Recensione: Sulphur Paintings

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Questi ci sanno proprio fare! Gli E.vil N.ever D.ies provengono da Napoli e si formano negli anni Novanta, anni in cui l'apice del thrash metal era già stato raggiunto e stava lentamente ridimensionandosi. Un apice che però illuminava ancora la sterminata marea di band dedite a questo inossidabile movimento artistico. Facile allora comprendere come nell 'IO' di questi musicisti fosse presente un'ispirazione notevole, un vero e proprio imprinting appreso dai grandi maestri degli anni Ottanta. Tra questo manipolo di musicisti troviamo anche gli E.vil N.ever D.ies.
Li avevano già apprezzati nel 2012 con l'EP "De Maleficiis", un disco granitico, pregno di groove, ma con tutti gli 'orpelli' che lo resero pure esclusivo e di alto spessore qualitativo, riconoscibile con evidenza tra le centinaia di produzioni che, al momento, inondavano (e inondano ancora oggi) il mercato. Due anni sono passati e la band ha ricacciato sul mercato un'altra violenta espressione di sé stessa: "Sulphur Paintings".
Il disco propone una tracklist di sette brani: no filler, no paraculate, no mediocrità! Il full-length (in verità quasi un EP...) è nuovamente un concentrato di thrash potentissimo, ricco di groove, ma con con ulteriori peculiarità che dimostrano quanto la band faccia sul serio, pur restando spontanea e non scendendo a compromessi di sorta.
Il sound è decisamente più potente, un vero e proprio macigno sulla capoccia. I soli, che già nel primo EP erano assai apprezzabili, ora qui crescono in qualità grazie ad un supporto tecnico ancor più marcato. Sono poi presenti momenti 'disturbati', malati, partoriti da soluzioni compositive focalizzate sulla natura che i brani voglio esprimere e non su come devono necessariamente suonare per essere apprezzati. Questo è certamente uno dei punti di  forza di "Sulphur Paintings", un salto qualitativo riguardo il songwriting, riguardo all'espressività. ma non solo. Anche il cantanto è ancora più convincente in quanto gutturale e profondo. L'ugola ha spessore e non è il solito latrato urlante filo-metalcore che tanti ragazzetti ostentano e che li porterà all'afonia nel giro di qualche anno. Ben vengano quindi i cantanti in stile Domenico 'Domecost' Costagliola...
Sebbene  il 'feeling' colto dall'ascolto si farà apprezzare maggiormente dai fan di gruppi come Slayer e ultimi Destruction (per attitudine), è pure riscontrabile un certo impatto ed una tagliente aggressività che vira lo sguardo oltre oceano, lato New York dove il thrash ha sempre trovato espressione d'impeto grazie alla vicininanza stretta con la scena hardcore. Non che i nostri siano fotocopie di gente come Anthrax oppure Overkill, ma è da riconoscere a Felice “Felix” Savarese e compagni il merito di aver raccolto da tutti i migliori, il meglio e non solo da una specifica ed intransigente corrente. Ahhh... quanto è vero che in "Sulphur Paintings" si assaporano tutte le evoluzioni che ha avuto il thrash metal nel corso degli anni, dagli esordi, fino ad oggi!
La produzione non incontra i miei gusti in quanto 'legnosa', soprattutto al drumming, ma di certo non contrasta con la natura di questi sette brani. Sarebbe però davvero inopportuno lasciar intravedere dei punti di minimo in "Sulphur Paintings" solo perché, a parer di chi scrive, non si possa ritenere la produzione all'altezza dei contenuti. Il disco spacca comunque, ve lo garantisco, come pochi; rappresenta un nuovo tassello nel già prestigioso curriculum dei Nostri. Probabilmente la presenza della famiglia, lo stress del lavoro ed il poco tempo libero (ipotizziamo, essendo gli E.vil N.ever D.ies non più dei ragazzini...) non aiuteranno la band a fare un salto nell'Olimpo delle stelle del thrash, ma dovete credermi: ben pochi oggigiorno suonano con questa personalità e con tale intensità. Senza contare il fatto che "Sulphur Paintings" permette di poter assaporare una gamma di sfumature thrash dai gusti variegati e garantisce la lettura della storia del genere stesso, tra aromi forti e gusti ricercati. La visibilità che meritano va sponsorizzata. Almeno noi pensiamo sia giusto così.

Nicola Furlan

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