque che dimorano in noi. 

Un’onda tutto muove, in un continuum di emozioni. Immergiamo il viso, ma vediamo solo incubi confusi, affanni che sublimano in metafisica. Full-lenght che vive di suoni continui, in cui poi anime jazz si risvegliano in un’improvvisazione fatta di inaspettate asserzioni di tromba.

Impulsivi lapilli di rock balenano in momenti di più graffiante incisività. Mani scavano, raspando sin con le unghie per scoprire angoscia che poi si mostra in un’immagine che ben consociamo: specchio, smunto sguardo dal quale rifuggiamo.

Così vi raccontiamo quali emozioni scaturiscono nell’ascoltare un album di difficile assimilazione, di certo non godibile per tutti. Pochi strumenti, ambientazioni dilatate, spiriti pallidi che chi ama la dinamicità non potrà amare. Chiaro che uscite di questo tipo, sono appannaggio degli adepti di tali suoni, di chi magari ama il black metal in quanto attitudine, più che suono distorto o struttura.

 Se siete estimatori di Burzum, Naked City, Striborg e similari, potreste acquistare ad occhi chiusi “Stone And Death”

“daRKRam” ha il merito di esprimerci sensibilità in un modo introverso, come se nascondendosi nei gesti dimostri un’empatia unica. Complimenti quindi a Ramon Moro per capacità e coraggio di accostare strumenti inusuali in questi contesti, senza indebolire pathos e  mostrando uno spirito autenticamente black metal.

Stefano “Thiess” Santamaria

 

 
80