Recensione: Sunset On The Golden Age

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Tra le uscite discografiche più attese del 2014, la nuova release targata Alestorm occupa sicuramente un posto in prima fila.
A tre anni di distanza dal riuscito “Back Through Time”, Christopher Bowes con la sua ciurma di pirati si prepara a salpare di nuovo a bordo del galeone targato Alestorm, alla conquista dei proverbiali sette mari sulle note di “Sunset On The Golden Age”.
Come da tradizione, un artwork piratesco e curato accompagna l’ennesimo capitolo discografico del combo scozzese. Nella sostanza, ecco il solito lavoro dal sound potente ed a suo modo raffinato che sicuramente non tarderà ad appagare i seguaci del gruppo, affezionati alle eroiche imprese fin dal notevole “Captain Morgan’s Revenge”, uscito nel 2008 e fortunato sigillo iniziale di una carriera che ancora oggi prosegue a gonfie vele.

Anticipato dal singolo “Drink”, il nuovo platter degli scozzesi divampa nel classico stile power con le note della diretta “Walk The Plank”, traccia maestosa e regale in cui spiccano una serie di riff taglienti incastonati dalla sei corde del bravo Dani Evans. Perfetto il supporto offerto dal tappeto tastieristico operato da Elliot “Windrider” Vernon, ed ottima performance dello stesso Bowes, protagonista di trame vocali che si producono in un refrain battagliero ed orecchiabile. Un inizio in grande stile.
È poi proprio la già citata “Drink” a proseguire il viaggio degli Alestorm:  un brano frenetico, dal coro divertente e alcolico, arricchito dai consueti ed azzeccati elementi folk riconosciuti - sin dagli esordi – come uno dei tratti distintivi tipici del sound della band.
La splendida “Magnetc North” è quindi la perfetta colonna sonora per un’avventura ai confini del mare, mentre la accesa “1741 (The Battle Of Cartagena)” ha il magico potere di trasportare nel bel mezzo di un’appassionante battaglia navale: davvero notevole la trasposizione in musica del sanguinoso scontro che vide la sconfitta della marina britannica contro l’impero spagnolo, resa con grande pathos da un’atmosfera carica di nervosismo e tensione.

La seguente “Mead From Hell”, mantiene inalterata la carica frenetica ed irrequieta che pervade l’intero cd, mescolando al power ancora una volta sonorità folk scandite da geniali inserti di fisarmonica: una forma di composizione che conferisce epicità evocativa al brano, spezzata solo da un cadenzato break strumentale nel quale trovano spazio un guitar solo di primo livello ed un refrain melodico ed efficace.
Sonorità Folk costituiscono la base pure della scattante “Surf Squid Warfare”, che come altri episodi di questo platter, si avvale di un coro piratesco sorretto da una sezione ritmica affilata ed in costante primo piano.
Le note della serrata “Quest For Ships”, pur non modificando le coordinate musicali seguite finora dal gruppo, risulta in ogni caso sempre molto piacevole all’ascolto, confermando la qualità del songwriting del combo scozzese anche nella successiva ed ipnotica “Wooden Leg!”.

“Hangover”, rappresenta invece uno dei rari momenti di quiete dell’album. Il gruppo, infatti, abbandona i ritmi sostenuti dei pezzi precedenti per adagiarsi su toni maggiormente ragionati: rimarchevole il coro centrale,  portato alla gloria dalla roca voce del carismatico singer.
È l’anticipazione del corposo finale, affidato alla lunga title track “Sunset On The Golden Age”, episodio destinato a dividere i fan in virtù di un approccio decisamente più macchinoso e meno diretto del solito. Pur permeati dalla consueta carica piratesca e da un ritornello epico e ricco di pathos, gli undici e più minuti di narrazione risultano a tratti statici e meno entusiasmanti rispetto a quanto sin qui ascoltato, lasciando un pizzico di amaro in bocca per una conclusione che avrebbe potuto essere migliore.

Un inopinato e pesante passaggio a vuoto finale che non inficia in ogni modo il buon risultato di questa nuova opera del quintetto britannico. "Sunset On The Golden Age" è un platter dignitosissimo: non troppo omogeneo nella qualità, ma comunque capace di "infliare" un certo numero di canzoni di alto livello.
I fan potranno insomma festeggiare bevendo alla salute degli Alestorm, protagonisti ancora una volta di un piacevole affresco di Power/Folk Metal di discreta fattura.

Francesco Sgrò e Fabio Vellata

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