Recensione: Stormriders

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Wow! Che botta di album ragazzi! Perdonate l'eccesso di entusiasmo iniziale e permettetemi di fornirvi due notizie ad anticipazione del sunto con cui vi illustrerò i contenuti di questo "Stormriders", nuovo disco della rock band italiana BWP (acronimo di Bad Weather Project). La band in questione è attiva da quasi un decennio e nel corso del tempo ha sempre saputo porre attenzione ai dettagli del proprio lavoro, non lesinando le occasioni live e lavorando sodo in sala prove.

I nove brani qui contenuti sono la sintesi di più approcci stilistici. Si va all'hard rock più crudo ed arcigno fino a toccare i confini con l'heavy metal 'hardrockizzato' di inizio anni Novanta per toccare anche territori arditi dal retrogusto grunge. La grande duttilità con cui il quartetto approccia all'etereogeneità stilistica citata dimostra due cose: la musica sa rinnovarsi anche se composta da idee più volte sentite e, sopratutto, si è ancora in grado di regalare emozioni all'ascoltatore se si è dotati di grande abilità tecnica. I nostri hanno il lasciapassare per entrambe le qualità. Da una parte sono stati in grado di sintentizzare con brillante attitudine (assai rara nei giorni d'oggi) il gusto e le peculiarità del rock nella sua forma più ampia. In seconda battuta, va evidenziato il bagaglio tecnico acquisitio, supponiamo, in tanti anni di degna e rispettabile applicazione sul proprio strumento di competenza.

La band dà il massimo quando approccia all'hard rock tinto di heavy. Un po' meno quando si spinge verso obiettivi grunge, genere di concetto e quindi di difficilissima interpretazione sopratutto se legato ad altri stili. Vero è che molto spesso queste piccole contraddizioni stilistiche sono mediate dalle grandi capacità espressive del cantante e delle sei corde, strumento pulsante di passione e di gusto, sorpatutto nell'esecuzione dei soli. Soli che non ostentano nulla, né sono piazzati lì banali per caratterizzare il brano. Da evidenziare anche una costante attitudine 'sperimentale' che permette a Crisix e compagni di risultate frizzanti e freschi nella loro proposta che, di fatto, si caratterizza molto nell'attuale panorama rock non solo italiano, ma azzardiamo a dire: europeo.

La sezione ritmica garantisce spazio interpretativo anche al basso ed al drumming, identità ben caratterizzate e non relegate a mero accompagnamento.
Osservazioni: melodia ce n'è tanta, ma si poteva fare di più date le abilità dei singoli. Il disco scende un po' di dinamica nel finale ('Scars' in particolare). Le linee vocali, nei ritornelli, tendono a mantenersi corpose, anche se ogni tanto sarebbe di certo stato gradito un approccio più aggressivo, tagliente e feroce, sorpatutto in quei tratti di brano in cui il supporto ritmico cresce a determinare picchi di potenza superiori al resto del brano (un po' come proposto su 'Escapology', tanto per intendersi).

Bene la produzione, brillante e perfettamente equilibrata nei volumi e nei suoni (missaggio eccellente!). Il lavoro alla consolle garantisce anche quel briciolo di potenza in più ai bassi che determina la compattezza di questi quaranta minuti di vero rock come non se ne sentiva da tempo.

Che altro dire... i BWP sono pronti e non hanno nulla da inviadare a nomi più blasonati della scena. Resta solo da afferrare a due mani il coraggio di imbarcarsi con fatica sulla strada, qualunque essa sia e di proporre dal vivo queste gemme musicali. Se non lo fanno band di questa portata, la Musica da godersi birra alla mano, in mezza nella calca sotto i palchi, non ha senso di esistere. Ragazzi, credeteci!

Nicola Furlan

 
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