Recensione: Surfing with the alien

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Joe Satriani appartiene a quella schiera di chitarristi cosiddetti "virtuosi" che però non fanno della sola tecnica la loro arma vincente. In sostanza è uno di quei guitar hero capace di dosare le capacità tecniche di quel giusto gusto per l'armonia che non guasta mai. In più è stato "maestro" di ottimi chitarristi come Steve Vai e Kirk Hammett, il che lo rende uno degli intoccabili del suo genere. Della sua già lunga carriera discografica l'esempio più eclatante di queste sue doti credo sia "Surfing With the alien", album datato 1987 ancor oggi considerato uno dei suoi migliori prodotti. Qui possiamo notare a piene mani il grande talento alla sei corde e un indubbio gusto melodico in grado di soddisfare le aspettative sia degli appassionati di chitarra che degli appassionati di un hard rock melodico e di grande presa. Ma passiamo all'analisi di questo disco.
La copertina, inequivocabilmente semplice quanto diretta nel messaggio, ritrae con estrema linearità il contenuto dell'album: la cavalcata sulle onde (su sfondo rosso e giallo) di un alieno dai tratti tipicamente fumettistici. Andando un po' avanti con l'immaginazione si potrebbe accostare la più lapalissiana "cavalcata delle onde" con la più (pertinente con il personaggio) cavalcata sul manico di una chitarra.
Che si possa trattare effettivamente di qualcosa di vicino ad una cavalcata sulla sei corde , ce ne si rende conto all'ascolto del primo brano (in apertura): "Surfing with the alien". Il riff di base di questa track è incalzante al punto giusto, permettendo a Satriani di innestarvi una serie di assoli uno più fulminante dell'altro. Il nostro, in questa sede, non esagera mai alternando fasi più dirette e grintose a momenti in cui convoglia i fraseggi lungo le belle armonie di base del pezzo. A dare maggiore impatto al complesso della song contribuisce una buona sincronia della sezione ritmica basso/batteria che dona una certa fluidità al tutto. La seguente "Ice 9" fonda la sua forza espressiva in ritmiche più cadenzate ma non meno accattivanti, sulle quali il nostro stende un riffing pieno di groove. Anche in questo caso gli assoli che si innestano lungo le linee portanti del pezzo sono ineccepibili, perfettamente in linea con il forte "spirito" ritmico del pezzo. Il terzo brano, "Crushing Day", sembra sviluppare ulteriormente il tema affrontato precedentemente, dilatandone la forza d'impatto in sede soprattutto di riffing. Proprio il riffing, efficace e frizzante, permette al guitar hero di concentrare meglio l'attenzione sulle doti tecnico strumentali che, più che mai in questo caso, dimostrano bene la capacità di mantenere un buon equilibrio tra virtuosismo e melodia. Passando a "Always with me, alway with you" il nostro da piena dimostrazione di saper concentrare l'attenzione dell'ascoltatore su armonie solide ma rassicuranti, grazie ad un "lirismo" solistico davvero toccante. Il pezzo è di una bellezza struggente, a partire dall'indimenticabile arpeggio (quasi sussurrato) posto in apertura. Cambia decisamente tema la successiva "Satch Boogie", song dove il nostro da grande dimostrazione delle doti di intrattenitore, sia per quanto riguarda le parti ritmiche che per quanto concerne le parti solistiche. Soprattutto queste ultime dimostrano una freschezza e forza d'impatto molto evidenti, quasi fossero suonate in presa diretta. Lo si potrebbe definire un perfetto "standard" boogie-rock. I toni quasi drammatici della breve ma intensa "Hill of the Skull", il guitar hero concentra i suoi sforzi, con "Circles", sulla modulazione dei suoni della chitarra che se prima si fanno morbidi e quasi accennati, finiscono poi per liberare tutta la loro forza espressiva in un susseguirsi di assoli molto grintosi. Proprio questo contrasto "cromatico" fa da base fondamentale al brano, rendendolo di sicuro interesse. L'ottava song, "Lords of Karma", si avvale del contributo di un sitar per impreziosire l'efficace riffing di base che riesce a evidenziare bene le due faccie del pezzo: quella più hard rock oriented e quella più orientaleggiante. In tutto questo, come al solito, funge da ideale anello di congiunzione il virtuosismo solistico di Satriani che mantiene vivo l'interesse dell'ascoltatore fino alla conclusione del pezzo. Non manca di stupire la penultima track, "Midnight", breve piece semiacustica (tutt'ora parte fondamentale del repertorio "on stage" del chitarrista) dagli evidenti contorni classicheggianti. Il fascino un po' cupo delle melodie di questa breve piece, sicuramente, non faranno che deliziare l'ascoltatore. I toni malinconici di questo pezzo vengono accantonati per lasciare posto al riffing riflessivo e ammaliante della conclusiva "Echo". Qui il nostro dimostra nuovamente notevole capacità di tessere trame melodiche suggestive, rendendole più accattivanti all'orecchio dell'ascoltatore grazie ad un lavoro tecnico strumentale non solo del nostro, ma anche del resto degli strumentisti che, ognuno dal proprio ruolo, svolgono il tema fondamentale del pezzo con la giusta classe esecutiva.

Per concludere questo "Surfing with the alien" è un disco fresco, bello da ascoltare e giusto punto di partenza per conoscere ed apprezzare le doti indiscutibili di uno dei grandi chitarristi degli ultimi vent'anni. Non abbiate timore di acquistarlo, in fondo non capita spesso di ascoltare un chitarrista "cavalcare le corde di una chitarra"...    

Tracklist:

1) Surfing With The Alien 
2) Ice 9
3) Crushing Day  
4) Always With Me, Always With You
5) Satch Boogie
6) Hill Of The Skull
7) Circles
8) Lords Of Karma 
9) Midnight
10) Echo

Line up:

Joe Satrianni – Guitar, Bass and Keyboards
Jeff Campitelli – Drums, Percussion
John Cuniberti – Percussion

 


 

 
90