Recensione: Street Level

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Basterebbe dare un’occhiata alla copertina di “Street level”, debutto dei De La Cruz, per essere catapultati in pieno negli anni 80; se poi decidete anche di schiacciare il tasto play del vostro stereo, vi dimenticherete definitivamente di trovarvi nel 2013.

La Frontiers Records anche stavolta mette a segno un gran colpo, ponendo sotto contratto questi baldi giovani provenienti dalla lontana Australia e fautori del cosiddetto “arena rock”, reso celebre dai vari Poison, Motley Crue e Def Leppard che, oggi come all’ora, portano in giro per il mondo suscitando ancora grande clamore.
L’esordio discografico arriva solo oggi, ma in realtà il nucleo originale nasce già nel 2007 dall’incontro tra Casey Jones e Roxxi Catalano, rispettivamente chitarra e voce del gruppo, a cui successivamente si uniranno Lacey Lane alla batteria, Rory Joy come seconda chitarra e Grant Daniell al basso.

Nel 2011 arriva il primo EP a nome De La Cruz, da considerare come prova generale che li ha spinti a tentare, dopo due anni, la lunga ed impervia via del successo con questo full-length.
Per chi ancora non fosse sicuro di cosa si troverà di fronte, ci penserà la titletrack “Street level” a fugare ogni dubbio: il ritmo irresistibile della batteria che scatena un headbanging pressoché immediato, è preludio del classico ritornello che ci si trova a canticchiare senza nemmeno accorgersene. Alzare il volume al massimo al momento dell’assolo al fulmicotone della chitarra di Casey, è poi la diretta conseguenza.
Non poteva, insomma, esserci biglietto da visita migliore per questi ragazzi, che con le ritmate “Girls go wild” e “Turn it up” dimostrano di avere la capacità di inventare sempre cori azzeccati e di farli stampare in testa al primo ascolto. Un particolare, quando ci si cimenta con l’hard rock ottantiano, per nulla facile, vista la moltitudine di band attualmente in attività.
“Legions of love” si avvicina moltissimo nel cantato e nel chorus ai migliori Def Leppard: sembra proprio di sentire scorrere nelle vene di questi giovani rockers, le stesse vibrazioni e lo stesso entusiasmo che anni fa caricava quelli che oggi sono considerati come delle vere e proprie icone del genere.

Joe Elliott e soci sicuramente sono da annoverare come principale fonte d’ispirazione degli australiani, lo si avverte anche in “Gimme love” e più in generale nei brani mid tempo, dove è presente un lavoro più articolato a livello compositivo, caratteristica che li accomuna proprio ai leopardi inglesi.
E proprio in questo genere di pezzi che i De La Cruz offrono il meglio di sé: “Dreaming” ne è un esempio perfetto, con un ritornello che trasmette libertà e le backing vocals armoniose che si spingono fino all’AOR. Senza dubbio uno dei punti più alti dell’intero lavoro.
Le strofe iniziali di “Invincible” sembrano invece cantate da David Coverdale, talmente è calda e intensa la voce di Roxxi, cosa che dimostra l’enorme potenzialità del singer in grado di passare da acuti altissimi a parti più sporche alla Tom Keifer (Cinderella) o Steve Whiteman (Kix). Ovviamente immancabile, anche in questo caso, il trascinante refrain.
“Worlds collide” e “S.E.X.” sono due stilettate che non fanno prigionieri e nelle quali i nostri dimostrano di essere anche cattivi e di saper picchiare duro quando vogliono: un aspetto, come detto poc’anzi, che si nota soprattutto nel cantato - all’occorrenza robusto e abrasivo -  e nella batteria di Lacey, percossa come se non ci fosse un domani.

Altri fortissimi rimandi a Leppard, Dokken e Ratt li troverete in “Set the night”, altro colpo da novanta messo a segno. Un ritornello semplice e orecchiabile spinto come sempre dal tappeto sonoro costruito dalle due chitarre, in perfetta simbiosi tra loro e messe in risalto da una produzione ottima che bilancia perfettamente tutti gli strumenti, facendo guadagnare molti punti all’album.
La chiusura è affidata alla ballad “Shine”, che tra il lotto di canzoni presenti può essere considerata quella più scontata e meno riuscita. Un brano che non trasmette particolari emozioni nonostante, è bene dirlo, il cantato anche stavolta si faccia apprezzare e sia piacevole da ascoltare.  Un brano che non fa gridare al miracolo mostrando, per la prima volta, come giusto che sia, il volto ancora acerbo di questi ragazzi.

Che dire, se siete amanti dell’hard rock anni 80 fatto per divertire al motto di “Sex, drugs & Rock n’ Roll” è inutile dire che “Street level” dev’essere vostro.
Rivivrete per 45 minuti lo stesso spirito ed entusiasmo che le nostre band preferite di sicuro avevano all’epoca dei loro esordi.
Ai De La Cruz invece non resta che dare il benvenuto nel panorama musicale mondiale, con tanti complimenti e applausi per un esordio che migliore non poteva essere.

Nonostante in alcuni passaggi l’inesperienza derivante dalla giovane età e dal primo e vero “battesimo di fuoco” si senta, è pur vero che le qualità mostrate sono un preludio ad una carriera ricca di soddisfazioni.

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