Recensione: Sulphurous Northern Bestiality

inserito da

I Goatkraft non sono la band alla quale chiedereste di suonare al vostro banchetto di nozze, semmai gli fareste uno squillo per celebrare tutt’altro – la Bestia, per esempio. La copertina ci da un assaggio di quanto ci apprestiamo ad ascoltare, una mezz’ora scarsa di assalto sonoro e profanazione lirica (intesa per i testi, non aspettatevi il Maestro Pavarotti) che prende le sembianze di un tornio infernale che una volta partito, sembra aumentare la propria velocità e la stessa malignità verso un finale epico e crudo come i fiumi di sangue di una battaglia talmente brutale da impilare teschi e brandelli di carne in una sorta di totem umano.  

 

Il combo norvegese è all’esordio discografico, ma con le idee ben chiare e la furia con la quale inanellano una canzone dopo l’altra ci permette di capire ben presto che tipo di black metal hanno intenzione di gettare nel vostro impianto stereo. Se lo potessimo definire con una pittoresca sottocategoria, lo chiamerei “gore black metal”, perché la violenza inaudita delle canzoni si lascia interrompere soltanto da un paio di intermezzi tetri e adatti a far prendere quel poco fiato che vi sarà utile per tornare a immergervi in questa serie di calci nella schiena lo-fi che all’alba del 2019 fa piacere sentire. Niente fronzoli, niente spazio per assoli di chitarra o virtuosismi. Il sound è impastato, grezzo e putrefatto, esattamente quello che i Goatkraft intendono bestemmiare con Sulphurous Northern Bestiality. Nonostante la rapidità con cui le tracce si susseguono l’una all’altra e l’apparente somiglianza dei cantici infernali delle 11 pugnalate nel petto della sanità mentale che ci è rimasta, il rituale prosegue fine a se stesso, senza rivoluzionare un genere che si sente più a suo agio rantolando nei buoi angoli di sonorità underground marchiate a fuoco dalla croce (rovesciata) norvegese.

 

Non c’è un attimo di compassione e i titoli ridondanti sottolineano che l’unica via d’uscita è quella di lasciarsi travolgere dalla violenza devastante del disco in questione. In questi casi, ridurre tutto a uno sterile voto è ingiusto. Troppo alto sarebbe inverosimile per qualcosa che non ha affatto le sembianze di un capolavoro, troppo basso tradirebbe invece l’omogeneità e la naturalezza con la quale i Goatkraft hanno dato al mondo il proprio figlio illegittimo. C’è poco da capire e il bello è proprio che Sulphurous Northern Bestiality non chiede di essere capito, non perché sia contorto quanto perché invece è proprio nella sua semplicità che trova sfogo e ci invoglia ad assaporare al meglio quei lamenti infernali scatenati dal profondo delle corde vocali di un’anima dannata. La furia di Bestial Desecration o la stessa Hordes Of Damnation sono la chiave per un cancello nero che saprà contagiarvi e rendervi schiavi di un debutto tutt’altro che da lasciare inosservato. E lo ripeto, non aspettatevi niente di particolare, la bellezza risiede nell’occhio di chi guarda e nell’orecchio di chi ascolta. Se saprete ascoltare nel modo giusto, questa mezz’ora verrà ripetuta ritualmente, trascinandovi in una catalessi demoniaca incitata dall’odio. Non è questo che volevate? Eravate alla ricerca del prossimo tormentone estivo? Vi meritereste la fine della bella figliola in copertina! Se invece siete alla ricerca di un po’ di “sano” (e contemporaneo) trve norwegian black metal, fate tappa qui.

  

 

Brani chiave: Hordes Of Damnation / Goatkraft’s Command / Bestial Desecration / Imperial Hate

 
74